martedì 3 luglio 2007

Sogno e Speranza



Sogno

di Clelia Mazzini


402. Mi sveglio, aggrappata a me stessa come a uno sconosciuto incontrato per caso. Non riesco a nascondermi più nulla di quello che dovrei (e molto dovrei...), poi un piccolo cenno del sopracciglio mi percuote e mi riporta verso il sogno. Dove immancabilmente ci sei tu, a donarmi questa speranza disperata.
Vorrei davvero ricordarmi che sei ragione e canto, che in te ho vissuto a dispetto del mio stesso esistere.
Fuori alberi e vento si placano per un momento, mentre sogno il tuo arrivo, di lontano, portato dalla barca di quelli che non tornano. Ma che comunque restano.

La speranza
di Emily Brontë

403. La Speranza fu una timida amica; / stava seduta davanti alla mia cella, / spiando ove inclinava il mio destino, / come un vero egoista.
Era crudele nella sua paura; / un giorno di amarezza, dalle sbarre / spinsi fuori lo sguardo per vederla, / lei girò via la faccia!
Come un falso custode, faceva falsa guardia, / mormorando di pace durante la battaglia; / mentre piangevo intonando canzoni; / se tendevo l'orecchio, ammutoliva.
Impostora com'era, fu spietata; / l'ultima gioia si spargeva al suolo, / la Sventura pentita contemplava / quelle reliquie dissipate al vento;
la Speranza - che d'un filo di voce / poteva consolare quel delirio di pena - / stese le ali e si librò nel cielo; / se ne andò - per mai più tornare!

Da Akatalepsia

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