giovedì 29 gennaio 2009

Specchio delle mie brame


Rubens: Venere allo specchio c. 1615
Collezione Lichtenstein, Vienna


Specchio delle mie brame

di Solimano


In questo anno e mezzo di esperienza con Abbracci e pop corn, mi sono accorto di quanti specchi ci sono nei film. Qualche regista esagera, per manierismo, esibizionismo, narcisismo e così via. Ma frequentemente lo specchio, utilizzato in tanti modi diversi, fa il punto della situazione in cui si trovano i personaggi del film, più le donne che gli uomini. Non voglio fare critiche, tantomeno costruire un piccolo sistema che camminerebbe sugli specchi. Racconto brevemente cosa succede in venti film, che dispongo in ordine cronologico di data di realizzazione.
Sì, ma nella pittura, arte gemella del cinema sotto tanti aspetti, ci sono gli specchi? Sì che ci sono, ma molto meno che nel cinema. Però... avete riflettuto sul fatto che quasi ogni pittore ci ha lasciato degli autoritratti? Ci penserò, intanto occupo il posto mettendo due specchi di Venere del mio amato Pieter Pauwel Rubens. Buona visione ed ampliate le immagini, come al solito.


Duck Soup (1933) di Leo McCarey

Lo specchio non c'è: l'ha infranto Harpo, che si è travestito da Groucho e che imita i movimenti del fratello per fare in modo che non si accorga della sparizione dello specchio. Però Groucho ad un certo punto capisce e si volta verso di noi per dirci che se n'è accorto e che non si farà fregare. Ad Harpo cade il cappello ed è Groucho a raccoglierlo. I due si scambiano anche di posizione, passando attraverso lo specchio (che continua a non esserci). Il gioco del doppio si interrompe quando arriva Chico, travestito anche lui da Groucho: in tre non si può...


Sylvia Scarlett (1935) di George Cukor

E' un bel problema, quello di Sylvia Scarlett (Katharine Hepburn). Fa parte di una banda di quattro imbroglioni, gli altri tre sono suo padre Henry Scarlett (Edmund Gwenn), Jimmy Monkley (Cary Grant) e Maudie Tilt (Dennie Moore). Hanno scelto il nome di Pierrots e tutte le sere fanno un piccolo spettacolo vicino al mare. Sylvia ha dovuto travestirsi da maschio, e c'è riuscita benissimo, tutti ci credono. Solo che una sera durante lo spettacolo litiga con un disturbatore, Michael Fane (Brian Aherne), che è un pittore giovane e ricco. Sylvia se ne innamora, ma Michael crede che lei sia un ragazzo. In questo momento si sta guardando nello specchio; è infastidita dalla sua identità maschile e non sa come fare per liberarsene (tranquilli, la cosa si aggiusterà).


Lo sceicco bianco (1952) di Federico Fellini

A Wanda Giardino in Cavalli (Brunella Bovo) sembra di toccare il cielo con un dito. Scriveva con lo pseudonimo di Bambola appassionata allo Sceicco bianco (Alberto Sordi), l'eroe del fotoromanzo che legge con passione. Quando si sposa con Ivan Cavalli (Leopoldo Trieste), viene a Roma in viaggio di nozze, con la segreta speranza di conoscere lo Sceicco bianco. E' andata al di là delle previsioni più rosee: non solo l'ha conosciuto (il nome vero dello Sceicco è Fernando Rivoli), ma partecipa alla realizzazione del fotoromanzo sulla spiaggia di Fregene. Ha un ruolo da baiadera, ed è contenta di rimirarsi nello specchio rimediato sul set. Ha persino una spalla scoperta. Lo Sceicco l'ha aiutata a truccarsi ed adesso la vuol portare in barca. Intanto suo marito Ivan la sta cercando per tutta Roma, ma Bambola appassionata per il momento ha altro per la testa.


