martedì 14 ottobre 2008

Il cigno di Mrozek




Il cigno di Mrozek

Postato da Giuliano



Dopo l’elefante, un altro animale dallo zoo di Mrozek.
Veramente, avevo in programma altre cose. Altri progetti mi chiamavano, capolavori infiniti, bucoliche, georgiche, eoliche, poemi epici in ottave ed endecasillabi, romanzi storici e saggi politico-filosofici: tutti scritti da me medesimo, e in più puntate. Poi mi sono sentito tirare per le falde della giacca, ed era un cigno: questo cigno qua. « Ah sì, prego, si accomodi: la aspettavamo.», gli ho detto, ed eccolo qua a far compagnia all’elefante.
L’unica cosa che non mi torna, e che m’inquieta molto, è questa: io non ho mai portato giacche con le falde.


Sławomir Mrożek
Il cigno

Nel parco c'era un lago, dove nuotava uno splendido cigno. Un giorno dei giovinastri lo rubarono.
La Direzione dei giardini pubblici decise di comperare un altro cigno. E per evitargli la sorte del primo, ingaggiò un apposito guardiano.
Era un vecchietto che da anni viveva solo. Le sere si facevano già fredde quando egli iniziò il suo lavoro al parco. Nessuno ormai ci veniva piú a passeggiare. Egli faceva di continuo il giro del lago. Osservava attentamente il cigno, e ogni tanto sbirciava le stelle. Il gran freddo lo tormentava.

Una sera pensò che il miglior rimedio per riscaldarsi era di andare all'osteria lí vicino. Stava già avviandosi, quando si ricordò del cigno: durante la sua assenza qualcuno avrebbe potuto rubarlo e il vecchietto avrebbe perso la sua unica fonte di guadagno. Abbandonò dunque l'idea dell'osteria.
Ma il freddo diventava sempre piú insidioso e lo faceva soffrire ancor piú della solitudine. Decise perciò di andare all'osteria portandosi dietro il cigno.
« Se mai venisse qualcuno nel parco a prendere una boccata d'aria, - pensava, - non s'accorgerà dell'assenza del cigno. La notte è buia, non c'è luna. Prima che si accorgano della nostra assenza, saremo tornati ». E portò il cigno con sé.
Nell'osteria c'era un bel calduccio, l'aria era piena degli aromi della cucina. Il vecchietto offrí al cigno la sedia dirimpetto alla sua e ordinò un pranzo modesto, accompagnato da un bicchiere di vodka per riscaldarsi. Tutto contento, stava mangiando con appetito, quando s'accorse che il cigno lo osservava un po' seccato. S'impietosí e ordinò per la povera bestia un panino inzuppato nella birra scura, calda e zuccherata. Il cigno si rasserenò e quando entrambi ebbero mangiato e bevuto, se ne tornarono tutti soddisfatti ai loro posti nel parco.

La sera dopo faceva ancora piú freddo. La luce delle stelle era particolarmente chiara e le rendeva simili a pugnali cocenti conficcati nel solitario cuore del vecchietto. Ma lui non voleva tornare all'osteria. Il cigno nuotava nel mezzo del lago, muovendo dolcemente la sua mole bianca sulla superficie dell'acqua. Il vecchietto lo osservava commosso, pensando ai brividi che doveva dargli il contatto dell'acqua in una notte come quella. « Povero cigno, la vita è proprio crudele con te! Certamente preferiresti passare la serata in un locale riscaldato, facendo magari uno spuntino... » Senza attendere oltre chiamò il cigno, lo prese sotto braccio e se ne andarono all'osteria.
Venne un'altra sera e di nuovo il vecchietto si struggeva di malinconia. Questa volta, però, decise fermamente di non tornare piú all'osteria. Il giorno precedente, difatti, al loro ritorno nel parco, il cigno ballava e cantava come impazzito... Seduto sulla riva, nel parco vuoto e gelato, il vecchietto osservava il cielo, quando sentí qualcuno tirarlo gentilmente per i pantaloni. Era il cigno. Tornarono all'osteria.
Un mese dopo sia il vecchietto che il cigno furono cacciati dai loro impieghi. In pieno giorno il cigno barcollava sul lago, completamente ubriaco, e le madri che venivano lí per riposarsi e per far vedere lo splendido uccello ai loro bambini, protestarono indignate. Per via dei bambini, dissero.
Il lavoro, anche il piú modesto, esige una moralità irreprensibile.




I racconti di Mrozek sono stati pubblicati in Polonia nel 1958; in Italia, da Einaudi (quella vera) nel 1963 e nel 1988, in un volume che ha per titolo "L'elefante". La traduzione è di Riccardo Landau.



12 commenti:

Solimano ha detto...

