sabato 12 luglio 2008

Sono un nuovo padre




Sono un nuovo padre

di Fabio R.




Primavera, un pomeriggio qualunque, in un qualunque giardino pubblico di Milano.
Ragazzi che giocano a pallone sul prato, fidanzati storditi dall'amore che si guardano negli occhi, badanti che fanno passeggiare anziani, cani che corrono: insomma, un paesaggio che conosciamo bene, che sapremmo spiegare in ogni dettaglio.
Però, da qualche tempo, ci sono nuove figure che fatichiamo a decifrare.
Un uomo con i capelli brizzolati che spinge un passeggino, un altro con la fronte increspata di rughe pensierose che fa dondolare un bimbo sull'altalena, un terzo con il pizzetto sale e pepe che legge il giornale e intanto controlla la piccola che cerca di arrampicarsi su un triciclo.
Li guardo e penso: ma chi sono?
Fingo di dubitare, ma in realtà conosco la risposta:
sono i nuovi padri!
Lo so bene perchè anch'io sono un nuovo padre, che incontra uomini come me, entusiasti, imbranati, un po’ spaventati ma con una grande certezza: comunque è bellissimo.
Sì, siamo noi, siamo colleghi, siamo i nuovi genitori, il nuovo ottimismo appena tinto di malinconia, attenti a quanto il governo progetta sulle pensioni e sugli asili.
Siamo i padri arrivati quasi fuori tempo massimo, quelli che hanno pensato a riprodursi mentre l'autunno già buttava giù foglie e capelli.
E siamo in tanti, convinti e al tempo stesso spaventati, impegnati ad avvitare per bene il biberon e a fare i conti con una certa stanchezza fisiologica.
Siamo un ponte traballante ed emozionato tra questa infanzia improvvisa che amiamo da matti e una vaga idea di declino, che non si cela in un futuro lontano, ma ci aspetta pochi isolati più avanti.


Siamo quelli che hanno pianto per la morte di John Lennon e fatto festa dopo i gol di Paolo Rossi. Quelli che hanno subito il passaggio da De Andrè a Ligabue e dai minestroni ai sushi. Quelli che ancora corrono tutto il santo giorno, pioggia, vento e gelo chissenefrega, perchè di mollare proprio non se ne parla.
Di strada ne abbiamo fatta tanta, qualcuno è diventato anche importante, qualcuno persino ricco mentre qualcuno s'è salvato per miracolo.
E di colpo alla nostra porta hanno bussato quaranta volte gli anni.
Come è stato possibile?
Ancora l’altro ieri eravamo in Grecia o in Egitto con i nostri vent’anni e neppure l’albergo prenotato e solo ieri ci siamo sentiti all’imbocco del tramonto.
Le nostre fidanzate, compagne, mogli o non mogli, erano invecchiate insieme a noi e ci hanno messo un po’ di tristezza addosso, perché di figli non se ne parlava; c’era troppo da fare, da viaggiare, da scoprire; c’era l’eterna giovinezza da trascinare tra concerti, viaggi e divertimenti.
E improvvisamente un giorno, la frase:
“Amore, ho fatto il test…. aspettiamo un bambino…”
E dopo nove mesi è arrivata quella piccoletta che piangeva, doveva essere nutrita, lavata, coccolata, accudita.
Notti insonni di padri abituati a tirare tardi, sì, ma in qualche fumoso locale sui Navigli chiacchierando con gli amici di cose astratte, impalpabili e inutili.
E ora invece c’è cacca da pulire, ci sono pianti da consolare, un corridoio da fare cento volte avanti e indietro con in braccio quella briciola di tenera vita che strilla a più non posso.
C'è da far fronte al nervosismo della madre, alla gelosia dell’altra figlia e a tutta una serie di spese impreviste.
C'è da essere felici in un modo che non si poteva neanche immaginare.
I padri con i capelli brizzolati sono apprensivi più di un giovane padre; sanno quanto il mondo può essere carogna, hanno cavalcato il dinosauro a lungo.
I padri con i capelli brizzolati che hanno molta vita alle spalle, per quanto la sappiano lunga, però non sanno come far fruttare tutto quanto hanno vissuto, perchè qui si tratta di tutta un’altra storia e l'esperienza assimilata serve poco o niente.
Adesso bisogna capire come funziona la palestrina musicale, come diavolo riconoscere le Winx, sapere fino a che punto è giusto cedere alle richieste di quel minimo che pretende di essere il tutto.
E così ci si trova dopo aver letto decine di libri di filosofia, psicologia, sociologia e averci capito quasi nulla, sdraiati sul pavimento con le favole dei lupi, delle streghe e dei principi tra le mani.
Dopo tanti castelli in aria, tanti progetti vanamente ambiziosi, c'è un cantiere sul tappeto fatto coi pezzi del Lego e un piccolo ingegnere minuscolo da aiutare, desideroso di una fiducia assoluta che non si può assolutamente deludere.
Dopo tanta vita, c'è ancora vita: ed è una sorpresa bellissima, un dono meraviglioso per noi padri con tanti chilometri da condividere, tante canzoni da cantare insieme e tanto amore da regalare.



7 commenti:

sabrinamanca ha detto...

