mercoledì 13 giugno 2007

Turista a casa propria (2)



La ragazzona del Crespi



Lasciate le Marie al loro pianto sterminato, terragno e sublime, ripresi a camminare sotto il portico del Pavaglione, costeggiando la Basilica di San Petronio, la più grande chiesa che ci sia, dopo San Pietro. Una volta, il Pavaglione era il posto dei negozi più eleganti, oggi è solo quello dei negozi più cari, succede ai negozi come ai ristoranti. I bolognesi le sanno queste cose, e nel Pavaglione si vedono facce foreste, che vuol dire anche solo di Casalecchio di Reno o di San Lazzaro di Savena. Però dal Pavaglione si possono ammirare sul fianco della chiesa i bassorilievi degli allievi di Jacopo della Quercia, qualcuno molto bravo, specie se visto a distanza, da vicino si vede la differenza col maestro.
Cercavo via Castiglione e la trovai, solo che mi incamminai dalla parte sbagliata; dopo un po' me ne accorsi , massì, visto che ci sono, arrivo da Pino, che è la gelateria in cui nei miei anni bolognesi mi fermavo spesso, i gelati erano famosi, e la compagnia li rendeva ancor più dolci. C'era da camminare, Via Castiglione parte dalle due Torri ed arriva ai giardini Margherita. Da Pino non c'era nessuno, strano, allora era affollatissima la gelateria, evidentemente funziona la regola dei ristoranti e dei negozi, dopo un po' meglio cambiare. E' stato un gelato-ticket, più che altro.
Dietro-front verso la meta iniziale: Palazzo Pepoli Campogrande, che è molto vicino alle due Torri. Anche qui, colpo di fortuna, come per le Marie: le sale erano aperte e potevo ammirare i due soffitti del Crespi, Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnolo, per il modo di abbigliarsi. Immaginate uno che, nel pieno del barocco ormai accademico di fine Seicento dipinge con naturalezza talmente grande che i suoi personaggi ci guardano quasi strizzandoci l'occhio. Le sue tre Parche sono allegre, specie quella che taglia il filo, così tre stagioni su quattro, solo l'Inverno è un vecchio tremebondo, le altre tre sono ragazze polpute e ridanciane e lo sfottono. C'è la Primavera del Botticelli agli Uffizi, c'è quella del Tura alla National Gallery, modelli di stile, di eleganza raffinata, quella del Crespi è tutta un'altra cosa, fiorente proprio come una primavera reale, di una bellezza quotidiana che il Crespi non trovava certo nei conventi o nelle strade di Bologna, ma nelle campagne attorno. Mentre il sorriso della Parca che taglia il filo è contenuto, quello della Primavera non è un sorriso, è una risata. Difatti agli accademici non piacque e ci volle Francesco Arcangeli per rivalutare definitivamente il Crespi con la mostra “Natura ed Espressione”. Questi affreschi hanno rischiato a suo tempo di sparire, tanto piacevano poco, me la vedo la contegnosità dei Balanzoni bolognesi di quei tempi – anche quelli di oggi – di fronte ad una Primavera così, che ti invade con la sua facinorosa pubertà (Gadda, in un altro contesto). Che fa la primavera? Sboccia, proprio come la ragazzona del Crespi.

4 commenti:

Roby ha detto...

Ho vissuto a Bologna gli anni dell'infanzia fino alle soglie dell'adolescenza, fra 1l 1959 e il 1969. Papà mi portava spesso da Pino a prendere il gelato, e altrettanto di frequente ai Giardini Margherita, con mia sorella minore. Leggere il post di Solimano e commuoversi nel ricordo di un tempo finito per sempre è stato tutt'uno: il cono crema e cioccolato da poche centinaia di lire si è ormai liquefatto, sotto il sole dei decenni lentamente trascorsi, mentre non oso chiedermi se la quercia gigantesca sotto cui giocavo, arrampicandomi sui rami più bassi e contorti, sia ancora viva e vegeta... Forse -almeno per ora- preferisco non appurarlo: meglio che tutto rimanga registrato nell'archivio della mia memoria così come era allora, testimoniato dal vecchio album di foto in bianco e nero che ammuffisce silenziosamente in un cassetto del salotto.

Grazie, Solimano.
Ciao, Habanera.

Roby

habanera ha detto...

Benvenuta, Roby!
E' un piacere trovarti qui.
Del resto sei tra gli Autori di questo blog, sia pure in maniera un po'... involontaria, e lo sarai ancora. Ho già adocchiato qualcosa di tuo su Abbracci e pop corn che vorrei portare anche qui.

Ti abbraccio
habanera

Solimano ha detto...

Faccio pedantemente notare ad Habanera e a Roby, che l'immagine che ho inserito in rete non esisteva. L'ho ottenuta io con lo scanner di cui sono dotato espressamente per questo post da un mio grosso libro sul Crespi.
Al di là l'apprezzamento o meno del Crespi (io l'apprezzo molto) mi sembra che l'immagine grande, che si ottiene cliccando sopra, sia assai buona.
Roby, ti ho riconosciuta! Eri tu quella bambinetta curiosa che si appostava dietro ad una quercia mentre io smorosavo ai Giardini Margherita. Non sta bene, non sta bene: invece di giocare colle bambole tu preferivi farti una cultura spiando i morosi. Ma te la sei fatta poi, 'sta cultura?

saludos
Solimano

habanera ha detto...

Caro Solimano, avevo già notato lo splendore dell' immagine da te postata dopo averci coscienziosamente cliccato sopra. Peccato che senza Adsl queste operazioni per me siano così lunghe e laboriose.
Suvvia, non essere pedante...
Chissà se lo eri anche quando smorosavi ai Giardini Margherita:
"Ti faccio notare, cara X, che ti ho baciato per 7 minuti e 32 secondi senza mai riprendere fiato, dovresti prenderne nota".
E intanto la piccola Roby, appostata dietro un albero, guardava con il fiato sospeso e si chiedeva:
"Troverò mai nella vita anch'io un moroso così?"

Buon pomeriggio.
habanera