sabato 6 settembre 2008

La storia di Jemima Anatra de'Stagni


Il piccolo Ralph


La storia di Jemima Anatra de'Stagni

di Annarita Verzola



Compie cento anni la storia di Jemima, anatra stizzosa ma che suscita tenerezza per la sua ingenuità.

L'autrice Beatrix Potter come il solito si è ispirata a personaggi veri, ambientando le loro azioni nel familiare e tanto amato paesaggio della fattoria di Hill Top, la sua residenza nel villaggio di Sawrey, Lake District.
Compaiono dunque in questa "favola da cortile", dedicata ai piccoli Ralph e Betsy, la signora Cannon (moglie del fattore e madre dei due bambini) il cane da pastore Kep (il preferito di Beatrix) e la stessa Jemima è una vera anatra della fattoria.
I disegni ritraggono anche incantevoli vedute di Sawrey come il bosco, in cui si addentra Jemima, il panorama della fattoria dalle colline e persino il pub del villaggio, il tuttora esistente Tower Bank Arms.

Come dicevo, Jemima è un'anatra, ma si comporta da vera oca.
Offesa perché la signora Cannon fa covare le sue uova alle galline del pollaio, Jemima decide di allontanarsi dalla fattoria per trovare un luogo appartato nel quale deporle e covarle da sé, malgrado i saggi ammonimenti di sua cognata Rebeccah, la quale ben conosce la scarsa propensione delle anatre al disagio della lunga cova.

Mrs. Cannon

Faticosamente Jemima si alza in volo, la cuffia a sghimbescio e lo scialle svolazzante, atterrando in una radura nella quale il posto più attraente, un bel ceppo circondato dai fiori della digitale, è occupato da un elegante tipo che legge il giornale. Un tipo dalla folta coda e dalle basette color biondo cenere che si interessa subito ai problemi di Jemima e le offre ospitalità in una vecchia e tetra casupola di torba e fascine, con due secchi bucati e infilati l'uno sull'altro a fungere da camino. Malgrado la casupola sia piena di soffici piume, la sciocca Jemima non sospetta nulla e prepara il nido, premurosamente sostenuta dal misterioso tipo elegante.

Jemima e il misterioso elegantone del bosco

Passano i giorni, le uova sono deposte e arriva il momento della cova, ma il distinto tipo propone una cenetta per festeggiare l'avvenimento e chiede a Jemima di procurargli salvia, cipolle e erbe aromatiche per la frittata. La tonta Jemima va alla fattoria a prendere il necessario e incontra il cane Kep, che vuol sapere dove vada tutta sola con quelle verdure; Jemima non vede motivi per i quali non raccontargli tutta la storia e il saggio Kep ascolta con attenzione, informandosi ben bene sull'esatta ubicazione del capanno nel bosco.

Jemima e il saggio Kep

Quando Jemima se n'è andata, Kep va a cercare due giovani e fidati amici, addestrati alla caccia alla volpe.

Kep trova i cuccioli davanti al pub Tower Bank Arms

La nostra eroina giunge alla radura e trova il suo anfitrione stranamente nervoso e sgarbato, che le ordina di dare un'occhiata alle uova e di tornare subito in casa da lui.
Inquieta e disorientata, Jemima obbedisce, ma qualcuno la chiude a chiave nella casupola e ben presto dall'esterno giungono latrati e ululati, guaiti e brontolii.
Quando Kep riapre la porta e libera Jemima, non c'è più traccia del tipo elegante e i cuccioli screanzati entrano nella casupola a mangiarsi le uova.
In lacrime per la perdita Jemima viene scortata di nuovo alla fattoria, ma finalmente ottiene il permesso di covare la nidiata di giugno; nidiata che si riduce alla schiusa di sole quattro uova.

Jemima torna con le pive nel sacco

Jemima non se la prende, dà la colpa ai nervi," ...but she had always been a bad sitter."

E con questo impietoso giudizio sulla stolida eppure amata Jemima si chiude il delizioso viaggio nella fantasia di un'altra piccola storia della grande Beatrix Potter.

(sabato, 09 febbraio 2008)

Da L'angolo di Annarita

La sventata Jemima e i suoi anatroccoli


15 commenti:

Annarita ha detto...

Grazie per l'ospitalità, sono in ottima compagnia! A presto, Annarita

Giuliano ha detto...

...come si pronuncia Jemima? alla franciosa, o all'anglesa?

Silvia ha detto...

Ma che storia deliziosa! A volte sono un po' Jamima anch'io, bricca come sono. Ciao Anna:)

Habanera ha detto...

Cara Annarita, benvenuta alla tua simpatica Jemima e bentornata a te che già da tempo fai parte degli Autori di questo blog.
E' un piacere per tutti noi vederti e rileggerti qui.
Oltre al racconto, simpaticissimo, trovo assolutamente splendide le immagini.
Dire che me ne sono innamorata a prima vista è dir poco...

Grazie e alla prossima
H.

Solimano ha detto...

