giovedì 5 luglio 2007

Quando Arturo Benedetti Michelangeli...


Arturo Benedetti Michelangeli

Quando Arturo Benedetti Michelangeli suonò Chopin per me

di Laura Tavanti


Il 12 giugno ricorre l'anniversario della morte di Arturo Benedetti Michelangeli

E 'un altro grande personaggio che ha attraversato la mia vita e mi piace ricordarlo nel mio diario.

Il periodo era quello milanese.

Giovane, giovane, studi a Brera,

il mio compagno era Maner Lualdi (ho già parlato di lui nel post su Indro Montanelli), geniale, eclettico e molto amico di Michelangeli al quale lo legavano gli studi fatti insieme al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano nell'adolescenza: perciò la musica, l'intelligenza e, tra l'altro, l’amore per le macchine sportive; tutto ciò creava sicuramente un grande feeling tra di loro.

Un giorno Maner mi disse che stava preparando un documentario su Michelangeli e che doveva andare ad Arezzo dove lui teneva i suoi mitici corsi.

Mi chiese se volevo accompagnarlo. Ne fui felice. Non conoscendo Michelangeli e amando la musica, e ammirandone il genio, non potevo che desiderare di conoscerlo.

Arrivammo ad Arezzo, città dei miei nonni da me molto amata per averci trascorso innumerevoli vacanze estive nella mia infanzia.
Ho dei flash della giornata indimenticabili.
Era estate; ricordo il caldo, l'odore particolare della cittadina, che anche ad occhi chiusi avrei riconosciuto.
Poi mi vedo seduta in un patio ombroso (la casa era quella del Petrarca vicino Palazzo Pretorio, dove si tenevano i corsi): finalmente ero al fresco.
Maner era entrato in casa ed io aspettavo fuori, rilassandomi.
Come per incanto mi arrivò un suono: l'unica parola che mi sembra giusta è" trascendentale".
Mi sembrò di entrare in un'altra dimensione: le note sconfinavano in diverse gamme espressive.
Cantavano.
Ed io ero lì.
Anche se solo nella mia emozione, Arturo Benedetti Michelangeli stava suonando Chopin per me.

Dopo l'artista conobbi l'uomo.

Un carattere senz'altro particolare: la sua statura umana e la sua qualità morale erano rivolti in primo luogo al far musica, alla figura di concertista davanti al pubblico. E poi al privato.
L’elemento fondamentale della sua esistenza era la necessità di incentrare la propria intera vita attorno al pianoforte. Era solito dire " la musica è un diritto, ma solo per colui che la merita”.

Ho visto i suoi spartiti; erano bellissimi. Annotava le suggestioni con una scrittura elegante: aggettivi, avverbi, immagini che potevano spiegare e illuminare ogni sfumatura interpretativa, rispettando, al tempo stesso, tutte le indicazioni del testo.
E poi veniva il suono: “entrare” nella tastiera, per spingersi fino in fondo al tasto; un fatto di controllo, di naturalezza, di trasparenza.
Ricordo le sue mani così (sorprendentemente) possenti : è ancora vivo il mio stupore nel vederle così grandi sulla tastiera.

Infaticabile passione ed esemplare generosità.

Ad Arezzo dava lezioni gratis agli allievi che arrivavano da tutto il mondo; molti li ospitava nella fattoria l'Ottavo a Castiglion Fiorentino.
Il documentario di Maner " Arturo Benedetti Michelangeli: il Maestro dei Maestri” è rimasto una rara testimonianza storica del grande Artista.
Maner riuscì a svelare aspetti poco noti di Michelangeli, ritenuto un personaggio impenetrabile e schivo; venne fuori l'uomo affascinante che era, amatissimo dai suoi allievi.

A Firenze conobbi anche la moglie, la signora Giuliana; di lei ricordo solo l’immagine di una persona minuta e dolcissima.

Non posso non scrivere di Rio de Janeiro.

Maner ed io eravamo stati invitati da Michelangeli al concerto che avrebbe tenuto a Rio.
Serata meravigliosa e, come al solito, al finale, pubblico in delirio e ovazioni.
Dopo il concerto, Michelangeli , cosa insolita per lui, accettò di venire con noi ad una cena alla quale eravamo stati invitati. Villa bellissima e ospitalità...regale.
Poi ci chiesero se volevamo assistere ad una macumba (ovviamente bianca); decidemmo di andare.

Arrivammo nella foresta del Tijuca, che incomincia ai margini della città. Io camminavo tra Maner ed Arturo; seguendo la guida al buio, tutti in fila, ad un certo punto trovammo un fosso da saltare: io spiccai un bel balzo e mi ritrovai per terra con il ginocchio destro dalla parte dove non doveva stare.

Che dolore!!

