mercoledì 25 febbraio 2009

La Guerra dei Mondi (una proposta per la crisi)


di Mazapegul



E' difficile uscire dal tunnel di questa crisi, quando i paesi, i partiti all'interno dei paesi, le persone nei partiti non riescono a trovare un accordo su "what to do next". L'economia globalizzata rende difficile l'individuazione del nemico esterno contro cui convogliare tutte le risorse, nella lotta al quale costruire l'industria e la societa' del futuro.
Di nemici esterni ce ne sarebbero, a dire il vero: il collasso ambientale del pianeta, le malattie e la fame, la stupidità. Su questi obiettivi non ci sara' mai, pero', il consenso necessario a promuovere una grande coalizione per lo sviluppo. Ecco una proposta concreta.
Mettere insieme le intelligenze del pianeta: Hollywood, il Mossad, l'Agenzia Spaziale Europea e il presidente Hu Jintao. Costruire una credibile e drammatica simulazione che ferocissimi extra-terrestri siano in procinto di invadere la Terra, e che le loro avanguardie siano già tra noi. Far deliberare dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU lo Stato d'Emergenza Planetario; sospendere le guerre in corso; nazionalizzare le banche e avviare un massiccio piano di difesa e contrattacco.
Questo piano di difesa, con la realizzazione di armi per la guerra interplanetaria, lo scavo di rifugi e l'organizzazione su base planetaria della società, farebbe da perno alla ripresa dell'economia reale in ogni dove. Contro gli alieni bastardi, rapitori di fanciulli e insidiatori delle nostre donne, nonchè assassini e consumatori di risorse (a colazione, è noto, intingono madeleine d'uranio in larghe tazze di petrolio), andrebbe convogliato ogni sentimento negativo. Il pessimismo verrebbe bandito come disfattismo e intelligenza col nemico. Obama verrebbe eletto Presidente della Confederazione Terrestre.

Lo so, non è un granchè d'idea. Ma ieri ho letto l'articolo di Giavazzi e le esternazioni di Tremonti, entrambe in perfetto stile '29, e ho pensato che questa, almeno, e' una novità.

11 commenti:

Solimano ha detto...

Màz, se stiamo a livello utopie, la più saggia è quella di Domenico De Masi. Prima o poi si attuerà, ma noi non la vedremo, saranno le future generazioni.
De Masi sostiene che il futuro del lavoro è il tempo libero e che il lavoro è un tardo vizio occidentale. L'uomo nasce attivo, non lavorista. Risparmio la spiega, molto divertente fra l'altro, ma già oggi, se si facessero i conti a modo, di colpo milioni di persone dovrebbero stare a casa da domani, anzi da ieri. Non per lavativismo, ma perché il lavoro non c'è e ci sarà sempre meno.
E quindi uno zoccolo duro per tutti di aria, acqua, cibo, casa, istruzione e chi vuole si dà da fare magari pagato. Come gli antichi romani che non facevano niente perché il lavoro lo facevano gli schiavi, per noi il lavoro lo fanno e lo faranno le macchine intese in senso lato. Succederà quando la spesa per difendere i beati possidentes supererà la spesa per lo zoccolo duro. E' una apparente utopia, fatto sta che gli americani conquistano i Nobel proprio con quello che fanno nell'anno sabbatico.

grazie Màz e saludos
Solimano

Silvia ha detto...

Io non sarei così sicura che è solo frutto della tua apprezzabile fantasia...
E se gli extraterrestri sporchi, brutti e cattivi esistessero davvero?
Hanno già invaso il pianeta secondo me.

mazapegul ha detto...

Soliman: l'economia appena entrata in crisi ha dentro di se' alcune contraddizioni che nessuno mi ha mai spiegato (tu ne spieghi una).
(1) Se poche persone riescono a produrre tutto cio' di cui c'e' bisogno, come giustificare che i loro prodotti vadano alle infinite altre di cui, ai fini della produzione, non c'e' affatto bisogno?
(2) Se alcuni paesi (USA, p.es.) consumano cronicamente piu' di quello che producono, quanto valgono i dollari con cui pagano le merci importate?
(3) Perche' se io mi occupo di un vecchio genitore, cio' non incide sul PIL, mentre se lo stesso lavoro lo fa un ospizio, il PIL se n'avvantaggia?

Silvia: giusto, hai ragione. Gli alieni maledetti sono gia' tra noi! Speriamo che il governo se n'accorga e inizi a stanziare i fondi!

Giulia ha detto...

Io sono d'acordo con Silvia... l'emergenza c'è già... Bisogna trovare solo chi l'annunci e si faccia carico di affrontarla e soprattutto rinchiuda chi deve essere rinchiuso e quindi blocchi legge ad hoc....
Giulia

Solimano ha detto...

