lunedì 21 maggio 2007

Quel che solo un romanzo può dire...




Quel che solo un romanzo può dire...

di Gabriella Alù




Ci sono, a casa mia, libri che non riescono mai ad ottenere una fissa dimora. Non stanno mai fermi. Non sonnecchiano quieti sugli scaffali come tutti i loro compagni dabbene, ma li si ritrova oggi qui e domani là. Su un tavolinetto vicino a un divano e una tenda oppure sul comodino o accanto a una pianta di fiori.

Sono i libri che anche se non rileggo spesso, voglio siano sempre presenti ed ad immediata portata di mano e di occhio. Per questo la mia casa ha sempre un aspetto così disordinato.

Tra i libri senza fissa dimora ci sono quelli di Milan Kundera.

Non sono mai riuscita a decidere se mi piace di più il Kundera narratore o il Kundera saggista. Forse perchè quest'autore (che per quanto mi riguarda si strameriterebbe un Nobel) riesce nella difficile impresa di scrivere romanzi che mi fanno riflettere molto e saggi dei quali alla prima lettura volto le pagine con avida curiosità, con quel piacere del "tuffarsi in una fornace" di cui parlava Tomasi di Lampedusa.
Perchè Kundera scrive i suoi saggi con un linguaggio piano e comprensibile, rifugge da qualsiasi accademicismo, non enuncia teorie, non emette proclami, non adopera tutti quegli astrusi quanto inutili e dunque irritanti paroloni che fin troppo spesso ammorbano i libri di saggistica. Kundera sa bene che per essere profondi non occorre (anzi spesso è controproducente) mostrarsi pomposi e paludati. Ma forse, presa dall'entusiasmo, sto divagando.

Dunque. Ho appena terminato "Il Sipario". Quando avevo cominciato a leggerlo avevo pensato che poi ne avrei forse scritto qualcosa. Ma dopo appena poche pagine mi sono resa conto che non è possibile parlare de "Il Sipario" senza fare riferimento anche alle altre due precedenti raccolte di saggi e cioè "L'arte del romanzo" e "I testamenti traditi". Ne "Il Sipario" infatti Kundera riprende, come se non l'avesse mai interrotta, la sua riflessione sviluppando temi già affrontati con quei precedenti libri.

"L'arte del romanzo", pubblicato da Adelphi nel 1988 è costituito da sette testi indipendenti ma collegati tra loro. In esso, Kundera parla del romanzo, o meglio, dell'"arte del romanzo". Il ragionamento prosegue nel bellissimo "I testamenti traditi" nel quale lo scrittore praghese -- figlio di padre musicista e musicista egli stesso -- intreccia analisi del romanzo e riflessioni musicologiche con bellissimi parallelismi tra architettura di un romanzo e singoli capitoli di esso con le partiture musicali. Vi si trovano pagine illuminanti su musica e letteratura (penso ad esempio a quelle su Janacek o gli ultimi Quartetti o la Sonata 111 di Beethoven). Libro che forse può risultare un po' ostico per chi non abbia molta dimestichezza con la musica classica oppure non la ama, "I testamenti traditi" è secondo me profondo e affascinante.

Ne "Il Sipario" Kundera riprende tutto questo e torna a parlare del romanzo come "sfera privilegiata dell'analisi, della lucidità, dell'ironia". Perchè, egli dice, "le arti non sono tutte uguali: ognuna accede al mondo attraverso una porta diversa. Una di queste porte è riservata esclusivamente al romanzo" e aggiunge --- citando un frase di Herman Broch che è uno dei leit motiv delle sue riflessioni --- "ci sono cose che solo il romanzo può dire".

Il romanzo ha dunque una sua specificità. Considerarlo un "genere letterario" sarebbe troppo semplicistico. Esso possiede una sua genesi, una sua storia, una sua morale (e qui di nuovo Kundera si rifà a Broch secondo il quale "la sola morale del romanzo è la conoscenza"), un suo tempo di creazione e, a differenza ad esempio della poesia, è in grado di travalicare le barriere della lingua nazionale perchè è traducibile.

