mercoledì 12 settembre 2007

L'ingegnoso hidalgo


Daumier: Don Chisciotte

L'ingegnoso hidalgo
(Livre mon ami 6)

di Solimano



Mi avevano spiegato che il Don Chisciotte andava letto, ed io ci provai.
L'edizione era quella della BMM - Biblioteca Moderna Mondadori - che in quegli anni era l'alternativa alla BUR - Biblioteca Universale Rizzoli - per chi aveva qualche soldo in più e tasche molto più spaziose. Ci provavano, a far finta che fossero libri per signori: le copertine di cartone rigido potevano essere o gialle con caratteri dorati, o grigie con caratteri neri, o gialle - un giallo più ruspante - con caratteri rossi. Il Don Chisciotte era di quest'ultimo tipo, quello che preferivo.
Tutto bene. Cominciai la lettura, ma prima di pagina 150 mi arenai (il Don Chisciotte è un libro grosso).
Non ce la facevo più ad andare avanti. Mi è successo anche anni dopo, per altri libri, come L'uomo senza qualità e l'Ulisse, che non ho mai finito. Ma a quei tempi, smettere di leggere un libro quando lo avevo cominciato, era per me una intollerabile sconfitta. Succede ancora oggi al ristorante: si ordina un piatto che poi non ci piace, ma si mangia tutto lagnandosi e facendo le smorfie. Succede, più in generale, nella vita, in cui sarebbe opportuno farsi ogni tanto la domanda risolutiva: “Perché insisto, se mi nuoce?”.
Qualche mese dopo ci riprovai, col Don Chisciotte: niente da fare, mi arenai ancora, prima di finire il primo volume. E così almeno altre due-tre volte, a distanza di anni. Finché lessi un racconto di Cervantes (nelle Novelle Esemplari): Rinconete y Cortadillo, e subito dopo mi lessi a tutta manetta il Don Chisciotte, dalla prima pagina all'ultima.
Capii che il mio era un caso di aspettative sbagliate: affrontavo il Don Chisciotte come se fosse la Divina Commedia o l'Amleto. No, il Don Chisciotte è un libro vero, in cui Cervantes racconta il mondo campagnolo, cittadino, nobiliare, militare, colto, delinquenziale, postribolare, conventuale in cui era immerso, zompando sempre su e giù, onorato a corte e sputtanato nei tribunali di provincia, lui, le sorelle e la figlia. Basta leggere una qualsiasi biografia di Cervantes, anche di due paginette, purché non scritta da un critico. E' giusto dire che il Don Chisciotte è il primo romanzo moderno: sa di stalla e biblioteca, di galanteria e amorazzi, di cucina e convento, di mulini e osterie e lacrime e risate (assieme, magari). Il carattere ed il modo di scrivere di Cervantes è ben diverso da ciò che chiamiamo spagnolesco, Cervantes è malinconicamente allegro, fine come sentimento perché ne ha viste tante: vien voglia di conoscerlo, lui e la sua famiglia un po' così, e le belle e vivaci Dorotea ed Altisidora, la Maritornes che non se ne lascia scappare uno, tutte meglio di Dulcinea del Toboso, quella sognata, quella reale è una contadina belloccia. E di scegliere ogni tanto come maestri di vita Rinconete y Cortadillo, due briganti svelti di mano e di testa.
Don Chisciotte non è il cavaliere dalla triste figura, è l'ingegnoso hidalgo.
Mi accorsi che in me c'è un Don Chisciotte e un Sancio Panza, amici fra di loro, e che lo star bene non è merito mio, ma dei complotti che questi due combinano per divertirsi alle mie spalle; un po' della loro allegria piove anche su di me, tutto qui, anche della loro sfiga, perché no, la sfiga fa parte della vita. Altro che Dottor Jekyll e Mister Hyde!
23 agosto 2004

Daumier: Don Chisciotte

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Molto bella questa presentazione del Don Chisciotte ed è vero che molto spesso convivono in noi le due figure. Ciao Giulia

Giuliano ha detto...

Una riga per Sancio Panza, governatore dell'Isola.

Solimano ha detto...

Beh, anche se Stevenson mi piace molto, mi sembra più vitale sentirsi dentro Don Chisciotte e Sancio (governatore dell'isola, come no) cha Jekill e Hyde.
Ma anche degli psicanalisti hanno rilevato che Jekill, privo di Hyde, diventa un terribile seccatore.

saludos
Solimano