domenica 25 maggio 2008

Casa


Gustave Caillebotte: Paris, La Place de L'Europe (part) 1877
The Art Institut of Chicago


Casa

di Massimo Marnetto




All'inizio sembrava una battuta lasciata cadere tra un sorso di caffè e l'altro, in una pigra colazione domenicale in famiglia. "E' un affare - insisteva mia moglie - e poi se ci stufiamo, possiamo sempre rivenderla"

"Dai papà - incalzava una delle figlie - ma non capisci che è fichissimo avere una casa a Parigi... e poi in pieno centro."

"Ma come - rinforzava l'altra mentre io fissavo il muro da dietro la tazza sospesa tra le due mani davanti alla bocca - proprio tu, che hai sempre detto che da ragazzo appena avevi quattro soldi andavi a Parigi.. e adesso che ci capita un'occasione così, ti tiri indietro?"

Insomma, questa cavolo di casa da comprare a Parigi stava diventando di minuto in minuto, una bomba. Accidenti a mio suocero!... e al suo amico che gliela aveva proposta ad un prezzo da amico, appunto...

Sì perché io amo Parigi, ma non amo le case, tranne quella che mi serve per vivere. Infatti, ho una mia filosofia: nella vita ti puoi concedere solo un lusso: o avere le cose o avere il tempo. Perché se hai troppe cose a cui badare, non hai più tempo per fare quello che ti piace.

Io preferisco il tempo.

Claude Monet: Paris, Quai du Louvre (1867)

Già la mia casa di Roma - che adoro - ha sempre qualcosa che non funziona e mi porta via un sacco di tempo. Figuriamoci una casa a Parigi, con le "reunion de condomen" a cui l'italien non va mai (que vergogn...) e la telefonata dell'amministratour il sabato mattina: mesieur, l'infiltration d'eaux... e tu a cercare un idraulico parigino al telefono.

E poi, c'è la faccenda complicatissima dei prestiti.
Non appena si sparge la voce tra i conoscenti che hai una casa vuota a Parigi, tutti si sentono in dovere di riempirtela.
E te la chiedono con l'aria di farti un piacere; quello di non farti sentire un coglione che ha speso soldi per comprarsi una casa che non usa.
Per fortuna ci sono loro, che ti apriranno pure le finestre e faranno cambiare l'aria.

Ma qui c'è subito una complicazione: se la presti a uno, non la puoi negare a un altro. E il giro dei richiedenti si allarga a macchia d'olio. Pronti a prenderti in castagna se la tua contabilità vacilla: come?... a lui una settimana e a me solo un week end. Scoppierebbero le guerre delle maldicenze per eliminare la concorrenza. "Guarda tu sei stato un tesoro a darcela dopo che l'ha utilizzata il tuo collega, ma sapessi come l'aveva ridotta... vabbé, lasciamo stare".

"Allora, papà?"

"Ne riparliamo fra un paio di giorni".

Ho imparato che non bisogna essere frontali nei rifiuti: bisogna aver fiducia nella volatilità dei desideri. Di solito spariscono in poco tempo Senza nemmeno lasciare l'alone.


Raoul Dufy: Paris, La Tour Eiffel 1935


10 commenti:

Roby ha detto...

Massimo caro, da qualche tempo soffrivo di strani malesseri: emicrania mattutina, inappetenza, irritabilità, dispepsia... Non ero ancora riuscita a scoprirne la causa... fino a stamani, quando, appena letto il tuo pezzo, mi sono sentita decisamente meglio. Ecco cos'era: ipomarnettite acuta, curabile solo con dosi massicce dei post da te firmati!!!
Chapeau, Maxim!
Et à bientôt!

Roby

mazapegul ha detto...

Massimo: se prendi finalmente la casa a Parigi, ricordati degli amici di Romagna!
Dovesse straripare la Senna, ci pensiamo noi a svuotare l'appartamento col secchio. Se gli abitanti della banlieu dànno l'assalto alla casa per occuparla, dovranno passare sui nostri corpi. (Attento invece agli amici toscani: li lasci lì due giorni, e tutto l'appartamento puzza di cavolo nero e frittura in olio extravergine).

