lunedì 3 novembre 2008

Mi leggi una favola?




Rifiutarsi di leggere al bambino

di Annarita Verzola



La voce della madre, del padre (del maestro) ha una funzione insostituibile. Tutti obbediamo a questa legge, senza saperlo quando raccontiamo una favola al bambino che ancora non sa leggere, creando, per mezzo della favola, quel lessico famigliare (con la "g" come vuole Natalia Ginzburg) nel quale l'intimità, la confidenza, la comunione tra padri e figli s'esprimono in modo unico e irripetibile.
Ma quanti hanno la pazienza di leggere una favola ai figlioli, magari anche quando sanno già leggere da soli, o saprebbero ma sono pigri per farlo, o lo fanno abitualmente, ma pure hanno bisogno, di quando in quando, di non essere soli con la favola?
La favola scritta è già il mondo; non è più "lessico famigliare", è contatto con una realtà più vasta, conosciuta attraverso la fantasia, che nei bambini è come un terzo occhio.
Si tratti delle novelle di Andersen o della vita degli insetti, di Pinocchio o di Verne, e magari - eccezionalmente - di Paperino e Paperon dei Paperoni, quel che conta nella lettura comune non muta la sostanza: è la promozione del libro da mero oggetto di carta stampata a "medium affettuoso", a momento della vita.
Ci vuol pazienza, per questo. Ci vuole anche abilità: bisogna saper leggere con espressione, o sforzarsi di farlo; bisogna anche saper tradurre, perché non sempre il vocabolario scritto corrisponde a quello d'una perfetta lettura e non sempre gli scrittori scrivono chiaro, o pensano al lettore prima d'adoperare un termine inconsueto, una parola aulica, un vezzo letterario fine a se stesso.
Il bambino deve essere incoraggiato sempre a fare da solo, ma c'è un limite oltre il quale non si può costringerlo, c'è il momento in cui ha bisogno di essere preso per mano, accompagnato con amore. Mai ostacolare, mai forzare.


Gianni Rodari - Libri d'oggi per ragazzi d'oggi (1967)

In poche righe Rodari ha detto un mondo di cose.
Ci ha ricordato la funzione, fondamentale nello sviluppo infantile, del rapporto particolare che si instaura tra chi legge e chi ascolta, sin dalla più tenera età. Già a pochi mesi il bambino è attratto dalla voce, generalmente materna, che gli si rivolge, e con il passare del tempo sviluppa un'attenzione particolare e vivace nei confronti di questo suono che lo accompagna durante la giornata e spesso nel corso della notte.
Raccontare, prima, e leggere, poi, le favole ai bambini è una delle esperienze più interessanti che un adulto possa fare. Innanzitutto la narrazione o la lettura avvengono in un momento ben preciso di intimità, che può essere una pausa pomeridiana o il fatidico momento della buona notte, quello in cui generalmente i bambini manifestano le più disparate esigenze nel tentativo di guadagnare tempo e rimandare il momento della separazione, oppure un qualunque altro momento della giornata in cui si riesca a ritagliare un angolo di quiete per offrire al bambino un passaggio verso il mondo della vita e della realtà tramite l'immensa forza della fantasia. Questo ci rammenta Rodari, la nostra funzione di "traghettatori" dal porto sicuro dell'infanzia attraverso le pericolose acque dell'età in evoluzione. E ci rammenta anche quanto siano importanti il tono e la cadenza, che danno al bambino la possibilità di interpretare correttamente ciò che la diretta lettura potrebbe far apparire diverso.
Tutti abbiamo provato a raccontare una favola ad un bambino e molto spesso ci siamo sentiti correggere per un tono, per una sfumatura, per una parola diversi dalla volta precedente e che il nostro piccolo ascoltatore aveva invece assimilati e fatti propri, rendendoli sicure chiavi di lettura. Questo perché il bambino sente profondamente e comprende la differenza tra il tono inevitabilmente pratico e sbrigativo delle conversazioni quotidiane e quello più pacato e intimo dei momenti di lettura nei quali si crea e si sviluppa quell'intimità che aiuta a crescere.
L' adulto è uno strumento di interpretazione e di verifica e non dovrebbe mai dimenticare questo importante ruolo, incoraggiando sì il bambino all'indipendenza intellettuale, ma offrendogli un sicuro appiglio nel momento in cui la sua capacità di lettura vacilla di fronte alla realtà, anche se egli possiede tutti i mezzi tecnici per affrontarla.
Spesso tacciamo di pigrizia e di svogliatezza i giovani lettori, quando invece hanno bisogno di verifiche e di conferme che solo noi, nei nostri ben precisi ruoli, di genitori, di nonni, di fratelli maggiori, di insegnanti, possiamo offrire loro.
E non dimentichiamo l'importanza del contatto fisico, grazie alla lettura che avviene rincantucciati nel divano sotto una calda coperta o accoccolati nel letto, circondati dalla luce della lampada da comodino che proietta intorno una sorta di cerchio magico all'interno del quale tutto è possibile.
Se abbiamo avuto modo di sperimentare noi stessi l'intimità e il calore di una lettura adulta nel buio della sera, tanto più saremo portati a ripetere l'esperienza con i piccoli di casa;
ma per fortuna molto spesso ciò si verifica intuitivamente da parte di adulti che non possiedono questo ricordi e tuttavia sentono l'importanza di farsi tramite e condurre per mano il bambino sui persorsi della fantasia, verso una realtà pur sempre concreta e spesso traumatica, ma resa meno dura da una presenza costante e rassicurante.
(lunedì, 12 marzo 2007)

