lunedì 15 settembre 2008

Samuel Butler, Erewhon


William Morris: Windrush textile design (1881-83)


Samuel Butler, Erewhon

di Giuliano



Avevo trovato a poco prezzo un libro con una piccola antologia di Samuel Butler (1835-1902, inglese).
Si tratta di un piccolo libro pubblicato con uno dei soliti titoli improvvisati e un po' fessi, e contiene estratti dai suoi diari e quaderni d'appunti. Per esempio, cose come questa:
"Non sono io che faccio i libri, sono loro che crescono; vengono da me e insistono per essere scritti e vogliono essere scritti a modo loro.
Io non avevo intenzione di scrivere Erewhon, volevo continuare a dipingere ed è stata una insopportabile seccatura essere trascinato, mio malgrado, a scriverlo. Allo stesso modo, per tutti i miei libri, i soggetti non sono mai stati una mia scelta; si sono imposti a me con una forza a cui non potevo resistere. Se questi soggetti non mi fossero piaciuti, mi sarei tirato indietro e niente al mondo avrebbe potuto costringermi a prenderli in considerazione. Ma questi soggetti mi piacevano e i libri venivano a dirmi che dovevano essere scritti; così ho brontolato un po' e li ho scritti."


Non credo che Samuel Butler diventerà mai uno dei miei primi scrittori preferiti; però mi sono voluto togliere una curiosità e leggermi Erewhon, visto che è un libro di cui ho molto sentito parlare (Borges, se non sbaglio). E così me lo sono portato a casa.

Innanzitutto il titolo: se lo si legge alla rovescia viene fuori Nowhere (più o meno): che in italiano si può tradurre "in nessun posto". Ed è infatti la descrizione di un "mondo alla rovescia" , nello stile di Swift e dei viaggi di Gulliver.
I primi capitoli sono quelli di un libro d'avventura, e come libro d’avventura sono decisamente belli: un giovane che parte alla ricerca di un mondo inesplorato e affronta avventure per arrivare non sa bene dove. Il punto d'arrivo (e naturalmente per arrivarci bisogna perdere la strada e ci si arriva solo per caso...) è il paese di Erewhon, nel quale il giovane arriva con un po' di timore, ma poi scopre che è abitato da gente bella e cordiale, e che somiglia molto all'Inghilterra, ma tutto è leggermente diverso. Il resto del libro è la descrizione degli usi e costumi di questo popolo misterioso.

Non sto a spiegare tutto: ma il protagonista, pur essendo stupito dall'avvenenza e dalla gentilezza degli abitanti di Erewhon, parla spesso della loro "morale aberrante".
Cosa succede a Erewhon? Succede, per esempio, che la malattia è considerata come un crimine, da punire con il carcere; e che invece il furto, e in genere quelli che da noi sono considerati dei crimini, vengono considerati con più attenzione e meritano le cure di un "raddrizzatore" e le attenzioni amorose dei parenti e degli amici, in attesa che chi è caduto in quella tentazione si ristabilisca. Invece i medici come li intendiamo noi, quelli che curano le malattie del corpo, sono considerati individui loschi e pericolosi.
Butler sa scrivere molto bene, la descrizione nei dettagli di questi paradossi è molto fine e spesso esilarante. Pezzi forti, per esempio, la descrizione del processo a un tisico (quindi, un autentico criminale) nel corso del quale l'avvocato difensore cerca di far credere che l'imputato non è tisico ma si finge malato per frodare l'assicurazione (crimine molto più lieve…).

Emanuel de Witte: Interno di chiesa (1668)
Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

E ancora: il rapporto con la religione, dove la religione ufficiale è molto rispettata ma solo a parole, e gli edifici di culto sono splendidi ma sempre vuoti ( e in realtà tutti seguono un culto "nascosto" che - ufficialmente - aborriscono e deridono). E il rapporto con la nascita è questo: in Erewhon si crede che esista un mondo di "non nati", esseri spirituali che hanno un loro mondo organizzato più o meno come il nostro. I non nati vanno a disturbare gli uomini, e sono così noiosi ed insistenti che alla fine gli umani cedono e li fanno nascere; ma, siccome nel mondo dei non nati si vive molto bene (e loro ci conoscono benissimo, perché vivono fra di noi) solo gli stupidi ed i folli fra di loro decidono di lasciare il loro mondo. Il che spiega molte cose...

