lunedì 25 agosto 2008

Mattine


Mary Cassatt: Woman Reading In A Garden, 1880


Mattine

di Zena Roncada
(Colfavore delle nebbie)



E poi c’erano mattine di ragazza, col sapore di schiacciata bianca. E odore d’inchiostro di giornale, intorno.
In quel periodo vuoto di lezioni, come sapeva essere l’inizio di giugno.
Niente università, niente treno per Bologna (neppure una calza smagliata all’ultimo momento, da cambiare, da cambiare di fretta, scie di cassetti aperti e appunti sparpagliati).
In quel periodo vuoto di lezioni solo c’era da raccogliere le idee per far gli esami. Studiare e basta, senza viaggi e città attraversate al volo.
A casa.

Si profittava della stanza fuori, allora: dell’orto che aveva siepi e muri. E alberi, anche generosi.
Perché l’aria del mattino sveglia così a modo: la pelle risponde, prima chiede lana, poi trova il suo star bene.
Vanno a posto pure le parole. Se escono da un libro, a voce alta, sembrano finte, lì nell’aria. C’è bisogno di cambiarle, di farle familiari, in mezzo all’insalata e ai tegolini, col gatto che fa pane sopra i piedi.
Storia romana sullo sdraio, all’ombra d’albicocco.
Raccontata con le a aperte, con le e lunghe e strascicate della parlata nostra. Storia più vegetale, ecco. Con le guerre ripetute a battileno, a bigliettini appuntati alla corteccia, nonostante il Giannelli Mazzarino.

E poi tornava la Rosa miamamma, dalla spesa in piazza.
A metà mattina.
Giornale e focaccia ancora calda. Vuoi con cipolla, vuoi con rosmarino.
Richiami grandi per mio padre: subito in cucina, lui, col suo odore buono di pulito, fresco di barba appena fatta. (Mattine regalate in casa, nei giorni di partenza al pomeriggio)

Olaf Viggo Peter Langer: A Country Garden, 1915

Parcheggiata storia romana sotto l’albero (tortore vigili sulla siepe di confine), mi prendevo il mio tempo di chiacchiere e conforto.
Politica applicata. Attorno al tavolo con il mondo sotto gli occhi, spiegato sul giornale.
Si smezzava per guardare in proprio, ma con l’occhio alla pagina ceduta.
E la focaccia chiamava un po’ di vino.

In cucina abbiam rifatto il mondo tante volte. Tenuto insieme con ipotesi a noleggio: salvato e ripulito. Trame di se per mettere le cose a posto.
Io con Ingrao, lui con Berlinguer, sui passi della terza via.
Avrei voluto sapere tante cose, spiegare bene tutte le mie idee, ché si fa presto a dire massa, ma… Mio padre mi ascoltava quando, infervorata, toglievo dalla tasca trenta verità: in fila, rosse e tonde, perfette nella loro identità.
“Finchè si parla va bene, ma le idee han bisogno di braccia e gambe, -sorrideva- bisogna farle camminare e toccar terra. Te, ti capisco solo io: non lo sarai mai un quadro di partito.”

Non ci restavo proprio male: solo con gli orizzonti un poco sgonfi e la cornice a pezzi…
La Rosa miamamma radunava i fogli dei giornali, raccoglieva le briciole un po’ unte e le metteva sul davanzale per i passeri.
Briciole po-li-ti-ciz-za-te- diceva, e mi strizzava l’occhio.

Ché, io e lei già lo sapevamo…
Far camminare le idee?
Farle volare, veh...

(giovedì, 15 febbraio 2007)

Da Pesci di nebbia

Léon Bazile Perrault: The Bird Charmer, 1873


7 commenti:

Anonimo ha detto...

Un quadro di partito forse sì forse no, certo però un quadro di spartito.

Fulmini
www.fulminiesaette.it

Habanera ha detto...

Caro Fulmini, chissà se Zena si riconoscerà nell'ambientazione che ho dato al suo racconto. Dovremo aspettare il suo ritono per saperlo ma di una cosa siamo già sicuri: le sue idee volano, ah se volano...
H.

mazapegul ha detto...

Bellissimo, Zena. Spero che tu ti fermerai a lungo presso di noi.
Màz
PS Mi piace l'imprevedibile accostarsi dei dettagli l'uno all'altro (come in Gozzano, forse, ma Gozzano -essendo uomo- doveva anche far mostra di non troppo crederci, sovraccaricando un epsilon l'ironia).

Silvia ha detto...

Non nego il mio amore per lei, perchè come racconta lei, per me nessuno. E poi Haba, credo che tu abbia dato una cornice pittorica - perfetta - al suo racconto. Sono certa che a Zena piacerà.

Solimano ha detto...

Concordo col commento di Màz che trovo acuto nel paragone con il modo di Gozzano. L'ironia di Gozzano però serve, è un non crederci per crederci di più, ma in modo disattaccato. Altrimenti il rischio della nostalgia è in agguato. Zena ci si sottrae tenendo ben stretta la forza del suo linguaggio controllatissimo ma non freddo.
Un equilibrio necessario ma sicuramente difficile, credo che costi molta fatica scrivere così.
Sul tema Ingrao-Berlinguer, al di là della stima morale e umana per tante persone che ci hanno dedicato la vita, quanto tempo perso! E come è difficile mollare certi ormeggi! E' un imprinting, e il fenomeno dei voltagabbana ne è per assurdo la conferma, come certi preti spretati che la prima cosa che facevano era di andare in un bordello. Ci sono i monoteisti, ma ci sono anche i monoateisti che ti vogliono convertire anche loro pur non credendoci più.

grazie Zena e saludos
Solimano

mazapegul ha detto...

E' vero, Solimano, che Gozzano sta in equilibrio -come Zena- tra crederci (agli oggetti e alle loro capacita'-incapacita' di significare, evocare, racchiudere) e non. La differenza e' che Gozzano, essendo uomo, deve far passare il suo crederci attraverso personaggi femminili, e questo sposta (ma solo di epsilon) l'ironia in direzione del non crederci. Zena, invece, pur con tanta ironia, puo' essere piu' diretta, e l'epsilon va nella direzione opposta.
(Non so se ho scritto cose dotate di senso).
Maz

Anonimo ha detto...

Lo ripeto ogni volta: è sempre una emozione trovare qualcosa di mio qui, col valore aggiunto di immagini così belle, capaci di farsi contesto e di narrare, a loro volta, storie di donne in dialogo con una pagina scritta o con un animale e di case-giardino fiorite...

Grazie,quindi, carissima Habanera, e grazie a tutti i passanti gentili.

L'ironia, si diceva..
In casa l'abbiamo coltivata con cura quotidiana, quale strumento di difesa e di mediazione, di sopravvivenza e di conquista della misura :)
Nella leggerezza.
E' così che son circolate certe regole, ampiamente esercitate a partire dalla nonna: mai prendersi troppo sul serio, essere autocritici q.b. e anche un po' di più, guardarsi dagli eccessi e dalle ostentazioni perchè già ce n'è grande abbondanza in giro, assumere un punto di vista un po' decentrato, da bambino o da anziano o da gatto, non importa...
guardarsi da fuori, cercando di ricordare un po' romanticamente, che l'ironia è coscienza dello scarto e del limite, regalo di una distanza non fredda ma sorridente ...

Ci si prova, eh :)
Saluti diffusi...

zena