
di Solimano
In questa terza ed ultima puntata racconto la mia esperienza col disegno, che è durata circa tre anni. Ho già detto -e lo confermo- che il mio fine non è di mostrare alcuni dei miei disegni come se fossero dei capi d'opera seppure di un naif.
La mia opinione, credo non contestabile, è che il valore artistico dei miei disegni sia zero via zero, però servono in funzione della mia tesi: che saper disegnare (e prima ancora saper guardare) è come l'apprendimento di una lingua nuova. Una volta appresa, la lingua sarà certamente utile e piacevole, ma per apprenderla occorre rispettare delle regole che sono inerenti alla lingua stessa, altrimenti non si va da nessuna parte. Ma mano che procedo con la scrittura del post, inserisco le immagini e qui a sinistra metto il particolare del San Giorgio a cavallo di Cosmè Tura a Ferrara e la copia a china che ne ho tratto.Nell'immagine d' apertura si vede la postura che Betty Edwards consiglia per l'esercizio del disegno della proprio mano: guardare la mano in continuazione, non il foglio su cui si disegna. Se la mano fosse vicina al foglio il rischio sarebbe maggiore. Quale rischio? Quello che le funzioni S subentrino alle funzioni D, che debbono mantenere il controllo mentre si disegna.
E' come per il copiare un disegno rovesciato: si tratta di esercizi iniziali (che ogni tanto è meglio rifare), non è che poi ci mettiamo a disegnare il mondo rovesciato. Betty Edwards consiglia una terza modalità per i principianti: non partire col disegnare forme semplici, ma forme complesse. Con le forme semplici, che sono tutte nel dizionario mentale con i loro simboli, la funzione S mantiene il controllo facilmente, mentre di fronte alle forme complesse si stufa, perché non trova i simboli. Quindi mostra il fianco e la funzione D può subentrare. Un esempio di forma complessa è un sacchetto di carta appalottolato: la funzione S getta la spugna quasi subito: interviene la funzione D oppure andate a farvi una passeggiata, che è spesso la funzione migliore.Qui sotto inserisco un disegno di Fragonard e la mia copia a matita.
Vengo alla sequenza del mio apprendimento. Dico subito che la parola apprendimento è un po' impropria e che non si trattò di una sequenza stabilita a priori. Praticamente feci come MacArthur contro i giapponesi, che si poneva il problema di quella precisa isola in cui sbarcare e che solo dopo si poneva il problema dell'isola successiva. Con la differenza che io non sapevo se ci fossero e dove fossero le eventuali isole successive.-sfogliai il libro con divertita curiosità, leggendo alcune citazioni a margine delle pagine e osservando con gratificazione molte immagini.
-mi soffermai sui disegni degli allievi di Betty Edwards prima e dopo la cura, spesso eseguiti a distanza di sole tre settimane. Mi impressionarono due cose: la differenza qualitativa fra il prima e il dopo e l'accorgermi che comunque nei due disegni era in azione la stessa persona.
-mi decisi a fare la prova del disegno rovesciato, che per me fu l'alea iacta est. Visto il risultato, decisi di procedere.
-cominciò la lotta per fare in modo che la funzione D assumesse ogni tanto il controllo, una lotta difficile in cui mi fu utilissima la postura suggerita dalla Edwards per il disegno della mia mano sinistra.
-utilizzai successivamente il suggerimento della Edwards di disegnare gli spazi negativi invece di quelli positivi: la mia mano sinistra usciva rapidamente e meglio.
Qui sotto inserisco il particolare di un quadro di Matisse e la mia copia a carboncino.