La provinciale (1953) di Mario Soldati

Gemma Foresi (Gina Lollobrigida) vive con la madre che fa l'affittacamere, ma durante l'estate frequenta gente di alto livello. Adesso si scrive con Paolo Sartori (Franco Interlenghi) che farà il medico, ma chissà perché la madre di Gemma (Nanda Primavera) non è contenta. A Gemma sta stretto il posto dove vive, c'è persino un professore, Fabrizio Vagnuzzi (Gabriele Ferzetti) che le fa goffamente la corte, ma Gemma sa cosa direbbero quelli del suo giro estivo di uno come Vagnuzzi, sempre immerso nei libri. Ambiziosa e sicura del fatto suo, si sta contemplando mentre mette a posto un vestito, fra le labbra stringe una spilla.


Les Vacances de Monsieur Hulot (1953) di Jacques Tati

Monsieur Hulot (Jacques Tati) è in vacanza al mare. Alloggia in una pensione familiare in Bretagna. Si aggira per la pensione, si vede in uno specchio e si fa una faccia. E' uno fatto così.


Sorrisi di una notte d'estate (1955) di Ingmar Bergman

Anne Egerman (Ulla Jacobsson) è molto giovane e si è sposata col vedovo Fredrik Egerman (Gunnar Björnstrand), ricco e maturo. Anne è timida, non ha ancora fatto l'amore col marito, che aspetta pazientemente che Anne si svegli. Intanto, Frederick continua a frequentare la sua amante storica, l'attrice Desirée Armfeldt (Eva Dahlbeck). Anne va d'accordo col figlio di Frederick, che si chiama Henrick (Björn Bjelfvenstam) e studia teologia. Henrick è ancor più timido di Anne, che ha notato con fastidio che la cameriera Petra (Harriet Andersson) provoca Henrick, che è tutt'altro che insensibile. Anne si guarda nello specchio e le viene di fare un movimento col braccio che suo marito Frederick non vede, altrimenti si occuperebbe di più di lei.


Picnic (1955) di Joshua Logan

Oggi c'è il grande picnic. Lo fanno tutti gli anni prima della riapertura delle scuole, e Madge Owens (Kim Novak) ha indossato l'abito rosa, il più bello che ha. Di abiti non ne ha molti, per il momento, ma prima o poi si sposerà con Alan Benson (Cliff Robertson), che è il giovane più ricco del paese mentre Madge lo sanno tutti che è la più bella. Lo sa anche sua sorella Millie (Susan Strasberg), più giovane di lei, che ha provveduto a sé con una borsa di studio per l'Università. Invece Madge non ha studiato, con quell'aspetto non ne aveva bisogno. Sua madre Flo (Betty Field) si preoccupa continuamente che tutto vada bene fra Madge ed Alan, e così andrà sicuramente anche oggi, al picnic dell'anno. Alan ha invitato un suo amico, Hal Carter (William Holden), che ha fatto il giocatore di rugby e adesso sta cercando un lavoro. Alan lo assumerà nella ditta di famiglia, è bello far del bene ad un amico tenendolo sotto.


Bonjour tristesse (1958) di Otto Preminger

Cécile (Jean Seberg) sta sfogandosi con se stessa di fronte allo specchio della sua camera, nella casa sulla Costa Azzurra di suo padre Raymond (David Niven) che lei chiama sempre per nome, Raymond, perché è il suo migliore amico, quasi un amante platonico. Prima tutto andava così bene... Nella casa c'era anche Elsa (Mylène Demongeot), l'amante in carica di Raymond, bellissima, ma non impegnativa: su di lei Cécile e Raymond ironizzavano fra di loro. Ma adesso è arrivata Anne Larson (Deborah Kerr) , famosa stilista di moda, e Raymond non le racconta niente, si parla addirittura di matrimonio. Anne ha invaso anche la vita di Cécile, mette il naso sui suoi rapporti con Philippe (Geoffrey Horne) e vuole che Cécile studi per gli esami d'autunno. Che fare? Cécile decide, davanti allo specchio: farà in modo che Philippe ed Elsa fingano un flirt, così Raymond si ingelosirà e tornerà a far la corte ad Elsa. Cécile conosce bene Raymond. Ma non sa come è fatta Anne...


