venerdì 14 novembre 2008

Saper guardare (3)




Saper guardare (3)

di Solimano



In questa terza ed ultima puntata racconto la mia esperienza col disegno, che è durata circa tre anni. Ho già detto -e lo confermo- che il mio fine non è di mostrare alcuni dei miei disegni come se fossero dei capi d'opera seppure di un naif. La mia opinione, credo non contestabile, è che il valore artistico dei miei disegni sia zero via zero, però servono in funzione della mia tesi: che saper disegnare (e prima ancora saper guardare) è come l'apprendimento di una lingua nuova. Una volta appresa, la lingua sarà certamente utile e piacevole, ma per apprenderla occorre rispettare delle regole che sono inerenti alla lingua stessa, altrimenti non si va da nessuna parte. Ma mano che procedo con la scrittura del post, inserisco le immagini e qui a sinistra metto il particolare del San Giorgio a cavallo di Cosmè Tura a Ferrara e la copia a china che ne ho tratto.
Nell'immagine d' apertura si vede la postura che Betty Edwards consiglia per l'esercizio del disegno della proprio mano: guardare la mano in continuazione, non il foglio su cui si disegna. Se la mano fosse vicina al foglio il rischio sarebbe maggiore. Quale rischio? Quello che le funzioni S subentrino alle funzioni D, che debbono mantenere il controllo mentre si disegna.
E' come per il copiare un disegno rovesciato: si tratta di esercizi iniziali (che ogni tanto è meglio rifare), non è che poi ci mettiamo a disegnare il mondo rovesciato. Betty Edwards consiglia una terza modalità per i principianti: non partire col disegnare forme semplici, ma forme complesse. Con le forme semplici, che sono tutte nel dizionario mentale con i loro simboli, la funzione S mantiene il controllo facilmente, mentre di fronte alle forme complesse si stufa, perché non trova i simboli. Quindi mostra il fianco e la funzione D può subentrare. Un esempio di forma complessa è un sacchetto di carta appalottolato: la funzione S getta la spugna quasi subito: interviene la funzione D oppure andate a farvi una passeggiata, che è spesso la funzione migliore.

Qui sotto inserisco un disegno di Fragonard e la mia copia a matita.


Vengo alla sequenza del mio apprendimento. Dico subito che la parola apprendimento è un po' impropria e che non si trattò di una sequenza stabilita a priori. Praticamente feci come MacArthur contro i giapponesi, che si poneva il problema di quella precisa isola in cui sbarcare e che solo dopo si poneva il problema dell'isola successiva. Con la differenza che io non sapevo se ci fossero e dove fossero le eventuali isole successive.

-sfogliai il libro con divertita curiosità, leggendo alcune citazioni a margine delle pagine e osservando con gratificazione molte immagini.
-mi soffermai sui disegni degli allievi di Betty Edwards prima e dopo la cura, spesso eseguiti a distanza di sole tre settimane. Mi impressionarono due cose: la differenza qualitativa fra il prima e il dopo e l'accorgermi che comunque nei due disegni era in azione la stessa persona.
-mi decisi a fare la prova del disegno rovesciato, che per me fu l'alea iacta est. Visto il risultato, decisi di procedere.
-cominciò la lotta per fare in modo che la funzione D assumesse ogni tanto il controllo, una lotta difficile in cui mi fu utilissima la postura suggerita dalla Edwards per il disegno della mia mano sinistra.
-utilizzai successivamente il suggerimento della Edwards di disegnare gli spazi negativi invece di quelli positivi: la mia mano sinistra usciva rapidamente e meglio.

Qui sotto inserisco il particolare di un quadro di Matisse e la mia copia a carboncino.


Che succede, quando si disegna? Lo si sa, quando è attiva la funzione D, dentro lo si sa, ma non si dice, perché se uno dice a se stesso: "Ah, che bello, è partita la funzione D!" significa solo che la funzione S, che non ci sta volentieri nell'angoletto, ha ripreso il controllo. Come quando si scala un monte che ha in cima un grandioso panorama circolare. Si arriva in cima, e tutti ci mettiamo a contemplare 'sto panorama circolare. Il primo che non ce la fa a stare zitto, e dice: "Ah, che bello, il panorama circolare!", pagherà giustamente il grappino a tutti nel rifugio. Succede anche nell'amore. Lo sanno tutti -e tutte- ma lasciamo stare, ognuno ha il suo modo di percepire questa bellezza.
A funzione D attiva, si perde il senso del tempo, se ci sono degli impegni è necessario che qualcuno ci tiri per la giacchetta all'ora giusta. Possono parlare in dieci a voce alta nella stanza dove siete, non li sentite, idem per la musica anche a pieno volume. Non avete nessuna voglia di parlare, pardon, non è che non ne avete voglia, non vi ponete neppure il problema. Non parlate e basta.
Può darsi che abbiate dei problemi, seri e gravi, delle ossessioni riguardanti l'amore, i rapporti, il lavoro. Se conoscete la funzione D (conoscere in questo caso vuol dire sperimentare) avete un mezzo sicuro per placarvi completamente. Torneranno le ossessioni, ma ci metteranno un tempo sempre più lungo a rimettervi sotto chiave, perché dentro avete la sicurezza che la vostra barca ha un un porto in cui riparare.

