mercoledì 22 agosto 2007

Il signor Veneranda




Il signor Veneranda

di Carlo Manzoni



Barba e capelli

“Barba e capelli?” chiese il parrucchiere facendo accomodare il signor Veneranda.
“Sì” disse il signor Veneranda. “Ma secondo lei, posso tenere il cappello?”
“Eh no, “ disse il parrucchiere “se tiene il cappello come faccio a tagliarle i capelli?”
“Allora lei i capelli non li può tagliare a quelli che hanno il cappello?” chiese il signor Veneranda.
“E’ impossibile” disse il parrucchiere. “Non le pare?”
“Se lo dice lei,” sospirò il signor Veneranda “sarà anche così. Mi dispiace perché è tanto tempo che ho questo cappello, e non mi sento di buttarlo via o di venderlo.”
“Ma non occorre” balbettò il parrucchiere. “Basta che se lo tolga. Poi se lo rimette di nuovo.”
“Allora io mi tolgo il cappello, lei mi taglia i capelli poi mi rimetto il cappello” disse il signor Veneranda.
“Già” disse il parrucchiere.
“E la barba?” chiese il signor Veneranda. “Devo togliermi il cappello anche per la barba?”
“Ma... sarebbe meglio” balbettò il parrucchiere che non sapeva cosa dire.
“Allora riepilogando:” disse il signor Veneranda “Io mi tolgo il cappello, lei mi taglia i capelli, poi mi rimetto il cappello, poi me lo tolgo di nuovo e lei mi taglia la barba e alla fine mi torno a mettere il cappello. E’ così?”
“Ma... veramente...”
“Mi dispiace ma è troppo un traffico” disse il signor Veneranda alzandosi. “Io credevo che la cosa fosse molto più semplice e più svelta. Così non si finisce più. Pazienza, sarà per un’altra volta.”
E il signor Veneranda se ne andò brontolando e sbattendo la porta.


L'ufficio postale

Il signor Veneranda entrò nell’ufficio postale.
"Scusi" disse il signor Veneranda all’impiegato allo sportello; "è arrivato un pacco per me?"
"Non è arrivato nessun pacco per lei" rispose l’impiegato; "se fosse arrivato, lei avrebbe ricevuto l’avviso. Ha ricevuto l’avviso?"
"Non ho ricevuto nessun avviso" disse il signor Veneranda; "ma a me l’avviso non serve a niente; mi servirebbe il pacco, perché dentro al pacco c’è sempre qualcosa".
"L’avviso serve per avvertirla che le è arrivato un pacco".
"Ecco, proprio questo volevo, il pacco che è arrivato per me".
"Ma non è arrivato nulla per lei".
"Ma come, ha appena detto, e sono le sue parole, l’avviso serve per avvertirla che le è arrivato un pacco; ed io sono qui a ritirare il pacco".
"Io ho solo detto che l’avviso serve solo per avvertirla che le è arrivato il pacco".
"Ah, ho capito, lei mi manda un avviso per avvertirmi che è arrivato il pacco; allora, guardi, faccia a meno di mandarmi l’avviso perché io sono già qua a ritirare il pacco".
"No, non ci siamo capiti, le dicevo che qualora arrivasse un pacco per lei, solo allora le manderemmo un avviso per avvertirla che da noi c’è un pacco per lei; ci siamo capiti ora?" "Certo che ci siamo capiti, mi crede imbecille; ma, mi dica, da dove arriva il pacco?"
"Io… - balbettò l’impiegato - io non so da dove le venga spedito il pacco; io non ne so nulla; lo saprà lei da dove aspetta il pacco".
"Io non aspetto nessun pacco" disse il signor Veneranda "e non ho nessuna idea di chi potrebbe spedirmi un pacco; ma se lei dice che mi arriverà un avviso che mi avverte che c’è un pacco per me da lei, io vengo da lei per sapere da dove mi arriva il pacco".
"Io… io non ne so nulla del suo pacco!"
"Ma allora perché mi dice che mi deve arrivare un avviso per ritirare un pacco?" esclamò il signor Veneranda arrabbiandosi; "ma guarda un po’ che tipo! Prima mi dice che mi arriverà un avviso, poi che devo passare qui a prendere il pacco, poi casca dalle nuvole! Oh, ma che razza di servizio postale!"
E il signor Veneranda si allontanò scuotendo la testa e brontolando.