Màz, condivido il tuo approccio, il punto vero non è nelle eventuali risposte, è nel fare le domande giuste, arte che parrebbe semplice ma spesso non lo è, perché ci facciamo le domande abituali, che non è detto che siano quelle giuste.
Basta riflettere in questi giorni sul discorso della mazionalizzazione delle banche, mentre per decenni il discorso della privatizzazione delle banche sembrava la strada obbligata e più conveniente.
E tutti i nipotini di Enrico Cuccia (l'uomo che si vantava di non aver mai visitato una fabbrica), si vede i guai che hanno combinato col loro intendere l'economia come sinonimo di finanza.
E tutti a leggere Fukuyama col suo "La fine della storia" dopo la caduta del muro, che sembrava divenuto l'abbacedario. Addò sta, Fukuyama?
E il perché prevenire quando si può reprimere di tutti i direttori del personale, che ha mandato a donne perdute ogni senso di appartenenza aziendale.
E il fatturato per addetto come prioritario (quasi unico) sistema di misurazione della sanità di una azienda.
E... e... e...

saludos
Solimano

Habanera ha detto...

Se qualcuno starnutisce a New York tutto il pianeta si becca l'influenza.
E' il bello della globalizazzione, baby.
Obama Presidente della Confederazione Terrestre?
Si può fare...
Chi, se non lui?
H.

mazapegul ha detto...

C'e' una storia che mi convince. La maladistribuzione del reddito produce un accumulo di ricchezza inutilizzata in alcune mani, e un desiderio frustrato di beni per molti. Il fatto e' che l'economia vive sulla produzione di beni. Come fare, allora, per evitare il collasso della produzione?
Avendo negato la possibilita' di redistribuire il reddito per via fiscale, si cedono quei beni a credito. Ma chi e' che fornisce il credito?
Beh, sono quelle stesse persone che hanno accumulato ricchezza che non sanno come usare, e che la investono prestandola a chi di ricchezza non ne ha.
L'effetto politico e' la sudditanza economica. Quello psicologico e' l'ansia. Ma veniamo a quello economico.
La redistribuzione dei beni (ma non della ricchezza) avviene trasferendo denaro da chi ne ha a chi non ne ha per mezzo delle banche, dietro pagamento di interessi. Tutti sono (piu' o meno) contenti.
Cosi' si crea la bolla: enormi quantita' di debiti di vario tipo, senza i quali la macchina produttiva si ferma, ma il cui ritorno diviene sempre piu' improbabile.
Tutte le persone di buonsenso sanno che il sistema e' destinato al collasso, ma nessuno puo' dirlo. I politici perche' il nostro stile di vita e' basato su tutto cio'; i banchieri perche' non devono assolutamente scatenare il panico; i creditori perche' non vogliono il deprezzamento dei crediti; i debitori perche' non vogliono fallire.
Si trovano quindi strumenti sempre piu' sofisticati per distribuire i rischi e ii crediti, sminuzzandoli in titoli complessi che nessuno capisce bene. E si tira avanti ancora per qualche anno.
Peggiorando la situazione.
I crediti inesigibili (la ricchezza dei ricchi ceduta ai poveri in cambio di un interesse) crescono perche' la redistribuzione del reddito e' invariata (anzi, e' sempre piu' concentrata), e finiscono col costituire una parte importante di OGNI strumento finanziario del pianeta e del capitale di OGNI banca. Anche qui, tutti sanno, ma nessuno e' piu' in grado di quantificare il fenomeno. Neanche i banchieri.
Quando una crisi d'instabilita' arriva, il governo Bush commette l'errore di lasciar fallire una grossa banca. E' come levare il velo sulle nudita' della Bestia: il panico si scatena, ed eccoci qui.

Non e' che la redistribuzione del reddito, da sola, possa rimettere in sesto le cose; non piu' di quanto riparare il muro portante trascurato possa rimettere in piedi la casa che nel frattempo e' crollata. Pero', la decisione di Obama, tassare i ricchi per finanziare un servizio sanitario nazionale, va nella buona direzione. E mette sotto la lente un'altra bolla speculativa: quella della sanita' privata.
Non dovesse funzionare a rimettere in moto l'economia, almeno produrra' vera salute, che e' una forma di ricchezza, e non delle meno importanti.

Solimano ha detto...