Giuliano, a scrivere romanzi storici e poemi epici non ti ci vedo, ma bucoliche e georgiche sì. Mai dire mai. Finirà che prima o poi ne scrivi qualcuna...
Questa storia del cigno e del vecchietto la trovo un po' malinconica mentre quella dell'elefante mi ha fatto ridere e sogghignare. Forse manca il cigno femmina, ma in quel caso i due cigni avrebbero avuto altro da fare che andare con un vecchietto in un locale riscaldato.
I cigni bianchi li vedo spesso nel laghetto del Parco di Monza. Stanno sempre in coppia e scappano velocemente quando arriva la coppia di cigni neri, più piccoli ma più combattivi. Ad occhio, anche i cigni neri sono monogami.

grazie e saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Questo è un racconto che mi fa sempre ridere tutte le volte che lo rileggo, ma che è anche di una tristezza infinita.
Del resto, è lo stile di Mrozek: ed anche quello dei grandi umoristi. L'ho messo qui anche perché è stagione, io speravo che gli dessero il Nobel (ma siamo ancora in tempo, caspita).
PS per Primo: Le eoliche invece sono qui in archivio nonblog (non tutte, qualcheduna).

Habanera ha detto...

Racconto dolceamaro, più che malinconico o triste.
Io ci trovo anche molto calore, cignesco ed umano. Alla fine saranno puniti, è vero, ma quei loro momenti di benessere erano irrinunciabili, essenziali alla loro sopravvivenza.
Io tifo decisamente per il cigno e il vecchietto e mi piace immaginarli, anche dopo il licenziamento, ancora insieme, nel buon tepore della loro amicizia.
H.

Barbara ha detto...

Esagerati!
Licenziati per un cicchetto ogni tanto... sono sicura che dopo neanche mezz'ora hanno trovato un posto nella cantina del quartiere, il vecchietto a pulire il bancone, e il cigno a spillare il vino.

Giuliano ha detto...

E' vero, molto calore. Penso proprio che il racconto sia nato da qualche storia vera, accaduta a qualcuno che Mrozek conosceva bene.
La cosa più amara è quella frase finale sulla "moralità irreprensibile": pensate un po' a chi giudica la nostra moralità, oggi, tra ministri e premier e sindaci e sindachesse (e ministresse).
In fin dei conti, il vecchietto faceva il turno di notte: l'ho fatto anch'io per quasi vent'anni, un brindisi alla salute sua e a quella del cigno.

Barbarina, questa è proprio una fiaba. Crudele quasi come le fiabe antiche, attualissima proprio perché antica.

Roby ha detto...

L'immagine del cigno che tira gentilmente il vecchietto per i pantaloni è così dolce...

Bellissima pausa di lettura, piena di spunti di riflessione. Ciao, Giuliano, e grazie!

Roby

Elena ha detto...

Chissà chi è la creatura-cigno che ha ispirato questa storia dolce e piena di calore.

Silvia ha detto...

Bel post, molto dolce anche se i cigni non sono affatto dolci. Non mi scorderò mai quella volta che un cigno corse dietro ad un ragazzo che aveva avuto l'ardire di avvicinarsi troppo. Per fortuna che è riuscito ad entrare in una casa altrimenti si sarebbe preso alcune beccate. E fanno male. Sono bellissimi ma non socievoli.
Le immagini sono come sempre bellissime. Solo un piccolo appunto, se posso permettermi, il colore dei caratteri abbinato alla loro sottigliezza anche se ben spaziati non sempre permettono una facile lettura. Magari è solo un mio problema che sono 'cecata.
Buona notte:)

Giuliano ha detto...

Cara Silvia, con i cigni ho avuto poco a che fare, però ho visto le oche, che sono quasi uguali.
Ti corrono addosso e soffiano come i gatti, e sono anche grosse. Il cigno è ancora più grosso...
Ma questo qui di Mrozek si vede subito che era un compagnone, solo un po' triste.

Habanera ha detto...

Cara Silvia, ho cambiato la tonalità del colore ed ho anche ingrandito leggermente i caratteri.
Dimmi se così va un po' meglio.

Abbraccio
H.

Silvia ha detto...

@Molto meglio tesoro, grazie:)

@Giuliano io adoro le oche. E sono pestifere. Però le ritengo irresistibili:)
E' vero questo cigno è di altra pasta. Quasi umano:)
Buona domenica.

Anonimo ha detto...

che strano racconto;

ha qualcosa di grottesco, che mi richiama kurt vonnegut, tale per cui le molte note tristi vengono surclassate dall'ilarita' e dalla moralita' superiore di altri accadimenti.

..il vecchietto scrupoloso che viene costretto da una societa' vergognosa a prendere freddo, mentre donnette spocchiose possono decidere che il cigno d'evesser sobrio - o meglio triste? - e il vecchietto puo' esser ridotto in miseria come punizione: una societa' demente e indegna come quella in cui vivo all'attualita', effettivamente...

quindi viva la superiorita' morale del cigno e del vecchietto, che sicuramente saranno poi stati accolti benevolmente nell'osteria dove s'era appartato il cigno scomparso dell'inizio del racconto! :)