Pieter J. Saenredam: Interno della chiesa di San Bavone ad Haarlem
1630 Musée du Louvre, Parigi

Tra le parti finali di Erewhon c'è "Il libro delle macchine" , che è appunto la parte più citata. Ad Erewhon le macchine (i congegni meccanici, e affini) sono proibite, da secoli; ce ne sono e le conoscono benissimo, ma stanno nei musei e nessuno si sogna di usarle. Ad esempio, il protagonista anche se straniero viene accolto molto bene, nel suo soggiorno ad Erewhon: se passa qualche guaio lo deve soprattutto all'orologio che ha con sè, e che lo rende sospetto.
Un orologio è pur sempre una macchina, e come tale è vietato.
Come si è arrivati a questo Butler lo spiega negli estratti da un libro del filosofo (vissuto secoli prima) al quale si deve tutto questo. In breve (ma questi capitoli sono tra i più belli da leggere, e ve li consiglio): il filosofo vede con un certo sgomento la grande velocità del progresso della tecnica, e si chiede se le macchine non abbiano una loro coscienza, che a noi sfugge, e che le porterà prima o poi a prendere su di noi il sopravvento.
Con grande logica e buon senso, smonta tutte le obiezioni possibili, e il suo ragionamento è così ben portato che convince. Per esempio: anche noi siamo fatti di miglioramenti successivi. E' vero che le macchine attuali sono ingombranti e poco funzionali, ma anche le prime creature viventi erano rozze e limitate (l'ostrica, per esempio) o enormi e pesanti (i dinosauri), ma poi sono state perfezionate fino ad arrivare ai livelli che vediamo oggi.
E continua: è sbagliato dire che le macchine non si riproducono. Certo, non lo fanno come gli esseri viventi, ma lo fanno con altri mezzi. E, più precisamente, lo fanno tramite nostro: siamo noi che provvediamo al loro desiderio di evoluzione e di riproduzione...
Conclude il filosofo erewhoniano: allo stato attuale, le macchine non fanno certo paura. Ma in futuro, cosa potrà succedere? Non è forse meglio intervenire ora, finché possiamo? E così fecero a Erewhon, anche se a prezzo di guerre e di lutti, perché la fazione favorevole alle macchine c’era ed era consistente; ma ora è passato tanto di quel tempo che tutto ciò pare naturale, e l'interesse verso le macchine è solo di tipo archeologico, lo stesso che proviamo noi verso gli utensili in selce, per esempio. A nessuno verrebbe in mente di rimettere in funzione una locomotiva o un orologio, sembrerebbe un’idea balzana.
Insomma, leggendo questo libro un po' si ride e un po' viene la pelle d'oca. Considerando anche l'epoca in cui è stato scritto, Erewhon si può anche considerare come il capostipite di tutti i romanzi cyborg – le macchine pensanti che si riproducono ed evolvono tramite nostro - e che una cosa così sia stata scritta 150 anni fa dà da pensare.
Butler è davvero un bravo scrittore, e questo mondo dove chi si ammala è colpevole e viene messo in galera non sembra un vero e proprio "Nowhere", ad essere sinceri.
Esemplari anche i capitoli sulle "Scuole dell'Irragionevolezza" , dove ai giovani si insegnano le cose che veramente contano: non le tecniche per dipingere, per esempio, ma quali sono i quadri che si potranno vendere.
E quel passo dove si accenna a chi si arricchisce, anche con mezzi illeciti: se si supera un certo livello, e si diventa davvero ricchi, si viene lasciati in pace, e anzi si viene guardati con rispetto e con stupore, perché essere così ricchi è gran merito, ed è considerata un'espressione artistica.
Anche a voi Erewhon ricorda qualcosa?

William Morris: Tulip and Willow design (1873)

P.S. Alcuni chiarimenti sulle immagini.
Emanuel de Witte
e Pieter J. Saenredam sono i più noti pittori del Seicento olandese specializzati nella rappresentazione di interni di chiese (generalmente quasi vuote).
William Morris (1834–1896) , artista e scrittore inglese, fondò il movimento Arts and Crafts. Anticipò i designer del Novecento, e fu l'iniziatore del disegno industriale.
Un paradosso, visto che osteggiava il lavoro in serie.
Disegnò motivi decorativi per artigiani e utilizzò tecniche antiche persino nella tipografia, in cui i motivi decorativi si ispirano agli incunaboli del Quattrocento. Le due immagini di opere di William Morris derivano da Wikipedia.

14 commenti:

Elena ha detto...

Da brivido, e questa visione dei ricchi poi, è davvero molto (troppo) ATTUALE.
Elena

Mauro ha detto...