Fantômas (1964) di André Hunebelle

La fotografa Hélène (Mylène Demongeot) è stata rapita dal misterioso criminale Fantômas(Jean Marais), ma non se la prende più di tanto. Ammira nello specchio se stessa e il bel vestito che le ha fatto avere il galante criminale. Non le par vero di non essere vestita da fotografa, sicuramente un abbigliamento meno chic. Per il resto, è tranquilla: sicuramente il suo fidanzato Fandor (Jean Marais) riuscirà a liberarla, ma anche se ci mettesse qualche giorno in più Hélène se ne farebbe una ragione. Sulle tracce del criminale sta investigando anche l'efficiente Commissario Juve (Louis de Funès), che con Fantômas ha un chilometrico conto aperto.


Giulietta degli spiriti (1965) di Federico Fellini

Suzy (Sandra Milo) è nel suo nido arboreo nella pineta di Fregene. Il nido è dotato persino di ascensore, e poco fa Suzy ha fatto salire una sua nuova amica: Giulietta Boldrini (Giulietta Masina). Le due donne sono molto diverse: Suzy è una mantenuta d'alto bordo, provocante e disponibile, Giulietta è una signora trascurata dal marito Giorgio (Mario Pisu), che probabilmente la tradisce.
Suzy sta facendo specchietto: se vede qualche giovane uomo che la interessa, attira l'attenzione mandandogli il sole negli occhi, e successivamente mostrandosi nello specchio, in modo che si facciano una buona idea e salgano con l'ascensore. Scrivo al plurale, perché adesso Suzy ne ha trovati due, ma non si spaventa. Giulietta invece si preoccupa e scende con l'ascensore dal nido arboreo, ma l'ascensore tornerà su quasi subito, con due passeggeri. Suzy li attende a più fermo.


La collectioneuse (1967) di Eric Rohmer

Adrien (Patrick Bauchau) sta parlando con Haydée (Haydée Politoff) che lo guarda tre volte, una direttamente, due con lo specchio.
Adrien è un mercante d'arte, che con l'amico Daniel (Daniel Pommereulle) sta passando un po' di giorni in una casa non lontana dal mare.
In questa casa c'è anche Haydée, che ogni sera torna con un ragazzo diverso, è questo il suo tipo di collezionismo. All'inizio Adrien e Daniel si divertono a prendere in giro Haydée ed i suoi occasionali amici, ma adesso la situazione è cambiata, perché Daniel ha ceduto, entrando nella schiera degli amici di Haydée. Poi Daniel è partito ed ora si trovano di fronte, anzi di specchio, Adrien e Haydée. Apparentemente non c'è match, Adrien è colto, ricco, bello, ironico, elegante, spiritoso. Haydée, a parte la bellezza di tipo ruspante, di qualità ne ha una sola: è naturale. Chi vincerà?


L'Odissea (1968) di Franco Rossi

Ai tempi di Omero, non credo che ci fossero specchi, salvo smentita. Ma Franco Rossi, nel film L'Odissea che uscì prima come sceneggiato TV, aggira l'ostacolo: basta lucidare un bel vassoio di metallo e il gioco è fatto. Arete (Marina Berti), seduta dall'altra parte del tavolo, sta ascoltando Ulisse (Bekim Fehmiu) che racconta le avventure dei viaggi che ha fatto, prima di arrivare all'isola dei Feaci. Arete è la mamma di Nausicàa (Barbara Bach) che ogni tanto ascolta anche lei le avventure di Ulisse. Entrambe non si rassegnano al fatto che Ulisse voglia ripartire. Ma perché, Ulisse? Non ti trovi bene, con Arete e Nausicàa?


Morte a Venezia (1971) di Luchino Visconti

La giovane prostituta Esmeralda (Carole André) ha appena ricevuto la visita di Gustav von Aschenbach (Dirk Bogarde), il musicista che sta trascorrendo a Venezia un periodo di riposo. Esmeralda la si vede anche nello specchio sopra il letto, specchio che era usuale nei postriboli di lusso. Vorrebbe che Gustav tornasse ancora da lei, ma il musicista non tornerà. Anche la nave con cui Gustav è arrivato a Venezia si chiama Esmeralda, e quando Gustav la conosce, la ragazza sta suonando il pianoforte (e lo suona bene).


