domenica 23 maggio 2010

Il gioco degli scacchi

Derek Walcott

Sofonisba Anguissola: Il Gioco degli Scacchi, 1555
Museum Navrodwe Poznan, Poland


I pezzi sono immobili sulla scacchiera
come i guerrieri
in terracotta a grandezza naturale, il cui
giuramento
di fedeltà all’imperatore, con spada scudo
e briglia, fatto
da una voce a questo punto spenta,
aleggiava come fosse
una eco in quello scavo strabiliante.
Ogni soldato
un voto e ciascuno pronto a morire per
la causa,
per la nazione e per l’imperatore, e
tuttavia tuttora
immobile e diritto, senza respiro, come
un simulacro
di se stesso che dovrà essere il silenzio
a vagliare
collocandolo al suo posto. Se i nostri
giuramenti
fossero visibili, li vedremmo al pari di
questi pezzi
sulla scacchiera, immutabili e fermi
sotto la luce,
sudditi votati per sempre a una causa
che ti vede
regina, vigile la notte e vittima silenziosa
dell’amore
e di un incantesimo a cui non può porre
rimedio
il fragore di nessuna battaglia ma solo
la tranquillità degli scacchi, con gli alberi
che fuori,
sul prato, si muovono al ritmo del tempo,
i giuramenti
che vengono meno e che, morti, sono
ancora più forti
mentre un merlo, nero, fischia sui limoni.

Derek Walcott


Honoré Daumier: Les Joueurs d'échecs, 1863
Parigi, Museo du petit Palais


Poesia n. 247 Marzo 2010
Derek Walcott
Aironi bianchi
a cura di Luigi Sampietro
Crocetti Editore 2010


10 commenti:

Roby ha detto...

Quando si dice che gli esami non finiscono mai... Dato che di Derek Walcott non sapevo nulla, ho cercato informazioni su Google. Ma prima di farlo ho letto la sua poesia sugli scacchi: e ho cominciato a conoscerlo proprio da lì.

Due immagini mi hanno colpito: i guerrieri di terracotta che giurano fedeltà all'imperatore, e il merlo nero tra i limoni (gialli).

Sofonisba Anguissola e la sua bambina sorridente, poi, hanno trovato subito posto nel mio cuore.

Baci a scacchiera!

Roby

Habanera ha detto...

Mia cara Roby, non c'è casualità nella scelta dei post pubblicati ultimamente.
Sto seguendo un mio percorso interiore (che ancora non so dove mi porterà) e questa volta è stato Derek Walcott a prestarmi le sue parole. Tout se tient...
Anch'io non lo conoscevo, sebbene nel 1992 sia stato insignito del premio Nobel per la letteratura. Ci sono capitata per caso, girando in rete, ed ho sentito che mi diceva qualcosa. Per questo l'ho portato qui.

Devo solo cercare di capire -piccolo ma non insignificante dettaglio- se voglio essere (ancora) regina sulla scacchiera (fedele ad un giuramento) o merlo che fischia sui limoni.

Non faccio previsioni nè progetti, solo il tempo potrà darmi una risposta.

Un bacio
H.

Roby ha detto...

Cara Haba, non avevo dubbi -o quasi- che le tue scelte non fossero casuali!

E per rimanere in linea con Walcott ti rivelerò che io ho già deciso: preferisco essere un merlo, anzi una merla (il grigio un po' anonimo mi si addice di più) che fa capolino tra i limoni...

...ma questo, ci scommetto, tu lo sospettavi già!

Svolazzanti abbracci, inseguendoti da un ramo all'altro

Roby

giulia ha detto...

I percorsi interiori per me sono "nomadi". Amano a volte bighellonare e io oscillo. Oscillare, però. a volte mi dà le vertigini, altre invece mi aiuta a non avere lo sguardo fisso su un orizzonte.

Qualunque cosa sarai, per me rimarrai un'amica cara.
Un abbraccio
Giulia

giacynta ha detto...

Sono versi puliti, molto belli. Le immagini descrivono una sofferenza così radicale, così nitidamente presente da investire la ragion stessa d'esistere e da obbligare alla sospensione di ogni cura che non sia quella dell'attesa svogliata di qualcosa che sciolga l'incantesimo.
Ma la vita non sopporta l'incanto, la vita vuole vivere.
Un bacio,
Giacinta

zena ha detto...

Ci sono giuramenti di fedeltà che ci sopravvivono e che sopravvivono anche ai vuoti di realtà: ci dicono di essere fedeli alla nostra storia.
Diceva Karen Blixen che, quando si è fedeli alla propria storia, anche i silenzi sono pieni di noi e dei nostri messaggi.
Un abbraccio
zena

Habanera ha detto...

Giulia, mi piace l'idea che i tuoi percorsi interiori siano "nomadi", anche i miei lo sono. Per fortuna, aggiungo.
Il rischio sarebbe altrimenti di cristallizzarsi in un'unica visione delle cose mentre tutto muta continuamente, sia intorno a noi che dentro di noi.
Sulla tua amicizia non ho mai avuto dubbi. Tu non averne mai sulla mia.

Ti abbraccio
H.

Habanera ha detto...

Giacinta, è verissimo quello che dici: "la vita non sopporta l'incanto, la vita vuole vivere" ed è naturale che sia così.
Lei fa semplicemente il suo mestiere e sa farlo anche bene.
Un bacio
H.

Zena, amica dolcissima, sto riflettendo sulle tue parole.
Restare fedeli alla propria storia è come diventare una roccia che niente può scalfire.
Sì, credo di aver capito. Grazie.
Un forte abbraccio
H.

giacynta ha detto...

Passo per ringraziarti. Ho visto che hai inserito il mio blog tra i tuoi preferiti. Spero di non deluderti.
Un caro saluto

Silvia ha detto...

Passo, leggo, vi abbraccio.
Rifletto, ripasso, osservo, vi penso.
Ripasso, rileggo, aspetto.
Anche io ondivago, piena di silenzi e di affetti, di domande che non necessitano di risposta urgente. Avvolta di certezze di presenze e assenze, assenze e presenze.
Alfiere e uccello sulla schacchiera dei giorni e delle ore, dei minuti e dei secondi a volte, mi chiedo se ho fatto la mossa giusta, se il volo mi porterà a migrare nel luogo giusto.
E aspetto. Cosa? Non lo so nemmeno io.
Però ripasso, rileggo, vi leggo e vi abbraccio.

p.s. Bel post Haba, anche io non lo conoscevo, grazie.