Da L'angolo di Annarita



13 commenti:

Fulmini ha detto...

Annarita,

adesso che hai finito di leggermi la favola del lettore a voce alta al figlio a occhi incantati, prima di andar via, spegnendo la luce, scomparendo dietro la porta chiusa, allontanandoti nel corridoio, mi rimbocchi le coperte? mi carezzi la tempia? mi porti un bicchiere d'acqua? ricominciamo?

Giuliano ha detto...

Cara Annarita, Rodari... se penso che mi hanno toccato perfino Rodari sto male.
Almeno Rodari, con le sue belle storie per i bambini, potevano lasciarlo stare.

Roby ha detto...

Quando Fulmini si è addormentato, Annarita, passa anche da me!

Mi hai fatto tornare indietro di quasi 15 anni, quando leggevo o raccontavo le favole alla mi' figliola. QUANTE gliene ho inventate, ritoccate, ripetute! Sarà perchè il cerchio magico di luce e la fiaba della buonanotte sono elementi mancanti della mia infanzia: il babbo era troppo stanco dopo il lavoro, la mamma troppo impegnata con la nonna malata (la quale, prima di perdere il ben dell'intelletto per l'età, aveva appena iniziato a svelarmi i misteri di Cappuccetto Rosso e di Cenerentola)...

...e tutti vissero felici e contenti!

Roby

annarita ha detto...

Grazie a Habanera che ha voluto riproporre qui il mio post sulla lettura e grazie a voi per averlo condiviso.
Certo Fulmini e Roby che vi accontento! Insieme aiutiamo Giuliano a non amareggiarsi troppo.
Pensavo che con le "stanze all'aria" ci raccontiamo reciprocamente fiabe, pensieri sogni. Non trovate anche voi che sia bellissimo? Un sorriso. Annarita

Giuliano ha detto...

Spiego per chi se la fosse persa: "una scuola che si basa su Gianni Rodari, notoriamente comunista". L'hanno detto in tanti, non uno solo, e con le variazioni che potete immaginare; e forse era meglio non ricordarlo.
(ma se almeno provassero ad aprire un libro, a leggere, magari basterebbe guardare le figure...9

Habanera ha detto...

Annarita, ce ne sono tante di cose bellissime sul tuo blog e non è facile scegliere, se non seguendo l'impulso del momento.
Mi sono lasciata trasportare dalle parole semplici, dirette, chiarissime, di Gianni Rodari. Parole che tu hai saputo cogliere e ampliare con tutta la tua sensibilità di donna e di mamma.
Ti auguro una felice notte, con un sorriso
H.

giulia ha detto...

"La voce della madre, del padre (del maestro) ha una funzione insostituibile"... La Doltò non a caso parlava di "comunicazione umanizzata" in un mondo in cui ormai la comuncazione sembra solo tecnicizzata. Il calore della voce, il respiro di chi racconta quando il bambino è in braccio... queste le cose e tante altre che rendono insostituibili la lettura dell'adulto al bambino.
La figlia di mia nipote una volta stava guardando un cartone animato. Quando sono arrivata (ha cinque anni) ha spento la televisione, ha preso un libro, mi è corsa in braccio e mi ha detto "zia mi leggi...". Saggi bambini fino a quando non li roviniamo noi.
Sei sempre brava e sensibile Anna Rita, Giulia

Massimo Marnetto ha detto...

