venerdì 29 giugno 2007

Dalla tastiera del mio PC alla fame del mondo


Paolo Veronese: L'Aria 1560-62 Villa Barbaro Masèr (TV)


Dalla tastiera del mio PC alla fame nel mondo

di Solimano


L'altra sera, ho deciso di riparare la tastiera del PC. Mi sono organizzato: contenitore attrezzi sul tavolo, tastiera staccata dal PC e rovesciata, ricerca del cacciavite giusto - c'erano ben dieci viti da smontare per accedere ai penetrali del sacro oggetto. Già qui sono cominciati i problemi, perché le mie ditone non sono adatte a maneggiare cacciaviti e vitarelle.
Ma quando si è scoperto l'arcano, non ho potuto trattenere un Oh! di meraviglia atterrita. Figuratevi un porta-uova di carta trasparente, ma non uova di gallina, uova di lucertole – chi non le ha mai viste e toccate ha perso qualcosa nella vita. Sotto il porta-uova, c'era la circuiteria stampata, un elegante graffito di Mondrian nel suo inesistente periodo trapezoidale, poi i pirulini sottostanti ai singoli tasti e numerosi altri ammenicoli. Ho cercato di pulire con una spazzolina tutti gli anfratti, anche quelli più gelosamente celati (ritenevo ci fosse un contatto lasco), ed ho intrapreso il rimontaggio sapendo cosa mi aspettava: un lavurà de cinès. Altro che cinès, ci sarebbe voluto un cinese liofilizzato. Poco fiducioso sul risultato ottenuto, ho ricollegato la tastiera al PC, ed ho fatto un prova, schiacciando il tasto “e”. Ecco cosa è uscito sullo schermo: “ùùùùùùù”, sette u accentate.
Lì per lì ho pensato di dedicarmi alla scrittura creativa, scrivi una cosa e te ne esce un'altra, che è il tuo pensiero segreto, quello vero, poi ho staccato la tastiera, l'ho messa in una busta di plastica del GS e mi sono diretto al negozio del mio rivenditore di fiducia.
Prima di uscire di casa, mi sono accertato di avere in tasca il libretto degli assegni: infatti non avevo una idea di quello che mi sarebbe toccato spendere.
Un bel colpo di fortuna, inaspettato ma meritato, dopo un'ora di cacciaviti e vitarelle: riesco a parcheggiare proprio davanti al negozio. Entro. Solita ragazza cassiera-venditrice: si somigliano tutte, quando entri ti sorridono e ti soppesano su una loro inesorabile bilancia mentale, in genere trovandoti scarso, ma il vero problema è che è scarso il loro cedolino a fine mese ed incerto il loro futuro. Fatto saggio dal lavurà de cinés, dico: “Le tastiere non si riparano, vero?” “No, se ne compra una nuova. Meglio due”. “Tum tum, diceva il mio cuore, chissà cosa mi tocca spendere”. E seguo la ragazza che, con la mia vecchia tastiera in mano, si dirige verso una bacheca, il negozio è grande, poi estrae una tastiera nuova, una sola.
“Che prezzo ha?”
“Sei euro”
“Ci sono altri modelli?”
“Una Samsung che costa nove euro”
“Prendo la Samsung”.
In effetti, la busta che avvolgeva la tastiera Samsung su cui in questo momento sto pigiando i tasti, era di una plastica più morbida di quella dell'altra tastiera. Pago, faccio per uscire, e la ragazza mi fa: “E la tastiera vecchia? La butta lei o la butto io?” e me la porge. “La butti lei, grazie”, le ho risposto.
Poi, tornando a casa in auto - niente multa! - ho cominciato a pensare alla morale della favola. La tastiera Samsung l'avevo pagata 9 euro, l'altra l'avrei pagata 3 euro in meno, e probabilmente valeva la pena di non pagare la pubblicità della Samsung. Ma tant'è, era fatta e me ne tornavo a casa, pensando a quello che costavano trent'anni fa le macchine che perforavano le schede, non solo, erano macchine che avevano bisogno di personale specializzato, mica di un bru bru come me, che usa due dita sulla tastiera solo quando non fuma. “Eh, il progresso, signora mia!”, direbbe Arbasino.
