lunedì 7 luglio 2008

Gli amori maturi


Marc Chagall: Gli Amanti nel Sambuco (part.) 1929
Collezione Richard Z. Seisler - New York


Gli amori maturi

di Lilli Guacci




Hanno più coraggio, perché devono scalfire la diffidenza generata dalle delusioni, gli amori maturi.
Nascono inattesi, con lo stupore delle cose inaspettate e perciò ancora più celebrate.
Riescono ad avere pazienza e profondità, perché accettano l'altro con la sua storia e i figli, le complicanze e i segni sulla pelle, sbagli grandi come case, senza tutta la fusionalità irruente dei vent'anni.
Perché si è stati mascalzoni e puttane, martiri e sante, e ora si è, solamente si è.
Lì.
Finalmente in rada, al sicuro di un amore maturo, al riparo dai venti e dalle ingiurie del tempo che a qual punto scorre più soavemente.
Hanno quella capacità di ascolto bella, che ti ha portato fin lì, correndo attraverso gli eventi, i giorni, i dolori degli amici, i lutti, i momenti felici, la tranquillità cercata sempre e avuta mai, la fatica, mioddio quanta fatica! Ci si presenta con le mani piene di valigie del ricordo ad un amore maturo.
Sono allegri, gli amori maturi, perché oramai sanno quanto sia inutile dannarsi su patimenti che passeranno in una settimana.
Si concentrano solo sugli amanti, gli amori maturi.
E’ passato il bisogno di conferme o della conoscenza dei propri limiti, il tuo uomo o la tua donna non sono palestra delle tue insicurezze, non più, possono permettersi il lusso della consapevolezza, dell'errore, dell'accoglimento, negano l'egoismo gli amori maturi.

Diane Keaton e Jack Nicholson
in "Tutto può succedere" di Nancy Meyers

Basta ansia e schermaglie, talami di vetri rotti, bambini scagliati.
Perché il compimento di noi stessi permette di esserci davvero, senza vergogna, senza pudore, senza decenza, con il cuore nei polpastrelli e la carne viva, scoperta, che tocca e si fa toccare, passare da parte a parte.
Si sa che si sopravvivrà comunque, in questa terra senza governo, che cerca il suo spazio.
Si sa che l'altro ha potere di vita o di morte su di noi, che la sua sentenza potrebbe essere definitiva e atterrarci per sempre, ma che non arriverà mai; ci si crede ancora e si lotta contro le dissuasioni vane degli amici delusi.
II ritegno è negato, si sa che è inutile, si è dato negli anni, non è necessario proseguire nell'ostinazione, non si impugnano parole, non si rinfacciano promesse.
Le parole diventano invece sesso, amore, pensiero.
E si è più attenti perché si è capito che l'oggetto amoroso è sacro, perché il suo corpo non è più perfetto ma unico, l'azione non è casuale ma dedicata, la tenerezza non strumentalizzata ma autentica.
Si vorrebbe che fosse l'ultimo, questo amore, come se fosse finalmente scesa una pace mistica e incorruttibile, sui cui non si vorrebbe sbagliare più.
Hanno sapore di cibo e di vino, la pienezza di un pasto, la delicatezza di una amaca, l'accoglienza e la nostalgia di un fado, la complessità di una vita arrivata, infine, solo per quello, per quell'amore.
II garbo e il mirabile incanto di un paesaggio in cui riposano gli occhi.
Perché ha il colore di una estate indiana, un amore maturo.

I colori dell'India


8 commenti:

Solimano ha detto...

L'argomento lo trovo personalmente bello e importante.
Sto mettendo a posto alcuni brani che ho scritto non molto tempo fa e li raggrupperò sotto il titolo un po' provocatorio de "L'amore intelligente". Ma ne parlerò a suo tempo.
Non conosco Lilli Guacci ma di una cosa sono sicuro al 100%: scrive di esperienza, non di pensieri. Non avverto l'odore di menzogna, in queste cose ho il naso fino.
Nei Sette Samurai di Kurosawa, il samurai più vecchio e più esperto, Kambei, affascina il più giovane, Katushiro, che gli chiede come faccia ad essere così bravo. Kambei risponde: "Ho perso tutte le battaglie a cui ho partecipato".
Ma la c'è la differenza: c'è chi perde e prosegue con la coazione a ripetere gli stessi errori, c'è chi perde e diventa cinico (che è ancora peggio), c'è chi perde ed impara, e gli capita così di vivere esperienze come quelle raccontate da Lilli.
Esperienze non generiche, non sognanti, non esproprianti, esperienze che durano senza noia, in cui c'è il segno della creatività, che non è una entità misteriosa, ma una possibilità reale. A un patto, smettere di raccontarsi balle e smettere di ascoltarle, perché su questo argomento si raccontano tuttora tante balle -laiche e pretesche- mezze consolatorie mezze volte alla riconferma del solito gioco delle dominanze, che va invece smascherato, come finalmente scrisse Laborit all'inizio dell'Elogio della fuga.

grazie Lilli e saludos
Solimano

Massimo Marnetto ha detto...