Per via

Il signor Veneranda incontrò per via un suo conoscente.
- Oh! - disse il conoscente. - Come sta ?
- Come ?? - chiese il signor Veneranda
- Come sta ? - ripetè il conscente.
- Ma veramente non saprei, - disse il signor Veneranda che non capiva
- come, non saprebbe ?
- Dal momento che lei non mi ha detto di chi parla, io non posso mica sapere come sta ! I miei parenti stanno tutti bene, grazie, i miei amici quasi tutti, eccetto Tommasino che ha il raffreddore. Lei intendeva Tommasino ?
- Io no,io ... - balbettò il conoscente del signor Veneranda.
- Lei no, lei come faccio io a sapere di chi vuol parlare se non si spiega? Voleva intendere quel signore li che passa? Io non so mica come sta, non l'ho mai visto, ma se lo vuole sapere si fa presto!
- Ehi, signore - gridò il signor Veneranda al signore che passava - come sta lei ?
- Bene, grazie - rispose il signore levandosi il cappello gentilmente.
- Ecco - disse il signor Veneranda battendo un colpo sulla spalla del conoscente. - E' contento adesso? Sta bene. E anche tutta la famiglia ? - chiese ancora il signor Veneranda.
- Benone tutti, grazie - rispose il signore voltandosi e salutando.
- Ha visto ? - disse il signo Veneranda - Stanno tutti bene.
- ma io .. - balbettò il conoscente del signor Veneranda.
- Senta, se lei non intendeva parlare di quel signore li , poteva dirmelo chiaramente prima: io ho cercato di accontentarla. Benedetto uomo - mormorò il signor Veneranda crollando il capo e allontanandosi, - che bisogno c'era di rivolgersi a me? Non poteva arrangiarsi da solo ???


L'autostrada

Il signor Veneranda si fermò all'ingresso dell'autostrada Milano -Torino.
"Torino" disse il signor Veneranda al bigliettaio.
Il bigliettaio guardò il signor Veneranda e poi si guardò attorno nel piazzale deserto dove non sostava nemmeno un'automobile.
"Ma..." balbettò il bigliettaio, "e la macchina?"
"Che macchina?" domandò il signor Veneranda, stupito.
"L'automobile," disse il bigliettaio, "lei non ha l'automobile?"
"Io no," disse il signor Veneranda, "io non ho l'automobile. Perché? Cosa c'è di strano? C'è tanta gente che non ha l'automobile e perché la dovrei avere io? Le pare che io abbia la faccia di uno che dovrebbe avere l'automobile?" "Io non so," balbettò il bigliettaio, "ma se lei vuole andare a Torino con l'autostrada, dovrà pure avere un'automobile." "Io non vado a Torino con l'autostrada," disse il signor Veneranda. "Non posso andarci appunto perché non ho l'automobile. E poi cosa dovrei andare a fare a Torino?"
"Non so... è lei che ha detto Torino," balbettò il bigliettaio che non sapeva cosa dire.
"Io ho detto Torino, certamente" disse il signor Veneranda, "questo non lo nego. Ma tutti possono dire Torino quando vogliono, le pare? Non capisco perché quando uno dice Torino dovrebbe, secondo lei, andarci in automobile."
"Va bene, ma allora lei, che cosa vuole da me?" balbettò il bigliettaio sempre più confuso.
"Io niente," disse il signor Veneranda. "Ho detto Torino come potevo dire Roma o Genova o un'altra città. Le dispiace?"
"No, ma... senta, se lei non entra in autostrada con l'automobile, mi lasci in pace," brontolò il bigliettaio.
"Eh, accidenti!" gridò il signor Veneranda perdendo la pazienza, "adesso dovrò comprarmi un'automobile per far piacere a lei! Ma sa che è un bel tipo? Ma guarda che razza di gente!"
E il signor Veneranda voltò le spalle al bigliettaio e si allontanò brontolando.