Una giornata particolare (1977) di Ettore Scola

Il 6 maggio 1938, Antonietta (Sophia Loren) è rimasta sola in casa: il marito Emanuele (John Vernon) ed i sei figli sono tutti alla manifestazione oceanica per l'incontro a Roma fra il Duce e Hitler. Antonietta sta sistemandosi meglio che può davanti allo specchio, gesti forse per lei non più usuali. Ha conosciuto poco prima un condomino, Gabriele (Marcello Mastroianni). Il tramite è stato un merlo, fuggito dalla gabbia di Antonietta e che è andato a posarsi sul davanzale di Gabriele. Antonietta e Gabriele, in quel giorno, si troveranno ancora.


Mignon è partita (1988) di Francesca Archibugi

Mignon (Céline Beauvallet) ha quindici anni ed è cresciuta in Francia. Adesso è ospite di una famiglia di parenti a Roma, e non si trova bene. Ha fatto amicizia col cugino Giorgio (Leonardo Ruta), che ha solo tredici anni. Giorgio si è innamorato di Mignon che però andrà con Cacio (Lorenzo De Pasqua), un ragazzo ignorante ma più grande di lei. Adesso si sta aggiustando il cerchietto per i capelli davanti ad un grande specchio decorato da ragazze e ragazzi che Mignon sente come estranei.


Le mari de la coiffeuse (1990) di Patrice Leconte

Antoine (Jean Rochefort) e Mathilde(Anna Galiena) stanno guardando se stessi in uno specchio che non si vede perché è dalla nostra parte. Lo fanno seri ed intenti, perché Mathilde sta lavorando: taglia i capelli ad Antoine, una delle cose che lui ama di più. Fin da quando era bambino, i capelli glieli tagliava una donna. Antoine è quindi assolutamente felice perché ama Mathilde e sa che Mathilde lo ama. Anche Mathilde è felice, ma...


Wild at Heart (1990) di David Lynch

Lula Fortune (Laura Dern) nel film piange spesso, ma oggi è contenta: tutto sta andando bene fra lei e Sailor Ripley (Nicolas Cage). Gli ostacoli che ha frapposto soprattutto la madre di Lula, Marietta Fortune (Diane Ladd) non sono riusciti ad allontanare Sailor e Lula. Non ci riuscirà neppure Perdita Durango (Isabella Rossellini). Lula non si guarda nello specchio, che semplicemente raddoppia la sua contentezza.


Cyrano de Bergerac (1990) di Jean-Paul Rappeneau

Roxane (Anne Brochet) si è appena alzata e sta accudendo a sé nella sua camera. Ha scelto la collana che vuole mettersi e fra poco entrerà da lei il potente Comte de Guiche (Jacques Weber). Roxane sa che deve riuscire a tenerlo a distanza senza indispettirlo, perché può danneggiare il suo amato Christian de Neuvillette (Vincent Perez). Per il suo amore, Roxana ha chiesto l'aiuto di suo cugino Cyrano de Bergerac (Gérard Depardieu). Sul momento l'ha visto un po' perplesso e non ne ha capito il motivo, visto che il cugino è stato sempre generoso con lei, ma adesso Cyrano sta aiutando lei e Christian in tutti i modi. Roxane certamente pensa che è bello avere un amico che ti aiuta in modo così disinteressato.


L'amore molesto (1995) di Mario Martone

Lo sguardo duro e deciso di Delia (Anna Buonaiuto) vestita di rosso, che solo ora ha imparato com'era realmente sua madre Amalia (Angela Luce) e com'era stata Amalia da giovane (Licia Maglietta). Delia, durante il film, imparerà a somigliare ad Amalia.


Il più bel giorno della mia vita (2002) di Cristina Comencini

Gli sguardi tormentati di Rita (Sandra Ceccarelli), che deve scegliere se restare col marito Carlo (Marco Baliani) o mettersi con Davide (Jean-Hugues Anglade), di cui non è ancora l'amante. Poi, ci sono i problemi delle figlie Silvia (Francesca Perini) e Chiara (Maria Luisa De Crescenzo), della madre Irene (Virna Lisi) e della sorella Sara (Margherita Buy). Ma per Chiara, il giorno della prima comunione dovrà essere il più bello della sua vita.


Rubens: Toeletta di Venere (part) c.1608
Collezione Thyssen Bornemisza, Madrid


11 commenti:

annarita ha detto...

Affascinante excursus nello specchio e oltre: mi sento un po' Alice, entrando nella vita di tanti personaggi:-)
Salutissimi, Annarita.

