lunedì 24 settembre 2007

Due donne


Charlotte Gainsbourg nel film Jane Eyre (Franco Zeffirelli)


Due donne

di Simona


Perché una giovane e introversa ragazza, austera come una quacchera, cresciuta in un rigido istituto per orfanelle, decisamente scialba, con il solo dono di una mano felice che dipinge e disegna con trasporto, dovrebbe affascinarmi? Perché Jane Eyre è stata ritratta da Charlotte Brontë come una donna che affronta la forza dei propri sentimenti con una mente vivace e meravigliosamente moderna. Una donna dell'Ottocento che s'innamora di un uomo sposato, il signor Rochester, provando non il solito sentimento languido, ma una forte passione, resa ancora più vivida dalla sua intelligenza e dalla lotta interiore che lei, razionale e rigorosa, intraprende contando solo sulle proprie forze. Jane si guadagna da vivere da sola, è indipendente, lucida, osservatrice; col tempo il suo carattere si addolcisce, svelando una sensibilità acuta e il dono della sincera compassione. Priva delle comuni attrattive femminili e di denaro, questa eroina atipica è comunque un personaggio positivo; volitiva, pienamente consapevole dei propri limiti e quindi capace di rigenerarsi, nonostante i colpi inferti dal destino. Il romanzo di Charlotte Brontë, nonostante sia ombroso in alcuni punti e pervaso da una rigida morale cristiana, cattura non solo l'attenzione, ma l'ammirazione per questo personaggio femminile incredibilmente riuscito, tanto più se si riflette sulla vita certamente poco brillante e infelice dell'Autrice.

La protagonista del bellissimo Ritratto di signora, indiscutibilmente superiore all'opera precedente per stile e impianto narrativo, è una figura completamente diversa. Hanry James, dotato di una maestria eccezionale nel descrivere la psiche umana, ci regala un personaggio incantevole e struggente. Isabel Archer è graziosa, intelligente, audace, spigliata, indipendente, insomma molto americana; ma è anche una giovane donna sentimentale e ingenua che, sognando un futuro brillante, rimane imprigionata nel proprio ideale sino a doverne pagare le conseguenze più crudeli. La sua voglia di libertà prima, il suo matrimonio infelice poi - Osmond viene prescelto con totale, sorprendente cecità, per quello che avrebbe potuto rappresentare, ma non per chi era veramente - suscitano l'affetto del lettore che assiste alla sua caduta. Isabel matura, ma a caro prezzo. La ricchezza sarà la sua sventura, così come il desiderio di protrarre il più a lungo possibile la sua indipendenza sentimentale la farà restare invischiata in una storia senza sbocchi. E' un'antieroina: irruente e sin troppo sicura di sé all'inizio, si rivela fragile, sprovveduta; commette un grosso errore, ma a quel punto conquista una consapevolezza così lucida da elevarsi al di sopra di tutti gli altri, come una protagonista delle tragedie classiche, così meravigliosamente umana e fallibile.

Entrambi i romanzi sono divenuti dei film. La Jane Eyre di Franco Zeffirelli è deludente, perché manca di complessità e dell'originalità che la contraddistinguono sulla carta; nonostante Charlotte Gainsbourg ce la metta tutta, la modernità del personaggio viene continuamente mortificata. Nicole Kidman, invece, è a mio parere una splendida Isabel, intensa e coinvolgente, anche perché diretta dalla bravissima Jane Campion.
(08 giugno 2007)

Da Immersioni Libridinose

Nicole Kidman in Ritratto di signora (Jane Campion)


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