La Chiave

Il signor Veneranda si fermò davanti al portone di una casa, guardò le finestre buie e spente e fischiò più volte come volesse chiamare qualcuno.
A una finestra del terzo piano si affacciò un signore.
- È senza chiave? - chiese il signore gridando per farsi sentire.
- Si, sono senza chiave - gridò il signor Veneranda.
- E il portone è chiuso? - gridò di nuovo il signore affacciato.
- Si è chiuso - rispose il signor Veneranda.
- Allora le butto la chiave.
- Per fare cosa? - chiese il signor Veneranda.
- Per aprire il portone - rispose il signore affacciato.
- Va bene, - gridò il signor Veneranda - se vuole che apra il portone, butti pure la chiave.
- Ma lei deve entrare?
- Io no. Cosa dovrei entrare per fare?
- Ma non abita qui lei? - chiese il signore affacciato, che cominciava a non capire.
- Io no - gridò il signor Veneranda.
- E allora perché vuole la chiave?
- Se lei vuole che apra il portone non posso mica aprirlo con la pipa, le pare?
- Io non voglio aprire il portone, - gridò il signore affacciato - io credevo che lei abitasse qui: ho sentito che fischiava.
- Perché, tutti quelli che abitano in questa casa fischiano? - chiese il signor Veneranda, sempre gridando.
- Se sono senza chiave si! - rispose il signore affacciato.
- Io sono senza chiave - gridò il signor Veneranda.
- Insomma si può sapere cosa avete da gridare? Qui non si può dormire - urlò un signore affacciandosi a una finestra del primo piano.
- Gridiamo perché quello sta al terzo piano e io sto in strada - disse il signor Veneranda - se parliamo piano non ci si capisce.
- Ma lei cosa vuole? - chiese il signore affacciato al primo piano.
- Lo domandi a quello del terzo piano cosa vuole, - disse il signor Veneranda - io non ho ancora capito: prima vuol buttarmi la chiave per aprire il portone, poi non vuole che io apra il portone, poi dice che se fischio debbo abitare in questa casa. Insomma io non ho ancora capito. Lei fischia?
- Io? Io no... perché dovrei fischiare? - chiese il signore affacciato al primo piano.
- Perché abita in questa casa - disse il signor Veneranda -; l'ha detto quello del terzo piano che quelli che abitano in questa casa fischiano! Be', ad ogni modo non mi interessa, se vuole può anche fischiare.
Il signor Veneranda salutò con un cenno del capo e si avviò per la strada, brontolando che quello doveva essere una specie di manicomio.


Il dentista

“Apra la bocca” disse il dentista al signor Veneranda.
“Volentieri” rispose il signor Veneranda “e devo chiudere gli occhi o no?”
“Come vuole”, disse il dentista “per me è indifferente.”
“Va bene. Allora se ne chiudo uno solo non le dispiace?” disse il signor Veneranda.
“Per me” disse il dentista “ ne chiuda pure uno, se crede”.
“E quale devo chiudere?” chiese il signor Veneranda. “Quello destro o quello sinistro? Quasi quasi è meglio fare così: chiudere prima il destro e poi il sinistro. Non le pare?”
“A me basta che lei apra la bocca” brontolò il dentista che cominciava a perdere la pazienza.
“Non ho nessuna difficoltà ad aprire la bocca” disse il signor Veneranda. “Se lei vuole che apra la bocca l’apro senza fare tante storie. Sono venuto da lei apposta per fare quello che vuole lei, perciò può chiedermi qualunque cosa senza tanti scrupoli. Tanto è vero che le ho chiesto se vuole che chiuda gli occhi. E se vuole li chiudo, guardi.”
Il signor Veneranda chiuse gli occhi poi li riaprì e guardò il dentista.
“Ha visto?” disse il signor Veneranda. “Faccio tutto quello che vuole lei. Crede che io faccia delle difficoltà per alzare una gamba, se lei lo vuole? Ma nemmeno per sogno. L’alzo subito, immediatamente.”
Il signor Veneranda alzò una gamba.
“Porco mondo!” urlò il dentista perdendo improvvisamente la pazienza e sbattendo le pinze sul pavimento. “Per chi mi ha preso, lei? Per un cretino? Se ne vada, se ne vada.”
Il signor Veneranda si alzò.
“Non capisco” balbettò, mortificato. “Vengo qui per farmi strappare un dente e faccio tutto quello che vuole lei: apro la bocca, chiudo gli occhi, alzo la gamba e poi si mette a urlare in quella maniera! Io sono anche disposto a lavarmi la faccia, a togliermi la giacca, a tagliarmi i capelli, a grattarmi il ginocchio!... Ma cosa vuole di più? Accidenti, dico, che razza di dentista! Niente, niente, me ne troverò un altro.”
E il signor Veneranda prese il cappello e si avviò brontolando giù per le scale.