Ti ho già ringraziato per avermi fatto scoprire questo libro, e ora mi hai fatto venire voglia di rileggerlo.

Giuliano ha detto...

Non ho messo niente di mano dell'autore perché Butler non si presta molto ai "campionamenti": ha una prosa molto bella e scorrevole, si arriva in fondo quasi semza accorgersene, ma avrei dovuto copiare paginate intere.
Tenuto conto del fatto che di Butler in rete ci sono quasi soltanto degli aforismi, può sembrare strano; ma Butler ha in Erewhon scrive così, e a me piace molto come scrive.
Ovviamente, in Erewhon c'è anche una storia: il protagonista si sposa, fugge, ritorna, ha delle avventure; per chi ama l'azione la storia c'è.
Grazie ad Elena, and a happy time inside your mind a Mauro.

Roby ha detto...

Ecco un'altra delle tante occasioni in cui mi ritengo fortunaissima per aver incontrato Giuliano, durante le mie peregrinazioni internettiane: non conoscevo Erewhon, ed ora invece sì, almeno un pochino.
Ho dato un'occhiata su Google: è pubblicato da Adelphi, a 10 euro...

...ciao, G., e grazie!

R.,

Giuliano ha detto...

Cara Roby, le immagini sono tutte di derivazione solimanica (alcune addirittura solimanesche, nel senso primario del termine).
Io per me prima di conoscere Solimano non sapevo neanche che esistesse William Morris, anche se conservo l'immagine di una bella signora con la mano sul fianco che ogni tanto mi ritorna - e stavolta Solimano non c'entra.

Silvia ha detto...

Che bella presentazione Giuliano. Molto interessante questa lettura GIuliano che dappirma mi ha ricordato gli umani coi loro peccatucci, vedi multinazionali, frodi fiscali, mafia, assenteismo, dichiarazioni mendaci, poi i mormoni, la pecora dolly, il robot pensante per finire coi nostri governanti.
Da leggere con molta serenità nell'animo altrimenti si rischia l'insonnia. Lo prenderò.:)

gabrilu ha detto...

Ah, il buon Erewhon.
Ce l'ho nei due rossi piccoli volumetti Adelphi del 1993 (pagati -- i due volumetti di allora -- ancora in Lire: 16.000, per l'esattezza. Oggi Erewhon costa 10,00? Beh, proprio vero che oggi tutto è più caro, Sora Gabrilu...).

Mi piacque, Erewhon, ma non mi esaltò.
Il gioco del rovescio, a lungo andare, e se ripetuto automaticamente per ogni cosa ed ogni aspetto della vita, e se viene fornito come schema e se rimane l'unico leit motiv di un libro, dopo un poco annoia, e di brutto e succede che io mi metto a sbuffare come una locomotiva sfiatata. Segue in questi casi da parte mia lancio di libro dalla finestra (non l'ho fatto, eh, ma c'è mancato poco.)

... E poi --- ricordo -- venivo fresca fresca dalla lettura di Flatlandia di Edwin Abbott Abbott e da tutti i libri di Lewis. In quel periodo (amarcord) s'era tutti presi dal "gioco del rovescio".

Pure Tabucchi ne era preso, da 'sta storia del rovescio, tanto che intitolò Il gioco del rovescio un suo feltrinellesco volumetto di racconti (la cosa migliore di lui che abbia letto, tra parentesi. Gli riuscì proprio bene.)

Insomma, forse avevamo tutti un po' esagerato, con i "giochi del rovescio". Autori e lettori.

Troppa ingestione trasformatasi -- giustamente ed apocalitticamente -- in indigestione e rigetto.
Chissà, magari adesso abbiamo metabolizzato e li si può ritirar fuori.

Morris, ah Morris.
Ma qui andrei proprio su questioni di famiglia (mia).
E non mi pare il caso.

Sempre splendidi, i post di Giuliano.

Habanera ha detto...

Non mi è simpaticissimo questo Samuel Butler. Delle donne, ad esempio, dice cose tipo:
"A ciascuno di noi il fato ha destinato una donna; se riusciamo a sfuggirle, siamo salvi."
o peggio:
"Le donne hanno un cervello talmente piccolo che qualcuno crede addirittura che non lo abbiano."
Sono indignatissima!
A parte questo, caro Giuliano, qualunque argomento trattato da te diventa immediatamente interessante ed ho letto questo post con grande piacere.
Splendide anche le immagini solimanesche.

Merci bien à tous les deux
H.

Giuliano ha detto...