Alle mie spalle sentii una fragorosa risata: era Lui che evidentemente non si era reso conto della gravità della mia sederata.
Rovinai la macumba ai miei due baldi cavalieri che mi riportarono in tutta fretta a Rio a cercare un ospedale.
Era notte inoltrata.
Finalmente un ospedale all'orizzonte; entrammo.
Non c'era nessuno.
Io ero ormai svenuta.
Sfortunatamente non del tutto ma non avrei resistito a lungo.
Finalmente arrivò una specie di dottore, senza camice. Prese una sedia, mi fece sedere e ordinò ai miei due angeli custodi di tenermi le braccia.
E così le fantastiche mani del grande pianista si serrarono sul mio braccio con poderosa forza, immobilizzandomi!
A questo punto il medico, fischiettando (non lo dimenticherò mai) mi prese la gamba e ... crack, me la rigirò.
.
Che dooolore!!!

Poi, sempre fischiettando (?!), m'ingessò.
Quella notte, che era cominciata in maniera favolosa, finì in maniera per me disastrosa.
Ma ero comunque riuscita... a vedere le stelle.

Negli anni la mia vita cambiò direzione.
Venni ad abitare a Roma e non incontrai più Michelangeli, anche perchè i suoi concerti in Italia erano diventati sempre più rari.

Ma un giorno venne a trovarmi un suo allievo e mi disse :" Le porto i saluti del Maestro".

Fu un salto indietro negli anni ed una emozione intensa che riaccese ricordi bellissimi di un uomo veramente particolare.
(12/06/2007)

Rio de Janeiro, foresta del Tijuca

7 commenti:

Solimano ha detto...

Habanera, hai fatto benissimo a inserire questo brano di Laura Tavanti: lo metterò oggi nelle Farfalle in Rete con l'indicazione del blog di Laura Tavanti e del tuo blog, anzi Nonblog.
Non sono mai riuscito a sentire Arturo Benedetti Michelangeli dal vivo, e sì che di pianisti ne ho sentiti tanti, ma con lui era quasi impossibile, fra l'altro suonava pochissimo in Italia.
Quindi, ho dovuto accontentarmi di qualche incisione, fra cui ce n'è una molto curiosa, di cui ti racconterò un'altra volta.
Ma Benedetti Michelangeli l'ho conosciuto bene grazie ad una serie di trasmissioni televisive preparate ad hoc, in cui nella prima parte Roman Vlad parlava dei brani che sarebbero stati eseguiti e di come Benedetti Michelangeli li interpretava. Nella seconda parte c'era Lui, con la sua eleganza, il suo fascino, i suoi vezzi, tipo il fazzolettino nero per asciugarsi il viso e le mani.
Dava l'impressione di un enorme narcisismo, ma di una genialità ancora maggiore.
Come sai, io non sono per niente ostile al narcisismo, a un patto però: che uno abbia qualcosa da mostrare, se no è meglio stare nascosti. Aggiungo che il grande artista, come Benedetti Michelangeli, deve essere narciso, è un servizio che rende a noi, se si nascondesse ci priverebbe, tutti, di qualcosa di essenziale che diviene, per suo tramite, anche nostro.

grazie e saluti
Solimano

habanera ha detto...

Caro Solimano, da quando sono senza ADSL non riuscivo più a entrare nel bellissimo sito di Laura Tavanti. Ci provavo spesso ma la pagina non si apriva, forse perchè molto ricca di splendide immagini. Ma La Voce del Giardino mi mancava e così ieri ho deciso che avrei aspettato tutto il tempo necessario e non avrei mollato finchè non ci fossi riuscita. Ho fatto bene ad insistere e, come vedi, la mia ostinazione è stata ampiamente premiata.

Ciao e grazie.
habanera

Giuliano ha detto...

Il problema di Michelangeli, per noi comuni mortali, è che aveva un repertorio molto ristretto. Se vuoi ascoltare l'op.111 o le Variazioni Diabelli, Michelangeli non le ha mai suonate in pubblico nè tantomeno registrate...
(Non c'è nemmeno il "Chiaro di luna", se non ricordo male.)

Anonimo ha detto...

ma che stai a dì. io ciò la 111 suonata dal vivo da abm

Habanera ha detto...

Giuliano, credo che l'anonimo ce l'abbia con te.
Io, ad uno che inizia un discorso con: ma che stai a dì, neppure risponderei. Vedi tu.
H.

Giuliano ha detto...

E' una buona notizia. Direi che probabilmente l'anno scorso avevo messo giù le prime due Sonate che mi erano venute in mente.
So che Michelangeli in privato suonava di tutto, però va anche detto che io non sono un esperto.
Prendo atto, e se il nostro amico (o amica) avesse anche le Variazioni Diabelli e le altre Sonate sarei ben contento. Magari anche qualcosa di Schoenberg, suonato da Michelangeli sarebbe davvero bello.

Giuliano ha detto...

La Sonata per pianoforte n.32 op.111 di Beethoven esiste, nell'esecuzione di Arturo Benedetti Michelangeli, in una registrazione BBC del 1959.
Lo dico per chi non lo sapesse; ho fatto una piccola ricerca sul sito della "Bottega Discantica" di Milano.
Il che non cambia molto al mio rimpianto che un artista così grande abbia avuto un repertorio così limitato. Quando decisi di comperare l'integrale delle Sonate di Mozart e di Beethoven, c'erano quelle di molti grandi pianisti, purtroppo l'integrale di ABM non c'era.
Penso che sia l'unico difetto che si possa trovare, in Benedetti Michelangeli.