Da sempre, stravedo per i palmipedi, le anitre in particolare. Dalle oche sto a debita distanza, perché hanno una loro ferocità piccola, con quei beccacci di bellezza perigliosa. Però vedere -anche nei film- un gruppone di oche grandi e bianche promenarsi insieme, ognuna con un suo qua qua diverso, è consolazione non piccola delle asprezze della vita.
Non c'è banalità di lieto fine obbligatorio, nella storia di Jemina de' Stagni, scioccherella e curiosa: la lacrimevole catastrofe della frittata succede e i quattro anatroccoli (pochi, pochi) chissà come cresceranno, con una madre di tal fatta.
L'imprintig controfirmato dal signor Lorenz li obbliga a seguire questa sventata madre in mezzo ai pericoli della Cumbria, terra colma di insidie.
A proposito... cliccando nei due link dentro il post, ho riprovato il piacere usuale che dà il vedere come gli anglosassoni accudiscano bene argomenti di tal fatta. Amano, le loro storie e favole (perché le favole sono storie pure loro). Ho trovato diversi siti dedicati ad esempio a Jane Austen, corredati di immagini dei tanti film tratti dai suoi sei romanzi, di fotografie dei luoghi, di citazioni testuali, di utensili domestici. Perché da noi non succede? O meglio, succede, ci pensa Annarita e pochi altri, persone che hanno il filo, quindi possono tessere la tela.

grazie Annarita e saludos
Solimano

Silvia ha detto...

Bell'intervento Solimano come al solito e che quoto completamente. Come si fa a non amare soggetti che deambulano ondeggiando perisolosamente,che emettono suoni sgraziati e teneri al tempo stesso e che marciano tutti in fila che sembrano formiche? Rimasi incantata dall'ultima covata dell'anatra del babbo. Il tredicesimo anatroccolo era nero e zoppetto dalla nascita. Correva più degli altri per il timore di rimanere indietro e quando doveva guadagnarsi la vasca, si agitava come un matto e scavalcava tutti temendo di rimanere schiacciato. Spettacolare. Una bella lezione di vita.

Anonimo ha detto...

Silvia lo sa, io sono proprio incantata da oche, anatre e galline, per non parlare di pulcini.
Qui, alla mia sinistra, c'è un'anatrina danese, candida e inghirlandata di fiori: putroppo ferma nella sua porcellana.
Sono assai contenta, perciò, d'imparare una storia nuova, corredata da immagini deliziose.
E penso, intanto, a quanto spazio occupano i palmipedi nelle fiabe popolari, a dimostrazione che l'immaginario nasce dal quotidiano, ne è prolungamento o deformazione: il prestito di un pensiero o di un atto di parola è diritto trasversale, nelle fiabe, e proprio non si nega a nessuno, men che meno ad un animale da cortile.
:)
A me piace molto La gallina lavandaia, raccolta da Calvino.
saluti a tutti.
zena

Anonimo ha detto...

"occupano palmipedi ...e gallinacei".
Dimenticata i gallinacei, sorry: così ho dato della palmipede alla gallina di Calvino:))))
sempre zena, particolarmente oca.

Habanera ha detto...

Guardate qui, amanti dei palmipedi
H.

Silvia ha detto...

Ciao amica delle oche come me:) Che piacere vederti qui.
Haba ho salvato il video. Solo i rumori di sottofondo mi conciliano con la vita:)Io animale di città ma con animo di palmipede.

Solimano ha detto...

Habanera, il video è la dimostrazione palese che quel gruppo di anatroccoli è veramente acculturato.
Di per sé gli anatroccoli se ne andrebbero sparpagliati, ma hanno seguito le lezioni di Lorenz, e allora vanno vincoli. E mamma anatra si insuperbisce e crede di essere stata lei a dargli l'imprinting.

saludos y besos
Solimano

Silvia ha detto...

Solimano ti posso garantire che i 13 "nadrini" del babbo, marciavano in fila indiana. E il nero, zoppetto, era sempre l'ultimo.
Deduco quindi che erano anatroccoli acculturati ed educati severamente.
Peccato davvero non avere la possibilità di fare una ripresa a questo piccolo esercito in piume:)Poi è vero di norma zampettano in ordine sparso:)Deliziosi comunque.
Anche all'arancia:)

annarita ha detto...

Deliziosa nidiata! Mi ha ricordato pianti e strilli infantili, quando i miei genitori mi portavano in una cascina fuori città dove andavano a prendere tante cosette genuine. Pianti e strilli perché ogni volta volevo portarmi a casa un anatroccolo o un pulcino e non potevo :-(
Ciao a tutti!

Roby ha detto...

Cara annarita, ricordo anch'io le bizze per avere in regalo uno degli anatroccoli incautamente venduti sulle bancarelle, non so più a quale fiera cittadina... La mia compagna di banco ne ottenne uno, che teneva in una scatola di cartone in camera sua. Ma poi la natura fece il suo corso, l'anatroccolo ingrandì a vista d'occhio e ... chissà mai che fine avrà fatto?

Baci e complimenti per il delizioso post!

mazapegul ha detto...

Grazie Annarita per la storia, che passo alla figlia immantinente. Proprio in questi giorni vado improvvisando per lei, sul motivo di "E questo è il frutto dell'amor...", una canzoncina senza fine che racconta di come lei e le sue amiche siano un branco di impenitenti oche.
[Un'oca tengo per la mano,
quaquaquaquaqua, quaquaquaquaqua;
delle oche sono io il guardiano,
quaquaquaquaqua, quaquaquà.
eccetera]