Roby ha detto...

C'è bisogno di dire che la mia preferenza di filologa greca va al vassoio-specchio di Circe nell'Odissea di Rossi?

E poi, come sono consolanti le Veneri di Rubens, con tutti quei soffici cuscinetti adiposi così sensuali, così corposi, così cellulitici. Se apparivano sexy loro, che dire delle signore mature come me?...

Baciottoni specchiati

Roby

NATAKARLA ha detto...

Anche la mia di preferenza va a al vassoio di Arete. Ci ho lasciato il cuore su quello sceneggiato a puntate e sulla lettura-prologo che Ungaretti in persona faceva prima dell'inizio.
Non lo conoscevo ancora, nè come poeta, nè come traduttore e neppure come persona di fama, ma la sua voce...... era stupenda.
Solimano, sei super ...
Carla

Solimano ha detto...

Annarita, può darsi (dipende da Habanera) che in futuro io esca con una seconda puntata di Specchio delle mie brame. Mi sono divertito troppo nello scrivere questo post, e in genere succede che se ci si diverte veramente nello scrivere si divertono anche gli eventuali letori.
Divertimento è parola alta, non bassa.
Ed hai ragione, Annarita, sembra proprio di entrare nella vita di tanti personaggi, perché quei personaggi siamo noi, in vari momenti della nostra vita. Potenza del cinema che non cesserà mai di stupirmi, alla faccia dei tristi sopracciò cinefili, che non si accorgono che il cinema è anzitutto un atto d'amore.
Roby, condivido. L'Arete rovesciata di Franco Rossi ne l'Odissea è folgorante. Ma anche la Kim Novak che si specchia in abito rosa prima del picnic, e la Sandra Milo, Circe allegrisima che attira con lo specchietto.
Rubens amava veramente le donne, proprio le donne, attraverso i loro corpi che non sono sempre belli, ma soltanto bellissimi, perché Rubens sapeva che anche i difetti hanno il loro gioco nella vera bellezza, che non sta su nuvolette, ma qui, per terra, fra di noi. Dipingeva, e mentre dipingeva c'era uno che gli leggeva un libro, un altro che suonava una musica, l'ambasciatore di Spagna che gli chiedeva un quadro, quello di Venezia idem con patate, il prete arrivava col rosario, poi entrava la seconda moglie, la giovane Hélène Fourment. Se arrivava con i figli piccoli, lui la dipingeva con i figli, se arrivava da sola, cacciava tutti (lettori, musici, ambasciatori, preti) e la rappresentava come Venere in pelliccia. Rubens è la prova provata dell'esistenza della felicità.
Carla, anch'io ho avuto quella grande esperienza delle letture ungarettiane prima delle varie puntate dell'Odissea di Franco Rossi.
Se tu vai sul blog del cinema, cioè su Abbracci e pop corn, puoi trovare sei post sull'Odissea di Franco Rossi, con molte immagini (usa magari il Google interno al blog, in alto a sinistra). Quattro di questi post li ho dedicati rispettivamente a Nausicàa, Calipso, Circe e Penelope, ed ho inserito sotto le immagini i versi di Omero nella traduzione della Calzecchi Onesti.
Credo che quei post ti piaceranno.

Approfitto per ringraziare Stefania, con cui ogni tanto ho qualche combattiva discussione. Ha segnalato questo post nel suo blog Squilibri, e la cosa mi ha fatto molto piacere non per vantaggi o che, ma perché è un segno di grande eleganza intellettuale che l'abbia fatto malgrado i nostri dissensi. Una eleganza rarissima in rete, in genere queste segnalazioni hanno una loro sgradevole strumentalità, ma non nel caso di Stefania.

grazie e saludos
Solimano

Roby ha detto...

Oddio (pardon! ozzeus!!!), che figuraccia per una presunta filologa... quella riflessa nel lucido vassoio è Arete / Marina Berti, non Circe / Juliette Mayniel.

Erase and rewind: cioè, vado a prendere la gomma da penna -quella blu- cancello e riscrivo!

Baciotti

Roby

Habanera ha detto...

