mercoledì 27 agosto 2008

Fichi




Fichi
(Pensare coi pedali -3)

di Mazapegul



Che tra fico e uomo ci siano dei rapporti tesi è testimoniato dal Nuovo Testamento.

[Marco 11] 12-14 La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: "Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti". E i discepoli l'udirono.
[ibid] 20: La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici.


Tralasciando l'ovvia interpretazione figurale della curiosa pretesa di cogliere fichi fuori stagione, il passo riportato mette dolorosamente l'accento sul maggior difetto dei fichi. Quando questi maturano, cambiano radicalmnte sapore e consistenza: il sapore muta improvvisamente da insipido a delizioso, ma il frutto (l'infiorescenza, per essere precisi) diventa molle oltre il limite del trasportabile. Il fico fresco va consumato nel suo giorno, in loco, non appena colto dal suo albero. Per questo motivo è vano richiedere fichi al vostro fruttivendolo di fiducia: meglio arrendersi e acquistare direttamente fichi secchi o caramellati, che sono cose diverse, ma comunque buone.
Il fico testimonia anche della sostanziale unitarietà del mondo animale. Esseri assai distanti tra loro sull'albero linneano amano in egual misura i fichi maturi, mentre tutti disprezzano quelli acerbi. La competizione è accesissima: quando andate a prendere i fichi maturi, troverete che gran parte di essi sono pieni di api, vespe, moscerini e altri insetti che, oltre a tenervi lontano, hanno già forato il frutto, rendendolo poco appetibile. Per non dire di molte specie di uccelli, che tipicamente si cibano dei fichi nelle ore appena successive alla decisione del contadino che "sì, domani si fa la raccolta". Tra questi uccelli uno, l'afro-europeo beccafico, ha preso il nome dalla sua nociva (per noi) dieta.


Approfitto dell'occasione per pubblicizzare una ghiottoneria siciliana che, a sua volta, prende il nome dal noto buongustaio volante.

Sarde Beccaficu
Ingredienti 750 g di sarde
100 g di pangrattato
50 g di uvetta
50 g di pinoli
6 acciughe sotto sale
40 g di olio extravergine d`oliva
un trito di prezzemolo
2 foglie di alloro
sale e pepe

Preparazione. Ammollate l`uvetta in acqua fredda. Pulite le sarde, diliscatele lasciandole unite sul dorso, lavatele e asciugatele. Rosolate il pangrattato nell`olio, poi mescolando aggiungete l`uvetta asciugata, i pinoli, il prezzemolo, le acciughe lavate, diliscate e tritate, sale e pepe. Farcite le sarde con la farcia e richiudetele. Disponetele allineate in una pirofila oliata con le foglie di alloro spezzettate. Cospargete di pangrattato, versate un filo d`olio e passate in forno preriscaldato a 180° per circa mezz`ora.



Ieri pomeriggio ho proposto a mia figlia un giro in bicicletta, scegliendo un itinerario che tenesse conto sia della sua giovanissima età, che del mio personale desiderio di vedere qualche posto interessante. Abbiamo così scollinato dal nostro paese in direzione della valle adiacente, seguendo poi lo sterrato lungo il torrente. Arrivati a un paese, abbiamo diviso due gelati tra noi e le oche di un laghetto.
Un'occhiata all'orologio e una al cielo m'hanno convinto che solo partendo immediatamente saremmo potuti arrivare a casa prima del tramonto. Abbiamo quindi preso la via del ritorno per una strada che, con minor pendenza dell'andata, prevedeva comunque cinque chilometri e un dosso.
Appena prima del dosso, la lenta pedalata di Angelica s'è improvvisamente arrestata, le sue flebili proteste si sono trasformate in ribellione piena e io ho dovuto ammettere a me stesso che l'itinerario da me studiato era sbilanciato sul lato del mio personale desiderio, avendo sostanzialmente ignorato la giovanissima età.
Stavo lì indeciso tra il timore di essere sorpresi dal buio in mezzo alla campagna, senza fanali in efficienza, e l'assenza di argomenti capaci di convincere i pargoletti polpacci a pedalare. Ero più che convinto d'essermi cacciato io solo nell'imbarazzante situazione e mi guardavo intorno in cerca di un'idea, quando Angelica ha urlato: "Un fico!"
Infatti c'era, al bordo della strada, un grosso albero carico di frutti maturi. Abbiamo lasciato le biciclette nel fosso e abbiamo raccolto e mangiato una ventina di fichi dolcissimi, al limite esatto in cui la maturazione degenera in fermentazione. Tra un morso e l'altro chiaccheravamo dei fichi, delle cose viste nel pomeriggio e della strada ancora da fare. Finita la scorpacciata, abbiamo inforcato nuovamente le biciclette e, senza problemi, abbiamo preso speditamente la via di casa.



10 commenti:

Giuliano ha detto...

Bello. Molto spesso siamo anche noi così, mica solo i bambini... Siamo nervosi e tristi, e invece è solo una questione di chimica.
C'è tutta una corrente di pensiero (poco seguita, ma a me sembra molto realistica) secondo la quale non solo abbiamo antenati in comune con le simie, ma in fin dei conti non siamo che delle soluzioni saline... A questo punto dovrei spiegare, ma qui ci sono fior di ingegneri e temo di fare brutte figure: ma non è una cosa così brutta come può sembrare, anzi se ci si pensa bene aiuta a superare i momenti difficili, e poi lo abbiamo detto tutti, almeno una volta, "ho le pile scariche".

Roby ha detto...