Habanera ha detto...

Massimo... idealista e sognatore. Ma certo che la casa a Parigi va presa.
Ma non per darla aggratis ad amici colleghi e conoscenti.
Io non mi fiderei nè dei romagnoli volenterosi (difficile che la Senna possa straripare) nè dei toscani amanti delle fritture e del cavolo nero.
La casa va presa ed affittata, non mensilmente ma di settimana in settimana, riservando per sè un periodo determinato che potrebbe essere quello delle vacanze di Natale. Arredamento solido, tutti i comforts necessari e via! Ci sarebbe da farne un bel po' di euro, tanti da coprire interamente le spese condominiali, il trasferimento natalizio in aereo (Roma-Parigi) della famiglia Marnetto, più le telefonate eventuali all'amministrateur ed all'idraulico parigino.
Un sacco di scocciature?
Ne convengo. Forse, tutto sommato, è meglio andare in albergo e non pensarci più.

Besos
H.

Massimo ha detto...

Grazie amici, bella accoglienza davvero.
Della casa a Parigi, per fortuna, non se ne parla più; però, sto lavorando con l'associazione di quartiere che ho co-fondato ad un gemellaggio tra il nostro 17° Municipio (di Roma) e il 17° Arr.t di Parigi. Se la cosa va in porto (come tutto lascia pensare) faremo un sacco di cose insieme ai cugini francesi: scambio di scrittori per presentazioni di libri; festival di corti per documentare le storie di bella integrazione; concerti tra scuole di musica per giovani (una volta da noi e una da loro) e scambio di ospitalità "leggera", ovvero chi ospita offre un pasto in casa e mezza giornata per mostrare dei luoghi che solo chi ci vive conosce. Tutto questo per creare un'identità comune europea "calda", cioè fatta non solo di trattati, ma di amicizie.

Roby ha detto...

GLI AMICI TOSCANI precisano che quando cucinano il cavolo aprono tutte le finestre di casa (anche se si è in pieno inverno), accendono ventilatori e prese d'aria e utilizzano deodoranti per ambienti all'uopo concepiti... E poi, la frittura in olio extravergine d'oliva TOSCANO non puzza... PROFUMA!!!!

Detto questo, ahimè, sono abbastanza d'accordo con Habanera. Però, avere un punto d'appoggio a Paris... che sogno... Sigh!!!

R.

mazapegul ha detto...

Maxime, tu veux dire que nous avons perdue le buen retiro parisien? Merde! (Avrò scritto in qualche creolo?)
Un abbraccio,
Nicola
PS Roby: spero che il mio commento, dettato da pura rivalità, non abbia pregiudicato l'invito a mangiare la tua famosa ribollita!?

Giuliano ha detto...

Com'era la canzone? "i love Paris in the morning..." (Cole Porter?)

Solimano ha detto...

Vedo che la faccenda della casa a Parigi sta rientrando, però mi permetto di far osservare a Massimo (che ci ospiterà certo volentieri tutti) che i nostri desideri non sono volatili come quelli delle donne, anzi Donne di Casa Marnetto, ma desideri permanenti e finalizzati, sia per chi a Parigi c'è stato spesso sia per Parigi non c'è stato mai.
E quindi profitta della faccenda dell'arrondissment (che in Francia il 17 non porta sfiga...) per fare in modo che les parisiens ci accolgano come di deve. Siamo tutti disposti a fingerci appartenenti al 17° Municipio di Roma, che il mio romanesco non è arrugginito, anche se da un po' manco dall'Urbe.

saludos
Solimano

Massimo ha detto...

Caro Solimano, non ci crederai, ma mi piacerebbe veramente trovare il modo di vederci.
Il viirtuale è comodo, ma vuoi mettere un bel cavolo fritto "a modino"... 'Un vi garberebbe?

ginni ha detto...

M.M. ha finalmente ripagato chi aspettava un altro racconto.
Ma ora l'attesa ricomincia...