Cara Habanera, bisogna diffidare delle citazioni e degli aforismi: il mio maestro è stato Gadda che (in un saggio bellissimo che porterò qui) diceva: "Non è Shakespeare a dire Essere o non essere, è Amleto."
Bisognerebbe vedere in che contesto Butler ha scritto quelle cose, e vale per tutte le citazioni e gli aforismi, spesso raccolti in modo scorretto.
Pensa un po' se si attribuissero a Shakespeare tutte le cose che dice Jago...

Cara Gabriella, grazie per le belle parole. Anch'io se devo leggere un inglese preferisco Sterne o Carroll, ma queste cose sulle macchine (e tutto il resto) le ha scritte solo Butler, e le trovo terribilmente vere. Pensa a com'erano i computer quarant'anni fa e a come sono oggi!

Habanera ha detto...

Caro Giuliano, tu e il maestro Gadda avete perfettamente ragione. Infatti io scherzavo, ovviamente.
Pensavo si capisse da quel "Sono indignatissima!"
La mia indignazione, quella vera, la riservo per cose decisamente più serie.

Ti abbraccio
H.

Solimano ha detto...

L'esibizione della ricchezza non è nata oggi, ad esempio in certe regioni africane si usa lo stesso aggettivo per dire "bello" e "grasso". E senza la grande ricchezza dei mercanti, delle signorie, delle corporazioni e degli ordini religiosi non ci sarebbe stato il decollo del Rinascimento italiano e fiammingo.
La ricchezza di per sé non è un male, le civiltà sono nate sui fiumi perché le inondazioni feconde di limo consentivano di non avere ogni giorno il problema di cosa mangiare e quindi ci si poteva dedicare a ciò che chiamiamo superfluo.
De Masi insiste molto sul mulino ad acqua che aveva il pregio che una volta costruito non si spendeva più nulla, a differenza dei mulini precedenti. E' l'uso della ricchezza che fa la differenza, per cui oggi ricchezza è spesso sinonimo di volgarità. Per fare un esempio piccolo, il modello di ricchezza che trasmette l'attuale premier italiano è un modello volgare reso universale e vincente soprattutto dall'uso delle TV. Al tempo di Kennedy e Nixon, lo straricco era Kennedy, il volgare era Nixon. Con Kennedy, alla Casa Bianca suonava Pablo Casals, con Berlusconi, a Palazzo Chigi suona Mara Carfagna. Su una cosa si può essere certi: che dagli anni di Berlusconi non verrà nulla che sarà ricordato come bello, importante e duraturo. Da questo punto di vista è perfino peggiore del fascismo, che aveva una sua politica culturale: architettura, pittura, cinema, scuola di Giovanni Gentile. Qui ci sono solo le TV tutte mirate ad un target generalmente incolto da mantenere tale, perché continui con i consumi che ha scelto. Non lo dico sul piano moralico e neppure politico, lo dico perché è di assoluta evidenza, e più se ne è consapevoli meglio è.

grazie Giuliano e saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Ah loso bene, cara Habanera: però ne ho approfittato anch'io, perchè queste raccolte di aforismi non mi sono mai piaciute. Nell'aforisma e nella frase celebre in sè non c'è nulla di male, ma dipende sempre da chi compila le citazioni: non solo in rete, ma anche nei libri stampati se ne leggono di tutti i colori.
(Di Butler, veramente, so ben poco: visto che si dice pittore ho cercato in rete qualche suo dipinto, ma non c'è nulla).
(C'è tutto Erewhon in inglese, questo sì).

Anonimo ha detto...

Fausto
Ho letto questo bellissimo libro di Butler 32 anni fa durante un epico viaggio via terra verso l'oriente. Rimasi stregato dal racconto e divertito dal fatto che Butler riusci' addirittura a farsi finanziare una spedizione per trovare l'isola sconosciuta niente meno che dal National Geographic di Londra. Lessi questo libro in completa solitudine a Kandhaar in Afghanistan, l'impatto del racconto in quell'ambiente particolare fu molto forte.

Giuliano ha detto...

Caro Fausto, leggere Butler è davvero un piacer, è uno di quegli scrittori che tengono compagnia.
Devo anche aggiungere che mi hai fatto venire un bel po' di invidia: io ho letto Erewhon durante i miei turni di notte in fabbrica.
Direi anche che il National vada un po' compreso, visto che siamo ancora nell'800. Non è che magari hanno finanziato anche una spedizione per trovare Shangri-La?
Grazie del commento, che è molto bello, e torna a trovarci.