giovedì 24 maggio 2007

Il Sorpasso

Habanera


Con gli anni questo film, inizialmente snobbato dalla critica, è diventato un cult movie. Ma noi spettatori, in quel lontano 1962, sapevamo già che non lo avremmo dimenticato.
Due splendidi attori, Gassman e Trintignant, battute fulminanti, leggerezza e riflessione, commedia e critica di costume.
Erano gli anni spensierati e felici del boom ed io ero spensieratamente e felicemente giovane.
Troppo giovane per aver conosciuto la guerra e il dolore, ignara di quello che mi avrebbe riservato la vita, lontanissima ancora dall' impegno e dal dolce furore che avrebbe coinvolto la mia generazione in quello che sarebbe poi stato ricordato come "Il sessantotto".

Eravamo idealisti e sereni, riflessivi ed attenti, aperti ad ogni stimolo nuovo, protagonisti senza saperlo dei mitici anni sessanta. Leggevamo Il Gattopardo e L'antologia di Spoon River, ascoltavamo Jacques Brel e Luigi Tenco, ballavamo il twist e l'hully-gully, eravamo felici.

Questo film ha segnato una svolta nella storia della commedia all' italiana perchè, per la prima volta, ha seminato il dubbio. Cito dal Morandini:
“Il gran merito del film è non solo di aver così bene isolato e descritto quel personaggio emblematico, ma anche di averlo giudicato, con la catastrofe finale frutto della sua incoscienza; di avere insomma insinuato qualche dubbio, qualche dubbio di inquietudine nel tempo delle vacche apparentemente grasse...” M. D'Amico.


Il protagonista principale del film, Bruno Cortona (uno splendido Gassman!), è un tipo esuberante, irresponsabile fino al limite dell' incoscienza, apparentemente fin troppo sicuro di sè. In realtà è un quarantenne immaturo, sostanzialmente un perdente, ossessionato dalla furia di vivere e dal timore della vecchiaia. Il giorno di Ferragosto, in cerca di sigarette e di un telefono, in una Roma deserta, incontra casualmente Roberto (Jean-Louis Trintignant) uno studente timido e serio, tanto serio da sembrare quasi imbranato, e lo convince a partire con lui. Inizia una folle corsa lungo le strade della Versilia sulla rombante Lancia Aurelia Sport su cui Bruno si sente potente e invincibile e nell' arco di poche ore succedono molte cose. Roberto, che all' inizio sembra piuttosto riluttante, si lascia pian piano prendere dall' entusiasmo, si scioglie, si lascia coinvolgere, non teme più l' eccessiva velocità, condivide l'allegra, spericolata esultanza del suo compagno di viaggio. E quando sta per abbandonare tutte le sue convinzioni di bravo ragazzo, per abbracciare un modo diverso e apparentemente più entusiasmante di vedere la vita, ecco il finale drammatico e inaspettato: durante l' ennesimo, azzardato sorpasso, la macchina va fuori strada e Roberto muore.
Bruno no, se la caverà, ma anche per lui niente sarà ormai come prima.


Ripensando a questo film, con l' esperienza di oggi, ho come l' impressione di una premonizione e forse lo era. Appena qualche anno dopo ci sarebbe stata la strage di Piazza Fontana, il delitto Calabresi e via via, in un crescendo mostruoso, il sangue, il terrore, il dolore dei terribili anni 70, gli anni di piombo.
La nostra innocente spensieratezza degli anni 60 era ormai svanita per sempre ma il ricordo di quegli anni felici rimane, indelebile, come il ricordo di questo bellissimo film.


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