La macchia

Il signor Veneranda si fermò sul pianerottolo delle scale, mise un dito su una macchia del muro accanto a una porta e si mise a premere con tutta la forza. Un signore si fermò a guardarlo.
- Scusate - , disse il signore indicando la macchiolina sul muro - quella non è un campanello, è una macchia sul muro e non suona
- Ah - disse il signor Veneranda. - non suona? E perchè dovrebbe suonare secondo voi? Io non ho mai visto delle macchie che suonano nemmeno a premerle. Sono i campanelli che suonano quando si premono.
- Appunto - disse il signore - e quello non è un campanello, è una macchia sul muro.
- Appunto - disse il signor Veneranda - e chi ha mai detto che questo è un campanello? Se fosse un campanello non premerei col dito. Perchè dovrei premere col dito su un campanello?
- Ma... voi non dovete suonare il campanello?
- Io no - disse il signor Veneranda - se dovessi suonare il campanello vi pare che premerei col dito su una macchia qualsiasi? Ma voi siete matto. Se volessi suonare il campanello premerei sul campanello. Voi dove premereste? Sulle macchie?
- Io no... - balbettò il signore che non sapeva cosa dire - io non... ma si può sapere perchè premete sulla macchia?
- Io non, e si può sapere e una cosa e l'altra - gridò il signor Veneranda perdendo la pazienza. - Ma sapete che siete un bel tipo? Se volete suonare il campanello suonatelo pure, io già non ho nessuna intenzione di suonare i campanelli.
E il signor Veneranda alzò le spalle poi scese le scale brontolando.


I maiali non portano scarpe

Il signor Veneranda entrò dal pedicure, si sedette sulla poltrona e disse:
- Sono venuto da lei per farle vedere il mio piede.
- Sono ai suoi ordini, - rispose il pedicure inginocchiandosi - vuol levare la scarpa per favore?
- La scarpa? - chiese il signor Veneranda stupito.
- La scarpa - rispose il pedicure.
- Non ho mai sentito dire che i maiali portano le scarpe - disse il signor Veneranda.
- I maiali?
- I maiali.
- Ma lei... - balbettò il pedicure stupito.
- Ma io che cosa? - chiese il signor Veneranda levando di tasca uno zampone di maiale. - Io sono venuto da lei per farle vedere il mio piede. Non è pedicure lei?
- Sì.
- E allora, cosa c'entrano le scarpe?
- Se lei deve farmi vedere il suo piede, deve levarsi la scarpa - disse il pedicure.
- Sarà come dice lei, - disse il signor Veneranda scotendo la testa - io non ho nessuna difficoltà...
Il signor Veneranda si levò una scarpa e tese il piede di maiale che teneva in mano.
- Cosa ne dice? - disse.
- Ma, - balbettò il pedicure stupito indicando il piede di maiale - è questo il piede che voleva mostrarmi?
- Ma certamente! - rispose il signor Veneranda. - Che piede credeva?
- Ma... e perché...? - balbettò il pedicure.
- Perché che cosa?
- Perché vuol farmi vedere questo piede di maiale?
- Così - rispose il signor Veneranda - glielo faccio vedere perché non ho nessun motivo di tenerlo nascosto, del resto lo posso far vedere a chiunque, non è mica mostruoso un piede di maiale, anzi, credevo che le potesse far piacere.
- Ma - balbettò il pedicure - se voleva mostrarmelo così... poteva fare a meno di levarsi la scarpa.
- La scarpa? Ma se è stato lei che me l'ha fatta levare. Io non volevo levarmi la scarpa ma lei ha insistito tanto. Me la sono levata per fare un piacere a lei, capirà, non si sa mai con chi si ha a che fare
- lo non...
- Lei non, - urlò il signor Veneranda rimettendosi in fretta la scarpa - lei non capisce niente, lei ha voglia di far perdere il tempo alla gente, ha capito?
E il signor Veneranda se ne andò sbattendo la porta.


Al ristorante

Il signor Veneranda sedette al ristorante.
- Il signore mangia? - chiese il cameriere al signor Veneranda.
- Certamente - rispose il signor Veneranda.
- Spaghetti al sugo, risotto, minestra in brodo? - chiese il cameriere leggendo la lista.
- Si capisce - disse il signor Veneranda - anche arrosto di vitello, salame, prosciutto, pesce, ossobuco, filetti, spezzatini, brasato eccetera. Adesso è inutile che stia qui a fare l'elenco delle cose che mangio. Mi piace quasi tutto.
- Va bene ma... - balbettò il cameriere stupito - io vorrei sapere cosa mangia adesso.
- Adesso niente - disse il signor Veneranda - ho già mangiato. Di solito mangio prima di mangiare, dopo mangiato non mangio più. Lei mangia anche dopo mangiato?
- No ma... - balbettò il cameriere che non sapeva più cosa dire - le ho chiesto se mangia e mi ha detto di sì.
- Ma certo che mangio! - esclamò il signor Veneranda. - tutti mangiano. Se non mangiassi creperei. Non capisco perchè le fa tanta meraviglia il fatto che mangio.
- Non mi fa meraviglia - disse il cameriere - mi fa meraviglia il fatto che lei non mangia.
- Ma le sto ripetendo che mangio - gridò il signor Veneranda - quante volte glielo devo dire?
- Allora, cosa vuole? - chiese il cameriere confuso.
- Niente - disse il signor Veneranda - assolutamente niente.