C'era una volta, nel giardino della zia di mio marito, proprio sotto le finestre della nostra cucina, un bell'albero di fichi. C'era una volta... ma ora non c'è più, perchè -secondo la frangia più reazionaria della famiglia- i frutti, cadendo mollemente a terra, "sporcavano" troppo... Non ci avevo mai pensato prima di adesso: ma forse è proprio la mancanza di quel fico a far sì che spesso i contrasti interpersonali (sia nella mia cucina che nel giardino sottostante) appaiano così irrisolvibili!

R.

Roby ha detto...

O IRRESOLUBILI? O magari INSOLVIBILI? O forse INSOLUBILI? Ah, saperlo...

Giuliano ha detto...

Sui fichi c'è anche il detto che sono traditori, perché hanno la corteccia molto liscia ed è facile scivolare. E poi c'è l'epico combattimento con le vespe - che se solo ci si potesse parlargli insieme, farglielo capire che un cestino glielo lasciamo e che ce n'è per tutti...

Cara Roby, convolvoli inconsolabili? Volubili come sui tavoli? Salvare la capra e i cavoli?
(ops! sto uscendo dal rigo, I'm sorry)

mazapegul ha detto...

"Soluzioni saline": questa mi piace. Su uno degli ultimi numeri di Le Scienze c'era un articolo sulla vita e sulle sue possibili definizioni. Alla fine, ci si riduceva a qualcosa di simile.

Roby: suggerisco ai tuoi parenti reazionari la lettura di Marco (e un piatto di fichi maturi prima di cena).

Solimano ha detto...

Mi ritengo fortunato perché la frutta la compro tutti i martedì mattina in via Leopardi ( a trecento metri da casa mia) dal camion della frutta, e lì trovo di tutto, quando c'è. Il fruttivendolo ha un suo giro non solo al mercato generali, ma anche orticolo, e gli orti esistono ancora, qui in Brianza, malgrado tutto. Quindi l'elenco sul foglietto viene modificato secondo le disponibilità, e i fichi li trovo spesso, a volte quelli verdi a volte quelli scuri. Hanno un difetto: appena torno a casa, regna un silenziol vorace, e nel giro di dieci minuti sono spariti tutti.
Succedono cose strane con i funghi: gli ovuli sono molto concupiti un po' da tutti, anche dai lumaconi (quelli senza chiocciola), i porcini un po' meno, i galletti (Cantarellus cibarius) per niente. Difatti li mangiavo spesso crudi, quelli piccolini, una sciacquata e via.
Cambiano argomento, vi informo che andando all'edicola negli ultimi dieci giorni ho incontrato due scoittoli, uno rosso e uno grigio. Provengono dal Parco e trafficano nei giardini condominiali. Per quanto gli assatanati ci provino in tutte le maniere, la natura resiste, anche se un terzo del Parco è occupato dall'autodromo( e un quinto dal golf a 18 buche, ma quello magari aiuta).

grazie Màz e saludos
Solimano
P.S. Qui attorno, sono tutte vie di musicisti, almeno cinquanta, l'unico non musicista è Leopardi, chissà perché.

Habanera ha detto...

E così siamo passati dai fichi al Leopardi (intruso tra i musicisti), passando dal giardino della zia di Roby e dalle soluzioni saline.
Gran bella chiacchierata.
Io mi soffermo un attimo a ricordare il fico nel giardino della casa di Mascalucia di quella mia unica e indimenticabile estate in Sicilia, quando avevo otto anni.
Fichi colti direttamente dall'albero ne ho mangiati tanti, e non li dimentico, ma le sarde a beccafico no, quelle mi sono rifiutata anche solo di assaggiarle e forse ho perso qualcosa.

Grazie, Màz
H.

Silvia ha detto...

Anni 13, collina, prima decade di settembre, notturno. Richiamo dolcissimo di questi saccottini nettarelli color vino di Piero, che dall'albero dai lunghi rami chiamavano la fanciulla (me per la precisione)destandola.
La fanciulla, affascinata dal canto e dal profumo, memore della bontà dei frutti ammaliatori, scavalca la ringhiera al secondo piano, e si aggrappa al ramo proteso ad accoglierla teneramente.
Così il Piero, buon padre di famiglia, destato da tanto vocio, con pila alcalina illumina la nostra che si sta strafogando di fichi, in camicia da notte a cavalcioni del ramo principale.
Preoccupato il Piero corre a prendere una scala e appoggiandola al tronco prega la fanciulla di scendere immantinente.
E lei, che è monella, ma non idiota, promette di scendere ad una condizione: che il Piero non uccida i coniglietti nati da una mesata.
Dei conigli non ne ho più saputo, anche se immagino, però per i restanti giorni della vacanza sulla tavola c'era sempre un piatto pieno di fichi.
Ancora oggi non so trattenermi.
Bell'argomento:)

Anonimo ha detto...

Sto leggendo tutti gli arretrati, piano piano...
I fichi migliori erano quelli che maturavano alla sommità del tetto dell'orto: si organizzavano cordate alpine pur di raggiungerli.
Non si era mai delusi, api permettendo.

(io li adoro col prosciutto crudo, in mostarda, lievemente affumicata)

zena
(che domani penserà a questo post, mentre predisporrà la marmellata di fine serie...)

Habanera ha detto...

Zena, marmellata di fichi preparata dalle tue manine?
Ah, che goduria!
Le voci corrono ed ho sentito meraviglie anche di una Zena cuciniera oltre che insuperabile scrittrice.

Bentornata, carissima
H.