E quale migliore occasione di passare dalla teoria alla pratica. Eccola, la fonte dei libri di pedo-psicologia e di sociologia, è proprio davanti ai tuoi occhi, e magari per la prima volta gattona (come la mia giusto ieri)!
Sui libri non parlano di quella vertigine che è l'amore potentissimo e pericoloso che a quarant'anni, o quasi, ti coglie di sorpresa, ti stordisce e ti fa intuire che tu dipendi da quell'uomo in miniatura infinitamente più di quanto lui non dipenda da te.
Pericoloso e potentissimo.

Solimano ha detto...

Due episodi.

Sulla spiaggia di Milano Marittima una coppia molto giovane con un bambino di meno di sei mesi. Il ragazzo avrà avuto diciotto anni, la ragazza diciassette, evidentemente sposi freschi e frettolosi. Attorniati dai nonni, giovani naturalmente, che cercavano di fare tutto loro. Però ogni tanto i due restavano soli col bambino. Mi impressionò uno sguardo di lei, mentre faceva le solite cose che richiede un figlio molto piccolo. Guardava dentro il bar, dove c'erano ragazzi della loro età che facevano i giochi di allora, non so se flipper o calciobalilla. Nello sguardo c'era immedesimazione, si sentiva ancora dei loro, e anche tristezza.

La notte quando avevo ventiquattro anni che stetti sveglio fino all'alba perché rimuginavo che il bello della vita era ormai passato. E dai e dai ci credetti veramente, che il bello fosse passato e che fosse cominciata la discesa. Per una settimana, poi per fortuna mi misi sotto con uno degli ultimi esami all'università.
Credo che l'arte necessaria ma difficile sia non sovrapporre i propri pensieri alla realtà effettuale, bella o brutta che sia. Perché, anche il bello e brutto è spesso nel pensiero, la raltà ha troppo da fare, se ne frega dei nostri pensamenti, specie quando ci sono i pannolini da cambiare, generalmente oggetto di discussione perché lo vuol fare lui e lo vuol fare lei.
Enjoy your age and your child, Fabio!

grazie e saludos
Solimano

Roby ha detto...

Una delle cose più belle che abbia mai letto ultimamente. Una di quelle cose che mi piacerà sicuramente leggere più e più volte, e poi ancora e ancora e ancora.

Forse perchè nè mio padre nè il padre di mia figlia sono mai stati "nuovi padri" di questo genere. E allora mi assale un po' di invidia mista a nostalgia.

Ma va bene così.

Baci universali

Roby

Habanera ha detto...

E' bello questo scritto di Fabio. E' un'emozione forte che si rinnova ad ogni rilettura.
Sì, perchè anch'io, come Roby, non mi stanco di leggerlo e di rileggerlo e le parole, pur se conosciute ormai a memoria, non perdono di forza.
Perchè sono autentiche.
Parole scritte di getto, per amore e con amore.

Grazie, Fabio!
H.

Massimo Marnetto ha detto...

Io - devo confessare - sono stato un padre poco "contemplativo" delle mie due figlie. Venute al mondo in "rapida sequenza". Ricordo notti insonni, dove l'unica bella cosa era il suono della sveglia che mi annunciava che un'altra terribile notte era passata.
E come la raccontavo in ufficio, c'era sempre il collega che girava il coltello nella piaga, buttando là un distratto "...il mio invece lo mettiamo a letto alle 8 e fino alle sette non lo sentiamo... pensa una volta mi sono dovuto alzare perché mia moglie pensava che fosse morto... (sei tu che dovresti morire, brutto bastardo, invece di raccontarmi le tue bravate!.. pensavo).

Nel tempo, poi, le cose si sono normalizzate (se no non sarei qui a scrivere).
E invece, ho scoperto una cosa strana, che non mi sarei mai aspettato: io che "contestavo" i miei, mi sono ritrovato a utilizzare forse un buon... 70% dell'educazione che avevo ricevuto.

A saperlo, avrei risparmiato ai miei un sacco di litigate in casa.

Anonimo ha detto...

Capita raramente di leggere in rete il sentimento di una persona che descrive in modo così intimo l'emozione di un sentimento per lui così nuovo e unico.
Con parole di rara bellezza riesci a trasmettere lo stupore dei tuoi quarant’anni di fronte alla meraviglia di una nuova vita.
Quando ho girato il post in ufficio tutte ci siamo commosse e non nego che qualcuna, me compresa, ha pianto.
Perché questo non è un racconto, un saggio o una critica, ma sono semplicemente pensieri liberi di una persona che ha tanto amore dentro di sé, ma così tanto che trabocca al punto da riversarlo con gioia sugli altri.
E questa gioia colpisce come un maglio al petto e ti fa venire voglia di essere l’angelo custode che alle vostre spalle vi osserva intenerito mentre giochi con la tua bimba.
Grazie Fabio, a nome di tutte noi, per questo momento di rara commozione.
Monica

Barbara ha detto...

Bellissima riflessione.

Te lo dice una mamma di età media, che non si ricorda la morte di Lennon però cucina lo stesso il minestrone (bono)!!!

Comunque credo che nonostante l'età, l'essenza sia la stessa per tutti, la vertigine che ti da quella "briciola di vita"...