Proprio perchè il romanzo è un'arte autonoma, la sua evoluzione si deve leggere non nel piccolo contesto della storia nazionale di questo o quell'altro paese ma nel grande contesto della storia sovranazionale (la Weltliterature di cui parla Goethe). Solo il grande contesto della Weltliterature è capace infatti di mostrare il valore estetico del romanzo mentre il rifiuto di considerare la propria cultura nel grande contesto condanna al provincialismo.

Solo leggendo in quest'ottica la storia del romanzo si può vedere e capire come "Sterne reagisce a Rabelais e ispira Diderot, Fielding si misura con Stendhal, la tradizione di Flaubert prosegue nell'opera di Joyce ed è nella sua riflessione su Joyce che Broch sviluppa una poetica del romanzo" (dal risvolto di copertina).

Tornano ancora una volta in questo libro anche gli autori più amati da Kundera. Cervantes, certo, ma soprattutto quelli che lui definisce la sua "grande Pleiade": Musil, Kafka, Broch, Gombrowicz. Sono tutti autori dell'Europa centrale (Kundera non condivide il termine "mitteleuropeo", che infatti non adopera mai). Sono gli autori che hanno introdotto nell'estetica del romanzo moderno quella che egli chiama "la riflessione romanzesca" che è afilosofica, non giudicante, che non proclama verità ma al contrario "si interroga, si stupisce, sonda". Sono autori di "romanzi che pensano".

Perchè il romanzo possiede una sua saggezza: "la saggezza dell'incertezza" che esprime la difficoltà -- aveva scritto già nel "L'arte del romanzo" -- di accettare e sopportare "la sostanziale relatività delle cose umane".

L'arte, per Kundera, è dunque conoscenza, scoperta, invenzione. Altrimenti -- aggiungerei io -- non è che ripetizione, routine, mestiere.

E chiudo qui, che' m'è venuta voglia di andarmi a leggere un bel romanzo...

Da NonSoloProust

6 commenti:

Solimano ha detto...

Habanera, le visite al Nonblog crescono e le visualizzazioni del tuo Profilo utente pure... d'altra parte, pubblichi solo roba buona eh... eh... compresa la tua.
Sto pensando seriamente se scrivere o no Il Sorpasso (2), non sarebbe male se sullo stesso film ci fossero voci diverse a patto che quel film lo si ami, se no meglio astenersi.

buon pomeriggio
Solimano

habanera ha detto...

Solimano, è vero, le visite crescono ma anche i tentativi di intrusione nel mio computer. E' un continuo susseguirsi di avvisi di sicurezza -rischio alto- e non è divertente navigare in queste condizioni. Infatti, come avrai notato, da un paio di giorni sono ferma.
Ripartirò appena avrò capito cosa sta succedendo.
Ciao ed a presto

habanera

habanera ha detto...

Solimano, tutto bene per quanto riguarda gli avvisi di sicurezza. Era un pasticcio che io stessa avevo combinato con le mie manine inesperte e assai poco informatiche.
Ne ho ancora di cose da imparare!

Buona giornata a te e a chiunque passasse da queste parti.

habanera

Rendl ha detto...

La riflessione romanzesca come "afilosofica" e costruita sull'incertezza... Non so hai mai letto Javier Marías (che, sia detto per inciso e en passant, non gradisce molto lo stile di Kundera),ma anche lui pensa che il romanzo sia l'unica forma di conoscere il reale senza cadere nell'astrattismo della teoria (mettendocisi in gioco costante). Lui parla di "pensiero letterario", ma siamo sulla stessa linea dell'autore de "Il sipario". Un altro che merita,a parer mio, perchè sembra a metà tra Marías e Kundera è Sandro Veronesi. Non tanto "Caos calmo", il suo successo più recente, quanto "La forza del passato", del 2001, se non erro. Bel blog e complimenti, Habanera, da Rendl

habanera ha detto...

rendl, grazie per i complimenti che ricambio avendo dato un' occhiata veloce al tuo blog. Ci tornerò con più calma e molto probabilmente ti ruberò qualcosa per riportarlo sul mio. Sempre che a te non dispiaccia.

Ciao!
habanera

Rendl ha detto...

Ruba pure, per quello che c'è da rubare...Ja ja! Un saluto e a presto, Habanera