Quando le mie figlie erano piccole, io mi divertivo un sacco a raccontare le favole.

Iniziavo con Ursus contro Andreotti, dove c'erano duelli e lotte tra la forza bruta e la brutta forza.

Poi, a grande richiesta, iniziavo con le avventure di Palla (un grande cane) e Pinolo (un topo magico)

Per rendere le storie più succose, avevo scelto che Palla era ciccione e goloso di marmellata di more; mentre Pinolo riusciva a diventare di qualsiasi forma, il ché gli consentiva di entrare nei tubi o spiattellarsi per passare sotto le porte... Al quarto sbadiglio... rallentavo il ritmo... delle paa roo lee. . . abbassavo il volune.... e sentivo il loro respiro calmo di sonno riempirmi di dolcezza

Solimano ha detto...

E' bello leggere anche se sono più grandi e sanno già leggere. Lo chiedevano loro e non era nè un leggere né un recitare, ma qualcosa di molto personale, fra di noi. Non bisogna aver paura di leggere i grandi scrittori molto presto, se è un argomento che gli interessa (e sono tanti, gli argomenti che gli interessano), puoi leggere Ariosto e L'isola del tesoro, perfino Gadda eh sì! Le prevenzioni vengono alle medie, ma sono in genere le prevenzioni degli insegnanti, più che dei ragazzi. Adesso però, con le generazioni televisive (figli-adulti) non so. La trasmissione d'affetto, d'accordo, ma c'è anche la trasmissione di sapere. I ragazzi vogliono sapere, sono sempre dietro a dire perché? Diciamoglielo, il perché. Vogliono essere trattati da persone serie, se li si abitua così è meglio.

grazie Annarita e saludos
Solimano

Silvia ha detto...

E' bellissimo questo post. Me lo ricordavo bene. E ricorda anche piacevoli cose. Ciao Annina:)

mazapegul ha detto...

Cara Annarita, arrivo con colpevolissimo ritardo su questo tuo necessario post, pieno di suggerimenti e stimoli.
Una settimana fa, depresso dallo scarsissimo sforzo che lei fa nel leggere ad alta voce ("la maestra dice che non si capisce niente", e non mi stupisce, perchè legge veloce con voce piatta, mangiandosi intere parole) ho cercato di peigarle, a tavola, cosa vuol dire "leggere con sentimento". Una cosa di cui non sono stato mai capace, se non leggendo, per l'appunto, delle favole, a lei.
Comunque, essendo a tavola, ho preso una scatola di roba alimentare e mi son messo a leggere ingredienti, informazioni dietetiche e quant'altro: con voce rabbiosa, allegra, triste fino al pianto, seria e pomposa... Lei ha capito benissimo il concetto.
Non che l'abbia poi messo in pratica. A ogni cena e colazione, però, devo leggerle una lista d'ingredienti, o l'analisi chimico-batteriologica dell'acqua; e lei mi dice con quale tonalità.

mazapegul ha detto...

Lei: la figlia!
Mannaggia alla fretta.

Massimo: vorrei tanto essere tuo figlio adottivo per sentire la favola di Ursus contro ANdreotti. (Il povero Ursus me lo immagino arrostito allo spiedo...)

Barbara ha detto...

Bellissimo post, scusa se commento in ritardo.

Io leggo ad alta voce tutte le sere e tutti i pomeriggi per mia figlia, e tutte le domeniche per gli altri bambini.

Devo aggiungere però una postilla. Oggi mia figlia mi ha dato una grandissima soddisfazione: dopo due anni e mezzo di meravigliosa lettura condivisa, per la prima volta l'ho vista andare nello scaffale dove sono tutti i suoi libricini e invece di afferrarne uno gridando "me lo leggi mamma!" come fa sempre...oggi se li è sfogliati da sola. Li ha passati in rassegna, uno per uno, seduta sul pavimento, soffermandosi a guardare certe figure e sorvolando velocemente su altre, creando col libro un rapporto personale ed esclusivo.
Io l'ho guardata da lontano, pensando che stavo assistendo a qualcosa d'importantissimo, e un pochino ho gongolato (poco umilmente)pensando di averne avuto un briciolo di merito