23 commenti:

lallemath ha detto...

questo libro è fantastico! ma purtroppo non è più in commercio. sai se qualcuno lo vende usato?

Habanera ha detto...

Purtroppo no, lallemath. Piacerebbe anche a me trovarne una copia, magari anche usata, ma non saprei a chi rivolgermi. Sembrava che Rizzoli (se non ricordo male) volesse ripubblicarlo questa estate ma poi non ne ho saputo più niente e la vecchia edizione ormai è fuori catalogo. Peccato!
Quello che leggi qui è il frutto di un paziente lavoro di ricerca che ho fatto personalmente in internet.

Ciao
H.

piandeloa ha detto...

Meraviglioso, l'avevo letto da piccolo, una quarantina d'anni fa, un vero capolavoro, visto che lo ricordo ancora con piacere.

Anonimo ha detto...

Ciao, mi sapreste dire se si può ancora trovare il libro del Sig. Veneranda?
Ops! :-)) ho appena letto qui di fianco il commento di lallemath .......... come non "chiesto" :-))
.... peccato.
Io ho solo alcuni brani da una vecchia antologia che era di mio padre, "Umoristi dell'ottocento" e "Umoristi del novecento", veramente molto divertente.

Habanera ha detto...

Piandeloa e Anonimo, anch'io, come voi, lo avevo letto da bambina e non l'ho più dimenticato.
Dal numero elevato di visite che continua a ricevere questo post (a tanta distanza dalla pubblicazione) capisco che siamo in molti ad aspettare che venga ristampato. Strano che gli editori non se ne rendano conto, sarebbe un buon affare anche per loro.

Grazie
H.

Anonimo ha detto...

Ciao. Sono una ragazza ungherese e vado pazzo per le storie di Signor Veneranda

Ajax ha detto...

Mi stavo scervellando da mesi a ricordare il nome del signor Veneranda, che ovviamente ho letto da piccolo su quei bei libri di lettura che ormai non fanno più e cosi provando e riprovando ( verdun... no era verdoux... no quello era chaplin ) ci son arrivato, non riuscivo proprio a ricordarlo il nome! Grazie per i brani che hai postato, li ho divorati e ricordavo bene che la logica del signor Veneranda era di una semplicità disarmante. Grandissimissimo!

modedom ha detto...

ciao habanera,
scusa se uso un saluto così confidenziale ma ho visto che la maggior parte si rivolge così nei tuoi confronti. Sono circa sei mesi che giro per librerie, mercatini dell'usato e rigattieri.
Ma di questo libro neanche a parlarne.
Rizzoli non l'ha più ripubblicato
Quello che hai pubblicato è tutto il libro?
Sai mio figlio mi sta mettendo in croce, e io vorrei fargli un regalo facendoglilo avere.
Perchè penso che la lettura sia la gioia di vivere in quanto la fantasia spazia in tutte le direzioni
ti ringrazio un saluto

Cassandra ha detto...

Ciao, questo delizioso libro è impossibile da trovare, se non nell'usato. Io ho un'edizione della Bur del 1984 con l'introduzione di Oreste Del Buono. Però in biblioteca c'è di sicuro.
Non sarebbe male chiedere alla Rizzoli una ristampa.
Un abbraccio.
Cassandra

Anonimo ha detto...

Gentili amici, vi segnalo una copia di questo libro (seconda edizione, 1949) in vendita sul sito dell'editore e libraio antiquario Boemi.

maestraisabella ha detto...

insegno in una scuola primaria e, ricordando il personaggio del signor veneranda letto nel mio libro di letture quando ero un'alunna, ho pensato di proporlo ai miei alunni come testo umoristico (intelligente). A me è sempre piaciuto tantissimo! Ho già letto quello dell'autostrada e, vista l'ottima reazione, volevo leggerne altri. Quì ne ho trovati diversi, ma sono tutti? Un grazie per la ricerca certosina...

