giovedì 21 giugno 2007

Tre amici: Lagerino




Il mio amico Lagerino

di Solimano



A Verona, a circa due chilometri di distanza dal mio amico Giovanni, abita un altro mio amico, che ho sempre chiamato Anonimo, solo da poco tempo ho imparato che potrebbe chiamarsi Lagerino Stefano, qui con voi lo chiamerò Lagerino, ma quando sono con lui preferisco chiamarlo Anonimo, lui ci ride su un po' sardonico, sono secoli che ci si diverte, con la storia dell'anonimato. Come carattere, tanto ombroso è Lorenzo, tanto tranquillo è Giovanni, tanto allegramente furioso è Lagerino. Lui si diverte solo se c'è da lavorare con le mani, secondo me si divertiva anche a menarle, secoli fa, ma io allora non c'ero. Il suo divertimento sono le lamine in bronzo, non è che, come fanno altri, lui faccia delle vere e proprie porte in bronzo, no, fa delle lamine abbastanza sottili e quando sono pronte, cioè quando ha fatto in modo che ci fosse una specie di bassorilievo tutto suo, le inchioda sulla porta, che è di legno massiccio.
All'inizio era il solo a farlo, poi ci si sono aggiunti altri due scultori bravi anche loro, ognuno ha il suo stile, però sono meno allegri e meno furiosi di lui, l'Anonimo amico mio. C'è da dire che Lagerino faceva parte di un bel giro, tutto di scultori in pietra, soprattutto Nicolò, anche Guglielmo, che hanno lavorato fianco a fianco con lui, ma c'era uno molto importante, un po' più vecchio, che però non abitava a Verona ma a Modena, un certo Wiligelmo, che dal nome doveva essere uno molto del Nord. Con l'Anonimo, ovvero Lagerino, non c'è verso: o piace o non piace. Ha rischiato molto quando hanno ingrandito la sua porta, qualcuno dei preti più importanti voleva prendere l'occasione di chiamare qualche suo raccomandato che aveva anche studiato, ma quello che ha sempre difeso Lagerino è stato il fatto che il popolo era con lui. Non guardava le irregolarità dell'anatomia, la mancanza degli sfondi: ai popolani di Lagerino sono sempre piaciute la vivacità ed il senso del movimento. Anche anni dopo l'hanno criticato: nel Settecento un certo Maffei parlò di "fantocci strani", nel Novecento Venturi, il padre non il figlio, parlò di "regno delle scimmie", roba da querela. Ma Lagerino non vuole andare in tribunale, preferisce far festa con i suoi amici, gente rozza e sveglia come lui. Una sola cosa gli dà fastidio, che i pretoni attuali della chiesa di San Zeno facciano pagare per entrare in chiesa, così sono di meno gli amici che vengono da lui, per giunta l'hanno un po' sacrificato tenendo la porta semichiusa, in questo modo gli amici non riescono a guardarlo in faccia e non lo può nemmeno lui, sono cose a cui tiene, secondo me ha ragione: uno estroverso come lui non bisogna metterlo in un angolo come se fosse l'asino della classe.
23 aprile 2007

P.S.
Al battenti bronzei della porta di San Zeno ho dedicato a suo tempo un Bel Momento.

Qui sotto c'è la danza di Salomé, arrotolata su di sé, davanti al tavolo su cui si stanno passando la testa del Battista.


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