La situazione mi fa venire in mente due storie vere.
Quella dello stagno in cui misero due lucci, per regolamentare l'affollamento, e i due lucci regolamentarono benissimo: mangiarono tutti gli altri pesci, poi un luccio mangiò l'altro, e il luccio rimasto morì di fame.
E quella dell'isola canadese vicino a Terranova, in cui notarono che in certi anni c'erano molte volpi, in certi anni pochissime. Finché notarono che alle lepri succedeva lo stesso, ma in anni diversi (in opposizione di fase). Le poche volpi trovavano molte lepri e non avevano problemi alimentari, quindi le volpi diventavano molte e le lepri diminuivano fin quasi a sparire. Le volpi ridiventavano poche perché morivano di fame, le lepri crescevano perché non più minacciate e così via.
Faccio una previsione di cui non vedrò la realizzazione.
In un paese piccolo ma civile (Olanda o Danimarca, ad esempio), cominceranno a dare un bonus permenente ad ogni nuovo nato, per il solo fatto di essere nato, eliminando tutto un profluvio di spese e controspese di welfare state. E' un diritto di cittadinanza comprensivo di bonus che consente l'autosufficienza per ciò che è necessario. Può girarsi i pollici tutta la vita (che può essere anche una soddisfazione, perché no?), può essere attivissimo a gratis, essere attivissimo in cose in cui qualcuno gli dà dei soldi (on top sul bonus, che rimane sempre). Il lavoro per tutti come realizzazione è ormai una utopia, perché o non c'è o nella grande maggioranza dei casi toccherà mettersi a novanta gradi sperando nella bontà del datore di lavoro (spesso farlocco) privato o statale. E finalmente cesserà questo vizio moderno, che non è quello di essere attivi, ma di percepire come realizzazione propria avere comunque una botteguccia ove sfogare il proprio sfigatissimo lavorismo.
La scienza, la tecnologia e la cultura in generale oggi lo consentono e dovrebbero essere una koiné a disposizione di tutti, qui sta il busillis.
Le proveranno tutte, pur di non farlo, ma dentro lo sanno, che già oggi c'è molto meno bisogno (numericamente) di gente che lavori. Mio nonno faceva turni di lavoro di 12 ore, noi lavoravamo al sabato, ma già da anni, in Germania, se tu telefoni in una ditta al venerdì pomeriggio, non c'è nessuno.
Utopia? Fra vent'anni vedranno quelli che ci saranno (se ci saranno).

saludos
Solimano

Habanera ha detto...

L'esempio dei due lucci è illuminante ma c'è una cosa che non capisco e chiedo venia per il mio scarso comprendonio.
Da quel poco che mi è dato sapere uno Stato sfornito di risorse naturali (tipo petrolio, ad esempio) ha bisogno delle tasse imposte ai cittadini per svolgere efficacemente il proprio ruolo. Da dove prenderebbero i soldi la Danimarca, o l'Olanda, per il bonus permanente da elargire ad ogni nato?
Se non si lavora, se non si guadagna, non si pagano tasse. E senza tasse lo Stato dove trova le risorse?
H.

mazapegul ha detto...

Non sono così sicuro che il lavoro stia alle nostre spalle, come dice Solimano, ma credo che sia centrale in maniera diversa. La produzione di oggetti e beni occupa una quota decrescente della popolazione attiva, e potrebbe occuparne ancora meno (vista la quantità di roba inutile che gira), e ne occuperà meno ancora mano a mano che l'automazione industriale procede. (Anche lavori artigianali come le analisi chimiche e biologiche sono più e più lasciate a dei macchinari).
C'è sempre più bisogno, invece, di servizi alla persone, per esempio: scuola, sanità, assistenza di diverso tipo.
L'idea che i servizi alla persona potessero essere scambiati sul mercato con oggetti non ha avuto un gran successo. Alcuni servizi li fa meglio lo stato, per strano che possa sembrare. Non in ottica di concorrenza, ma di servizio, appunto.
Uno dei nodi sta proprio lì, a metà tra l'utopia di Solimano e il realismo di Habanera.

Solimano ha detto...

Occhio, Habanera e Màz, il realismo è il mio, l'utopia (di tipo sempre più negativo) è quello che stannno sforzandosi già da anni di tenere in piedi: la piena od alta occupazione.
Però vedo di spiegarmi meglio.
Provate a fare un facile conto mentale su quante persone in più a libro paga ci sono attualmente, e non solo negli enti pubblici e parapubblici, anche in organizzazioni private, che si basano spesso su organigrammi elefantici, non giustificati dalla situazione odiena (modalità di lavoro, strumentazioni, comunicazioni etc). Il discorso che fa Màz sui servizi lo condivido, condivido anche che certi servizi è meglio che siano pubblici che privati, ma i conti continuano a non tornare e torneranno sempre di meno. E notate bene, sono attività veramente improduttive, lasciamo perdere le storie statistiche del PIL. Quindi, mettendoci dentro anche i servizi (che come è giusto cresceranno), il delta fra occupati e disoccupati cambierà. Non è che l'hanno voluto dei padroni brutti e cattivi, è che per vivere come viviamo noi oggi, un tempo occorrevano delle persone, oggi bastano macchine e comunicazione e strumentazione.
Di per sè è una ottima notizia, solo che non serve più che molte persone lavorino. Si dovrà arrivare ad una specie di egualitarismo di zoccolo e chi vuole, chi sa , chi è raccomandato, chi ha scelto certi studi invece di altri, lavorerà retribuito on top sullo zoccolo che conserva a vita. I conti economici tornerebbero già da anni, ma sai che tempo ci vorrà per schiodare mentalità ed interessi (anche e soprattutto del managemente, hanno tutti strizza)!
L'alternativa qual è? Bloccare la scienza, la tecnologia, l'informatica, la comunicazione? No. L'alternativa (negativa) è che sempre meno abbiano di più e che per la grande maggioranza non ci sia più nessuna sicurezza. E non l'accetteranno, poche storie...
Ci vorranno vent'anni, forse meno, avete sentito il discorso che ha fatto Franceschini ieri?
Se io ci fossi, farei il fankazzista attivissimo, finirei pure per guadagnare dei soldi, e anche voi... Ma per attivismo, non per lavorismo.

grazie e saludos
Solimano