Habanera ha detto...

maestraisabella,
ho cercato in rete tutto qello che era possibile trovare per dividerlo con i tanti che, come me, amano il signor Veneranda.
Sono passati anni dalla pubblicazione di questo post, eppure è ancora uno dei più letti. Anche adesso che questo blog è chiuso da molto tempo.
Buon lavoro con i tuoi piccoli scolari, fortunati ad avere come maestra Isabella.

Ciao e grazie per il tuo commento
H.

Giulia ha detto...

Bello ritornare da te, Siamo in tanti a cercare questo libro, ma è introvabile. Grazie per questo tuo dono.
Un abbraccio affettuoso
Giulia

Nicola ha detto...

Salve a tutti, io possiedo una edizione originale Rizzoli del 1949, trovata molti anni fa da un antiquario.
Mi sembra pero' che non ci siano tutti i racconti che giravano nelle antologie degli anni 70, quando io andavo a scuola.
Ad es., la storiella dei binari del treno, che ho trovato su un libro di scuola, deve essere successiva.
Appena ho tempo, se a qualcuno interessa, potrei fare delle scansioni, o postare qualche testo che non sta tra quelli sopra riportati.
Saluti.
Nicola

Nicola ha detto...

Salve a tutti, io possiedo una edizione originale Rizzoli del 1949, trovata molti anni fa da un antiquario.
Mi sembra pero' che non ci siano tutti i racconti che giravano nelle antologie degli anni 70, quando io andavo a scuola.
Ad es., la storiella dei binari del treno, che ho trovato su un libro di scuola, deve essere successiva.
Appena ho tempo, se a qualcuno interessa, potrei fare delle scansioni, o postare qualche testo che non sta tra quelli sopra riportati.
Saluti.
Nicola

Anonimo ha detto...

IL GATTO CHE RESTAVA INDIETRO

Il signor Veneranda entrò nel negozio dell'orologiaio.
-Scusi - disse, mettendo un gatto sul banco - vuol vedere cos'ha? Resta indietro.
- Come, come? - balbettò l'orologiaio che credeva di non aver capito.
- Ho detto- ripeté il signor Veneranda - se vuol vedere che cos'ha perché resta indietro.
- Resta indietro?
-Sì, resta indietro. Quante volte glielo devo dire?
-Io non capisco- balbettò l'orologiaio - che cosa vuole da me. Io posso guardare l'orologio, non il gatto.
-Non può guardare il gatto?- chiese il signor Veneranda meravigliato.
-Certo che non posso!
-Ah, questa è bella! - esclamò il signor Veneranda. -Lei non può guardare il gatto. E' la prima volta che conosco una persona che non può guardare i gatti. Le fa male agli occhi guardare i gatti?
-Io non... - balbettò l'orologiaio che non sapeva cosa dire.
-Be', allora mi scusi tanto... - disse il signor Veneranda riprendendo il gatto. -Io non lo sapevo proprio.
E s'allontanò tranquillamente col suo gatto in braccio.

Massy ha detto...

Lo lessi da piccolo sul libro delle elementari e da allora mi si impresse a fuoco nella memoria come anche le oper di Rodari.

Sarebbe da riscoprire e far conoscere l'opera di Manzoni (Carlo e non Alessandro)

Anonimo ha detto...

io devo fare x un compito una storia comica ed esagerata simile a quelle di veneranda... e mi sono venute delle belle idee guardando questi testi.

Anonimo ha detto...

bello veramente non ne avevo mai sentito parlare del signor veneranda.
Sono al primo e anche cercando in biblioteca non l'aveva mai visto; che peccato che non si trovi piu :(

Anonimo ha detto...

Signor Veneranda é davvero noioso...

Pino Gentile ha detto...

2era da tanto che aspettavo il momento di rileggerlo.l'ho cercato dappertutto e stanco di farlo ho smesso da più di trentanni, spero si decidano ad una riedizione.
GRAZIE ANCORA!

FrancyBlu ha detto...

Grazie a chi ha realizzato questo blog, ritrovare il Sig. Veneranda è stata una bella cosa che mi ha fatto di nuova sorridere come la prima volta che lo lessi.

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti sono un ragazzo e nonostante le storie del Sig. Veneranda siano vecchie ormai sono comunque divertenti e mi piacerebbe moltotrovare un libro a riguardo.