Perché ho smesso di disegnare? Per due motivi.
Il primo è che la funzione D esiste anche a prescindere dal disegno, e quindi si può non disegnare mai ed avere una funzione D attivissima. Conoscono persone che non sanno disegnare e non sanno neppure che esistono le funzioni D ed S, eppure con naturalezza passano dall'una al'altra, quando è il caso.
Il secondo motivo è che fui vittima della sindrome del bravo bambino (che paradossalmente è una tipica funzione S). Volevo ad ogni costo migliorare, imparare le tecniche: matita, carboncino, sanguigna, china, pastelli, pastelli grassi, acquerelli, di tutto. Ma sono tecniche, spesso impegnative, che richiedono tempo, scuole, maestri, libri, emuli e compagni. Vanno bene per chi decide di fare del disegno o della pittura il centro della propria vita. Io mi sforzavo e più mi sforzavo peggio facevo. E quando la fatica supera il piacere si smette, non c'è altro da fare. Può darsi che ricominci, un giorno o l'altro, ma con un astuccio con una matita, anche il carboncino e la china, to'. Tutto in presa diretta, non la china sopra la matita. Soprattutto, niente gomma di nessun tipo. Metto qui alcuni dei disegni che ho fatto in quel periodo, scegliendone anche alcuni fra i più brutti, tipo Venezia e il timpanista al Conservatorio di Milano. Per me sono i migliori: vedi qualcosa che ti colpisce, entri in presa diretta e disegni in pochi minuti. Alla fine, conosci meglio la cosa e la persona, e conosci meglio te stesso. Prediligo gli anemoni a carboncino sotto a destra.
Riporto in chiusura quello che ho scritto sulla creatività nel mio scritto: Cavalieri erranti ed accoppiamenti giudiziosi, pubblicato sia su Golem che su Arengario. Continuo a pensarla così.

Al cavaliere errante occorre il cavallo; l'innamorato è soccorso dalla creatività. Oh, si può andare anche a piedi, ma non ci si avventura oltre Lodi; si può ricorrere ad un pony, ma non si esce dal maneggio degli accoppiatori giudiziosi.
La creatività non è un mistero: è la capacità di scegliere e di raccordare alcune percezioni, fra le tante che ci assalgono, in modo inconsueto, a bassa probabilità, costruendo così realtà mentali alternative che possono scontrarsi od accordarsi con la realtà comunemente intesa. Possono anche modificarla, e quale è l'innamorato che non vorrebbe a volte modificare la dura realtà?
La creatività non è affare solo da artisti. Esistono critici, poeti, romanzieri, pittori che, trovata una formula, un chiodo, diciamo, vanno avanti a batterlo tutta la vita, festeggiando così negli anni una sola benedetta vampata di creatività.
Ma esistono persone che fanno attività normali, magari manuali, che dalla creatività sono condotte ogni giorno ad una vita piena di minuti piaceri e che si addormentano ogni sera con un ah! di soddisfazione.




7 commenti:

sabrinamanca ha detto...

Ah benedetta funzione D!
Incinta di Juliette mi misi in mente di imparare a disegnare subito scoraggiata dalle ambizioni sconfinate e dai risultati desolanti, perseverare non è il verbo che uso più di frequente.
Quando disegnavo pero',mi sentivo più leggera, spensierata, incurante.
La tua definizione di creatività mi piace assai, penso che te la rubero' (puedo?)per un post.

Giuliano ha detto...

Quand'ero bambino, sotto casa mia viveva un signore che dipingeva. Non aveva molta istruzione, ma gli piaceva e gli veniva bene: prendeva delle grandi tavole di legno e copiava soprattutto cartoline con paesaggi, rendendole di dimensioni anche molto grandi.
Secondo me, era molto bravo (quasi come Solimano, però a colori e con i colori a olio).
Una volta ero in giardino mentre lui dipingeva e lui mi ha chiesto (in veneto purissimo, ma io il veneto lo capisco) se ero capace anch'io, e io gli ho risposto di no. Lui mi ha spiegato come si fa, conosceva il segreto e anch'io lo spiego a voi adesso:
- Per esempio, lo vedi quel fiore lì? Ecco, tu lo guardi e poi lo riporti uguale nel quadro.