Ma la ragazza che allora faceva la perforatrice o la verificatrice, che fa oggi? La figlia, intendo, della ragazza di allora. Non so se Arbasino lo direbbe ancora il suo il progresso signora mia. Si potrebbe fare un tazebao di confronto fra le due ragazze, pro e contro, non so chi ne uscirebbe meglio. E' difficile mescolare le componenti hardware e software della nostra vita, ci sono dei confronti che sono improponibili.
Resta un fatto: ci sono degli sviluppi della tecnica, la tastiera di un PC è un piccolo caso, a cui non corrispondono miglioramenti sia pur minimi della qualità di vita di chi quella tecnica impiega: a livello stipendio, a livello rapporto umano, a livello sicurezza per il futuro. E ci si aggiunge una osservazione di un mio amico: oggi sono vivi ed operosi su questo pianeta un numero di ricercatori superiore al totale numero dei ricercatori che ci sono stati in passato e che non ci sono più.
La storia che è così perché la gazzella corre sempre di più ed il leone deve anche lui correre sempre di più, appare un presa di fondelli che ogni giorno corre sempre di meno. Ma se ripartissimo dai quattro elementi: aria, acqua, terra, fuoco e dicessimo che oggi siamo tecnicamente in grado di fornirne uno zoccolo duro a tutti gli abitanti del pianeta? Piccola metafora per dire che il necessario oggi può e deve essere fornito a tutti, per il solo fatto che sono vivi. Fornirlo non perché siamo buoni , ma perché oggi è possibile, e crea più rogne il non farlo che il farlo. Poi c'è il superfluo, come no, ma l'uomo, quando ha il necessario va alla ricerca del superfluo: così è nata la civiltà, lungo il fiume Nilo, lungo il Tigri e l'Eufrate, lungo il fiume Giallo: non potevi non avere la pancia piena, quindi avevi del tempo da strutturare, e te lo strutturavi magari inventando la ruota o il mulino o domando i cavalli. Altrimenti, con la storia della gazzella e del leone, finirà che tutto il surplus che abbiamo lo dovremo spendere per difenderci da quelli che il surplus non ce l'hanno. Il che significa che non è più tanto vero che il lavoro è la condizione che rende cittadini: i plebei dell'antica Roma sono andati avanti per secoli in una situazione di ozio quasi generalizzato, permesso dal fatto che esistevano gli schiavi. Benissimo, noi abbiamo le macchine, facciamo sì che lavorino per noi, per tutti noi. E che ce ne faremo di tutto questo tempo libero senza aver soldi da spendere? Beh, intanto procuriamocelo… Paradosso? Non credo, peccato non esserci più fra cent'anni. La pre-condizione è una salutare doccia al cervello di ognuno di noi, e la domanda che ci si pone troppo poco: “Perché insisto, se mi nuoce?” Che è poi la morale, anzi la immorale, di tutta questa storia.


Paolo Veronese: La Terra 1560-62 Villa Barbaro Masèr (TV)

2 commenti:

habanera ha detto...

Bellissimo l'intervento e splendide le immagini, Solimano!
Habanera ammirata ringrazia.

Solimano ha detto...

Habanera, le imagini provengono da una vecchia serie che si chiamava "L'arte racconta", e il mio scanner ha fatto un buon lavoro, anche perché le foto di partenza erano di buona qualità.
Nella villa di Masèr, Paolo Veronese ha rappresentato anche il fuoco e l'acqua, ma sono due simboli di sesso maschile, ed ho preferito l'Aria e la Terra che sono femminili...

saludos
Solimano