sabato 16 febbraio 2008

Sensi vietati


Jacques Linard: I cinque sensi
Musée des Beaux-Arts, Strasbourg


Sensi vietati

di Letizia Ricci


Fa senso (1): ovvero it make sense, pare ragionevole, e con questo si continua a percorrere un cammino proposto, a volte imposto, dalla logica, s'intende, che quando trova il plauso di un gran numero di soggetti si erge a regina incontrastata del buon agire. L'agire dei buoni, i giusti, l'Esercito del Bene.

Fa senso (2): fa schifo, anche. Oh benefico linguaggio che crei il lapsus dove non doveva esserci. Ora siamo costretti ad arrangiarci con qualcosa di più epidermico, pelo rizzato, pelle d'oca, ma anche più endogeno, sale dallo stomaco, gorgoglia nell'esofago, macera nel palato e sta a vedere che schizza fuori, più o meno rumorosamente, dipende solo dall'aplomb. Ma sull'Esercito del Bene l'aplomb è piombato, il mio a terra, sparpagliato in microbiglie come quelle che stavano nei portacenere d'antan, quelli che avevano la pancia molle piena di pallini per accomodarsi sui braccioli più disparati. Piombini. I miei sono rantolati, quelli dell'Esercito del Bene invece danno bella mostra di sé, si sono incicciottiti, hanno fagocitato ferro, nickel, uranio & C., piombo, e ora con la loro bella forma a supposta [ma sarà davvero casuale questa forma?] andranno a sbriciolarsi a 5000 km da qui. Lo chiamano ritorno alle origini. I pallini, sia chiaro. Più o meno come l'ordine delle cose.

Senso unico: anche one way, monorotaia, monocolo, mono versus stereo, disabilità. Già perché con un senso unico, oltre a non poter tornare indietro e spiaccicarsi inesorabilmente contro il primo muro, si sottintende di aver perso gli altri 4 (+1). Pericoloso fascio collimato di pensieri, automobili, via senza vai. Eppoi vai a sapere quale dei 5+1 ha resistito. D'istinto mi terrei la vista, esattamente come ci teniamo la TV. Poi non saprei: vivere in silenzio non fa per me, il diapason mette tutto in sintonia, dividendo per lunghezza d'onda quel che ci piace da ciò che gracchia. Ad assaporare il cioccolato non rinuncio. Questo contatto palatale con la conoscenza di forma, consistenza, esistenza è come un identikit: ci mette il profilo. Toccare: il gelo del marmo, la levigatezza dello specchio, la mollezza della mucillaggine, la fragranza delle foglie secche, le asperità del cuore, il calore del termosifone, l'acutezza dei fiori di cardo, la peluria dolce e subdola dell'ortica e quella appena ispida e animalesca del kiwi, l'allegazione ritrosa della gomma, la pastosità lieve di una goccia d'olio, la ruvidezza della pomice, il velluto di un petalo, la scarica elettrostatica che sfiori prima che ti pervada. Olfatto: siamo animali microsmatici, eppure i bastoncelli olfattori distinguono anche 2000 odori diversi, scandagliandoli come un gascromatografo di ultima generazione. Un mezzo di conoscenza così compiuto da costituire un invito ad un viaggio endogeno che riserverebbe scoperte sorprendenti.

Sesto senso: il più corteggiato, il più ambiguo, libertario per eccellenza. Lo vorrei sottrarre alla sfera dell'intelletto e dargli corpo nella parola, per farlo diventare artiglio, arma, fendente, e parimenti inganno, regno del mistero e dell'incertezza, dell'equivoco e della suggestione. Eppure strumento primordiale di comunicazione e contatto. Un (sesto) senso inesauribile, a disposizione di tutti, da coltivare, da non tradire, pena la sua perdita patologica.

Sensi: 5+1 , visitati poc'anzi. Curiosamente adottati anche dal Lotto.

Doppio senso: sempre pericoloso. Per limitarne i danni sulle strade si sono messi guardrails e siepi, strisce singole o doppie, altrimenti l'incidente è inevitabile. Giustapposizione possibilistica, con una sola via d'uscita: il permesso di conversione a U. Si può sempre ripercorrere in senso inverso, salvo accorgersi di trovarsi in un pericoloso loop, senza scampo.

Senso inverso: un senso da coltivare. Disturbante, richiede destrezza, coraggio, capacità di non allineamento. Da non praticare di preferenza sull'autostrada.

Controsenso: accade quando si perde la rotta, il sistema di riferimento, l'ago della bussola si è smagnetizzato e il transatlantico in balia delle correnti naviga a vista. L'equipaggio addestrato al senso unico di marcia, privo di cannocchiali a lunga focale, è incapace di vedersela con la stella polare, e poi è una notte buia e tempestosa, le lune in agguato tra i nembi flashano schizofreniche come lampi accecanti nel buio compatto, solo i pesci fosforescenti sfiorano le creste e impastano gli sguardi abbacinati tra acqua e cielo.

Senso vietato: da proscrivere. Negazione del 5+1, talvolta autarchica. Imposizione dogmatica per incanalare la circolazione secondo l'ordine prestabilito. L'unica che può sfuggire è quella umorale, la chiamano anche follia (dei perdenti), perdita di sensi da contrapporsi alla circolazione ordinata e composta (dei vincenti), detta anche buon senso.

Buon senso: non sono sicura che esista.


Lubin Baugin: I cinque sensi
Collezione privata

3 commenti:

aitan ha detto...

un plauso in segno di as-senso

(ma avrei voluto un npo’ di spazio per l’impero dei sensi)

Habanera ha detto...

Ma cosa dice mai, signor Aitan... lei mi fa arrossire.
Come avrà potuto notare questo è un blog moooolto castigato.
H.

giulia ha detto...

L'ultimo "senso" dice tutto... forse è invia di estinzione. Giulia