Semplice, no? Una spiegazione bellissima, me la ricorderò per esempre. (non mi stava prendendo in giro, era un'ottima persona ed era davvero convinto)

Habanera ha detto...

Solimano, so che non è questo che ti interessa ma non posso fare a meno di dirlo ugualmente: disegnavi proprio niente male.
Segno che la Edwards, a seguirla come si deve, insegna davvero qualcosa.
Io, come ho già scritto in un commento al tuo post precedente, non ho avuto la pazienza di andare avanti ed oggi il poco tempo libero che ho lo dedico alla rete.
E' un bene? E' un male?
Non so, è quello che al momento mi va di fare, poi si vedrà...
H.

mazapegul ha detto...

Caro Solimano, sono stupito dalla qualità dei tuoi disegni e accarezzo l'idea di copmprarmi il libro alla prima occasione. Io sono sempre stato un pessimo disegnatore, per scarsa manualità, prima di tutto, ma poi c'era anche il resto. Eppure, disegnare m'è sempre piaciuto (e ora vedo mia figlia, ancora più imbranata, a cui disegnare piace anche di più!).
Disegnare sarebbe una delle funzioni di base della vita, come saper suonare uno strumento portatile. Sei in treno, vedi un ponte o un volto di passeggero che ti colpisce, e lo riporti (magari non artisticamente, ma riconoscibilmente) sul tuo taccuino, sul margine di un giornale...

Graziue e saluti,
Màz

Roby ha detto...

Appongo qui un veloce commento in cui (oltre ad esprimere l'apprezzamento per le capacità disegnative di Solimano, a me sconosciute) devo precisare che la definizione di PESSIMO DISEGNATORE non si attaglia affatto a Maz! L'ho visto con i miei occhi disegnare a penna, su un banale foglio per appunti, straordinari animali marini (ricordo nitidamente una spiritosissima piovra...o era un polpo?).


Roby

PS: Solimano, io copiavo, ingrandendole, tavole di fumetti Disney e ne facevo quadretti per la mia cameretta. Roba assolutamente penosa...

Solimano ha detto...

Sabrina, certo che puoi prendere la definizione! La creatività è molto più a portata di mano di quel che si crede. A me dà soprattutto fastidio che la si intenda solo un privilegio (nativo?) per felici pochi.
Giuliano, quel signore veneto ha dato l'identica risposta che molti artisti hanno dato da sempre. Sembrerebbe una tautologia, qualcuno ha pensato che volevano nascondere qualcosa, ma dicevano e dicono la verità: si dipinge ciò che si vede. Solo che bisogna imparare a vedere, saper guardare... e loro guardano nel modo giusto, noi spesso no. Il che, sia chiaro, non significa affatto che tutti sono artisti
Habanera, ti ringrazio, ma quello che mi interessa è sostenere che non esistono i negati al disegno. Si tratta di fare due cose: la prima è quella di saper guardare, e la Edwards od altri aiutano, la seconda, per chi vuole proseguire, è di imparare le tecniche, esercitarsi etc. Ognuno ha le sue priorità, ma ritengo che il primo passo è bene comunque compierlo, perché non riguarda solo il disegno di per sé, ma l'approccio alla realtà, che non siamo abituati a vedere. Le funzione D e la funzione S saranno degli schemi interpretativi, ma sperimentalmente posso dire che l'approccio funziona, ed ho messo qualche disegno proprio per confermarlo.
Màz, i libri della Edwards possono essere molto utili per guidare i bambini al disegno. Ci dedica diverse pagine, il problema le è ben noto, come anche i fattori di crisi disegnativa in funzione dell'età scolare. Sostiene fra l'altro con decisione una tesi che mi convince: che è bene insegnare le modalità rappresentative ai bambini, non è vero che così si fa dell'accademismo e se ne reprime la creatività. Alla fine dice: "tu hai imparato a vedere quello che c'è davanti ai tuoi occhi, le distanze, le proporzioni etc. Puoi benissimo scegliere poi una strada di deformazione dei tratti somatici etc ma lo fai sapendo di deformare. Se non impari come vedere le cose, le deformi, sì, ma non ne sei consapevole, non fai una scelta." Lo trovo impeccabile.
Roby eh! Metteremo su una compagnia di giro per mostre e fiere, specie quelle boarie. Ritrarremo on live i visitatori, facendo soldi a palate etc etc. Seriamente: per il disegno come anche per la musica c'è una trascuratezza grave, non piccola. Basta rendersi conto che si tratta di due sensi e mezzo: vista, udito, e un po' anche tatto. Mica brustulini!

saludos y besos
Solimano

honeyboy ha detto...

mi piace molto il tuo discorso sulla creatività