Come quando si scala un monte che ha in cima un grandioso panorama circolare. Si arriva in cima, e tutti ci mettiamo a contemplare 'sto panorama circolare. Il primo che non ce la fa a stare zitto, e dice: "Ah, che bello, il panorama circolare!", pagherà giustamente il grappino a tutti nel rifugio. Succede anche nell'amore. Lo sanno tutti -e tutte- ma lasciamo stare, ognuno ha il suo modo di percepire questa bellezza.A funzione D attiva, si perde il senso del tempo, se ci sono degli impegni è necessario che qualcuno ci tiri per la giacchetta all'ora giusta. Possono parlare in dieci a voce alta nella stanza dove siete, non li sentite, idem per la musica anche a pieno volume. Non avete nessuna voglia di parlare, pardon, non è che non ne avete voglia, non vi ponete neppure il problema. Non parlate e basta.
Può darsi che abbiate dei problemi, seri e gravi, delle ossessioni riguardanti l'amore, i rapporti, il lavoro. Se conoscete la funzione D (conoscere in questo caso vuol dire sperimentare) avete un mezzo sicuro per placarvi completamente. Torneranno le ossessioni, ma ci metteranno un tempo sempre più lungo a rimettervi sotto chiave, perché dentro avete la sicurezza che la vostra barca ha un un porto in cui riparare.
Perché ho smesso di disegnare? Per due motivi.
Il primo è che la funzione D esiste anche a prescindere dal disegno, e quindi si può non disegnare mai ed avere una funzione D attivissima. Conoscono persone che non sanno disegnare e non sanno neppure che esistono le funzioni D ed S, eppure con naturalezza passano dall'una al'altra, quando è il caso.
Il secondo motivo è che fui vittima della sindrome del bravo bambino (che paradossalmente è una tipica funzione S).
Volevo ad ogni costo migliorare, imparare le tecniche: matita, carboncino, sanguigna, china, pastelli, pastelli grassi, acquerelli, di tutto. Ma sono tecniche, spesso impegnative, che richiedono tempo, scuole, maestri, libri, emuli e compagni. Vanno bene per chi decide di fare del disegno o della pittura il centro della propria vita. Io mi sforzavo e più mi sforzavo peggio facevo. E quando la fatica supera il piacere si smette, non c'è altro da fare. Può darsi che ricominci, un giorno o l'altro, ma con un astuccio con una matita, anche il carboncino e la china, to'. Tutto in presa diretta, non la china sopra la matita. Soprattutto, niente gomma di nessun tipo. Metto qui alcuni dei disegni che ho fatto in quel periodo, scegliendone anche alcuni fra i più brutti, tipo Venezia e il timpanista al Conservatorio di Milano. Per me sono i migliori: vedi qualcosa che ti colpisce, entri in presa diretta e disegni in pochi minuti. Alla fine, conosci meglio la cosa e la persona, e conosci meglio te stesso. Prediligo gli anemoni a carboncino sotto a destra.Riporto in chiusura quello che ho scritto sulla creatività nel mio scritto: Cavalieri erranti ed accoppiamenti giudiziosi, pubblicato sia su Golem che su Arengario. Continuo a pensarla così.
Al cavaliere errante occorre il cavallo; l'innamorato è soccorso dalla creatività. Oh, si può andare anche a piedi, ma non ci si avventura oltre Lodi; si può ricorrere ad un pony, ma non si esce dal maneggio degli accoppiatori giudiziosi.La creatività non è un mistero: è la capacità di scegliere e di raccordare alcune percezioni, fra le tante che ci assalgono, in modo inconsueto, a bassa probabilità, costruendo così realtà mentali alternative che possono scontrarsi od accordarsi con la realtà comunemente intesa. Possono anche modificarla, e quale è l'innamorato che non vorrebbe a volte modificare la dura realtà?
La creatività non è affare solo da artisti. Esistono critici, poeti, romanzieri, pittori che, trovata una formula, un chiodo, diciamo, vanno avanti a batterlo tutta la vita, festeggiando così negli anni una sola benedetta vampata di creatività.
Ma esistono persone che fanno attività normali, magari manuali, che dalla creatività sono condotte ogni giorno ad una vita piena di minuti piaceri e che si addormentano ogni sera con un ah! di soddisfazione.