Un bel giorno ho trovato una bozza in bacheca con 32 (trentadue) foto tratte da film.
Tutte di fila, senza neppure un rigo di testo. C'era soltanto il titolo "Specchio delle mie brame". Mentre le guardavo incuriosita, chiedendomi a cosa sarebbero servite tutte quelle immagini, mi è arrivata una mail: "Me ne bastano venti, elimina le dodici che ti piacciono di meno."
Non è stato facile perchè erano tutte altrettanto belle e interessanti ma, sempre più incuriosita, ho fatto quello che mi si chiedeva.
Il giorno dopo sono comparse le didascalie ma ancora niente testo... e intanto la mia curiosità aumentava.
Poi, all'improvviso, il post era pronto in bacheca. Perfetto, senza una sbavatura, e ognuna di quelle immagini aveva preso vita assumendo un significato particolare.
Così lavora Solimano.
Gli viene un'idea, la sviluppa nella sua testa e poi, quando ha un attimo di tempo, la trascrive; semplicemente, senza alcuno sforzo. Che ammirazione! E che invidia!
Ho appena visto al Thyssen Bornemisza di Madrid la Toeletta di Venere di Rubens ed è stato come ritrovare una vecchia amica.
Grazie, Solimano.

P.S.
Sulla grande eleganza intellettuale di Stefania concordo in pieno, indipendentemente dalle segnalazioni. Stefania è così perchè così si nasce, non si diventa, ed ogni sua parola, ogni sua scelta, ogni suo atteggiamento ne sono la conferma.
H.

Solimano ha detto...

Habanera, ero maliziosamente curioso di vedere quali immagini avresti scartato, così ti ho conosciuto meglio.
Ci sono dei post che si fatica a a scriverli e si sente la fatica nel leggerli. Questo è stato impegnativo, ma l'ho scritto con molto piacere. A me piace, e in questo caso il mio piacere basta a se stesso, non mi sentirei scalfito da 99 giudizi negativi su 100. Però i giudizi positivi, e il tuo in particolare, sono un dippiù di piacere, un piacerissimo. E' bello, avere il gusto del piacere, ci vuole così poco, ma quel poco è tanto.

saludos y besos
Solimano

riccionascosto ha detto...

Mi è piaciuto molto questo post e, soprattutto, il fatto che le descrizioni "fissano" ancor di più l'immagine, lasciando in sospeso - pur facendolo trasparire - ciò che avverrà dopo.


Dopo la rivelazione di Habanera, però, resta la curiosità di conoscere i dodici scartati...

Solimano ha detto...

Riccionascosto, grazie per la tua osservazione, che prendo come un grande (e quasi del tutto immeritato) complimento. Perché me ne sono accorto alla fine, dove volevo arrivare: proprio lì, ma inconsciamente, come se quel volto nello specchio raccontasse tutto il film, ne fosse l'acme, o un momentaneo satori. Riguardo le dodicie immagini scartate da Habanera (e ciò malgrado bellissime), mah, vedremo... Siccome ne ho anche altre, mi piacerebbe fra un po' di tempo, fare uno Specchio delle mie brame (2). Però decide la Signora Blogghiera, io sono un guest obbediente.

Riccionascosto, a presto e saludos
Solimano

sabrinamanca ha detto...

venti, venti mi sembrano troppi, soprattutto se ogni volta mi sento risucchiare dentro allo specchio, alla storia, ai ricordi che quella pellicola riporta a galla.
Bisogna andarci piano, con le emozioni, dico io!

Solimano ha detto...

Sabrina, giusta la tua osservazione. Ci pensavo mentre scrivevo il post: venti immagini sono tante, e il rischio della laundry list c'è tutto.
Ho cercato di ovviare in due modi.
Il primo è stato di essere concreto, non generico, nella descrizione del film e della situazione.
Il secondo è stato un modo involontario, una cosa di cui mi sono accorto scrivendo: che in certi fermo-immagine c'è una forza sintetica che magari non si avverte nell'intero episodio del rispecchiamento in Youtube o sul DVD. La ragione è forse la stessa per cui in un verso può essere contenuta l'intera poesia. Non lo dico per un'arrampicata misticheggiante, ma perché probabilmente il nostro sistema percettivo (il nostro cervello, poche storie) così è strutturato per poter decidere ed agire in tempi brevissimi.

grazie Sabrina e saludos
Solimano