Lo so vado un po' fuori tema, ma fa niente.
Il mio amore maturo è un partito (PD). Mai stato iscritto da ragazzo, né dopo.
Poi, alla bella età di 53 anni, mi trovo a pensare a un tesseramento... Il primo.

Per me, il bello degli amori maturi non è che manchi loro la passione per incendiare tutto; quella c'è lo stesso, ma non è fiamma, è brace.

Si forma col tempo, dopo robuste combustioni,ma dura nel tempo; dà calore e se proprio serve, con un semplice soffio torna fiamma.

Nella maturità - è vero - non devi più dimostrare niente a te stesso e agli altri: sai perfettamente quanto vali.

Ma allora perché raccogliere nuove sfide?
Se lo fai, non è più per prendere, ma per dare.
E questo rende tutto magari meno immediatamente remunerativo, ma più gratificante e disinteressato.

La maturità è il momento dell'eleganza.

Solimano ha detto...

Massimo, bella la metafora fiamma/brace. Però. L'eleganza in amore è facilissima, se non si è innamorati. Altrimenti, è difficile essere eleganti, proprio come uno che beve dopo due giorni di sete o uno che respira dopo un apnea troppo lungo (è maschile o femminile, apnea? mbah!). Mica è obbligatorio, innamorarsi, difatti non succede a tutti e a tutte, tutt'altro. Ma tutti dicono di esserlo stati. Poveretti -o fortunati- non sanno di che parlano.
Riguardo al PD, vabbè. L'ho votato, ma non è fra le prime mie priorità. Preferisco il PD americano, fra Hillary e Obama, preferivo Edwards, ma adesso appoggerei Obama, come fa Hillary, dopo una lotta durissima. Così si fa, non come i nostri che hanno una sola priorità: esserci comunque.
Mentre Blair non c'è più e Zapatero ha dieci anni meno di Veltroni.

saludos
Solimano
P.S. Fai bene ad andare a Piazza Navona: essere troppo responsabili significa dargli la scusa buona per continuare con i vecchi e sciocchi vizi. Qualche secca sberla gli fa solo bene (ammesso che con la testa siano in grado di arrivarci, that's the problem).

Roby ha detto...

Bel post, cara Lilli! Letto d'un fiato, con vero piacere.

Il mio "amore maturo" in senso stretto è lo stesso dei miei vent'anni -mio marito- dato che siamo stati capaci di "reinventarci" dopo un lungo periodo di stanca.

Il mio "amore maturo" in senso metaforico invece è il web, con i suoi blog, la possibilità di scriverci dentro, ogni tanto, e di leggere quel che scrivono altri. Bellissima scoperta, dopo mezzo secolo di vita su questa terra!

Roby

PS: Quella risposta di Kambei sulle battaglie perse me la segno, Solimano. E ti ringrazio della segnalazione. Forse ho sempre sospettato, sotto sotto, che perdere le battaglie non fosse poi così negativo!

Habanera ha detto...

Mi scrive Lilli

Il tuo blog è una bellezza e vorrei tanto avere il tempo di leggere di piu'... le mie notti le passerò un po' visitandoti.
Il quadro di Chagall è uno dei miei preferiti ed il colore dell'estate indiana, poi, è molto azzeccato.
Diane e Jack, che dire, hanno ridato fiducia a chi non ricorre ma pensa al botox e al collagene come le ultime risorse. Chissà: davvero si può essere amate anche se tutte plissettate?

Per ora grazie e davvero complimenti per la tua creatura.
Con affetto
Lilli


Benvenuta Lilli e grazie per questo pezzullo (come lo chiami tu) che mi è piaciuto moltissimo.
Non è facile parlare dell'amore con tanta intensità, senza stereotipi e senza cadere nel sentimentalismo.
A rileggerti presto.

Un abbraccio
H.

Lilli Guacci ha detto...

Grazie.
A voi.
A te, Hab (un vero hub).
Davvero.
Lilli

Solimano ha detto...

Roby, perdere le battaglie di per sé è negativo, ma c'è chi, pur di non perderle, non le combatte. Così le perde due volte.
Se posso interpretare il pensiero del samurai Kambei, dal mio punto di vista la vedo così: bisogna spingersi fino al limite. Quando incontri la delusione vuol dire che al limite ci sei arrivato, e non devi andare oltre. Ma al limite ci devi arrivare, quindi compiango quelli che non sono mai delusi, non hanno avuto il coraggio (o la fortuna) di arrivarci. Non si vive di solo gné-gné. Ed è un progresso di questi ultimi decenni, prima, a quarant'anni o anche prima, si consolidava il già fatto.

saludos y besos
Solimano

Anonimo ha detto...

Amore mai altrove, amore mai quando, amore interezza e mai sola parte, ogni respiro cercato, ogni volta distante e vicina, pensiero continuo che mai si spegne, attimo e vita intera, fusione di molecole, alba e tramonto le dita sfiorano in unico istante, notte senza giorno e giorno senza notte. Amore.