venerdì 17 agosto 2007

E se il piloto ti drizzò l'antenna


Vigée Lebrun Giovane donna c.1797 Boston, Museum of Fine Arts


E se il piloto ti drizzò l'antenna
(Livre mon ami 1)

di Solimano


Mi sedevo nella grande cucina del casello, appoggiavo i gomiti sul tavolo di marmo, pregevolissimo d'estate, l'antologia si apriva da sola alla pagina preferita, e cominciavo a leggere con voce da baritono leggero il Carme Dei Sepolcri di Ugo Foscolo, tutto, da All'ombra de' cipressi e dentro l'urne a Risplenderà su le sciagure umane.
Non capivo quasi nulla, nell'antologia c'erano le note scritte in piccolo, ma non me ne curavo. Andai avanti così per almeno due mesi, quell'estate, due o tre volte al giorno. I muri non tremavano, perché erano spessi più di cinquanta centimetri. La mamma era preoccupata, ma solo un poco, perché mi vedeva, dopo l'umane finale, sbafarmi con aria soddisfatta quasi un chilo di susine gialle (oggi goccia d'oro) appena colte nel frutteto.
Era la forza dell'endecasillabo. Nel Carme suddetto ce ne sono 295, di endecasillabi, tutti in fila uno sotto l'altro. Duecentonovantacinque clave che il Foscolo, grandissimo artigiano, aveva rifinito ognuna in modo diverso dall'altra, mantenendo intatta (vergine, avrebbe detto lui) la loro consustanzialità di clave.
Una felice incacchiatura verso l'universo mondo che però continuava a non dargli retta, salvo le gentildonne del Lombardo-Veneto, che dico? E la Liguria, l'Emilia, la Toscana? In pochi mesi erano passate dal rosario all'endecasillabo. Chissà, nel culmine della passione amorosa qualcuna gli diceva: “Dimmi ancora A libar latte e a raccontar sue pene” e lui lo diceva, ravvoltolato in una di quelle sue camicie elegantissime, e larghe larghe per lasciar spazio alla gentildonna e pure all'ancella.
1 agosto 2004

David Madame Récamier 1800 Parigi, Musée du Louvre

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