Solimano
Parma (foto di Franco Folini)Ho vissuto a Parma per 26 anni, con dieci anni di intervallo fra la prima e la seconda metà: due
tranches di tredici anni, quindi. Quando lo dico, spesso la reazione è: “Ah, Parma!” E' una reazione gradevole, ma sospetta, perché l'ammirazione nasce da motivi un po' ambigui: la gastronomia, ma il formaggio è più reggiano che parmigiano, però nessuno dice: “Ah, Reggio Emilia!”, Stendhal, ma la Parma della
Chartreuse è in gran parte inventata, Correggio, che non fosse di Parma lo dice la parola stessa, la duchessa Maria Luigia, piccola donna che non amava Verdi, il quale, a sua volta non amava Parma, Antelami, che era della Val d'Intelvi, Alberto Bevilacqua, che dopo due bei libri come
Una città in amore e
La califfa (in parte) è diventato un autore di largo consumo adatto ai talk show.
C'è Bernardo Bertolucci, che merita ammirazione ed insofferenza; c'è suo fratello Giuseppe, piccolo maestro con almeno due film notevoli:
Berlinguer ti voglio bene ed
Amori in corso.
Insomma, i parmigiani ci sanno fare come
marketing, aiutati, ed è una bella cosa, da grandi imprenditori che hanno il gusto del mecenatismo intelligente.
Si parla meno di due grandi artisti del '900, legatissimi a Parma: il poeta Attilio Bertolucci (il padre dei due registi) ed il pittore Carlo Mattioli.
Il poeta ha scritto libri che fra l'altro hanno dei titoli bellissimi, che già esprimono la sua poetica:
Fuochi in novembre, La capanna indiana, Viaggio d'inverno, La camera da letto, Al fuoco calmo dei giorni. Il pittore riesce ad essere modernissimo continuando ad amare Correggio, Parmigianino e pure Stendhal.
Tutti e due, il poeta ed il pittore, hanno degli aspetti in comune: lo sperimentalismo non esibito ma autentico fino alla tarda età, l'ammirazione da parte dei grandi critici in Italia e fuori, l'assenza di una fama diffusa che altri artisti molto inferiori hanno, e credo che ciò sia dovuto all'atteggiamento schivo, non gridato, che entrambi hanno mantenuto per tutta la vita.
Ecco una poesia di
Attilio Bertolucci (da
Viaggio d'inverno) e l'immagine di una opera di
Carlo Mattioli:
Portami con te nel mattino vivace
le reni rotte l'occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l'amore,
sono gli ultimi giorni dell'inverno
a bagnarci le mani e i camini
fumano più del necessario in una
stagione così tiepida,
ma lascia che vadano in malora
economia e sobrietà,
si consumino le scorte
della città e della nazione
se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,
sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.
Carlo Mattioli: Paesaggio d'Estate P.S. Scritto da Solimano per Stile libero il 15 ottobre 2003(Habanera)