martedì 20 novembre 2007

La sala XXVIII di Brera, a Milano


La sala XXVIII di Brera negli anni '50


La sala XXVIII di Brera, a Milano

di Oyrad


Come se fosse una casella disegnata sul tabellone di un gioco dell’ oca, dove si continua a ritornare, per premio o penitenza, nel bel mezzo di una partita, la sala XXVIII della Pinacoteca di Brera è là, a Milano, ad aspettare paziente il mio ritorno. Il visitatore che arriva sulla soglia della sala ha dovuto lasciare dietro di sè, forse a malincuore, sulle pareti dove giacciono immobili, come ali di farfalle inchiodate ai muri, molti capolavori del Quattrocento e del Cinquecento: e attraversando la sala a grandi passi, quasi di corsa, per raggiungere il prima possibile “La cena in Emmaus” di Caravaggio, se non si guarda indietro, può facilmente non accorgersi del “Martirio di San Vitale” di Federico Barocci, che splende, pallido e lunare, alle sue spalle.

Il Barocci è un pittore manierista che amo, e che pur amando, conosco poco: non ho mai neppure sfogliato un buon libro a lui dedicato, non ho mai incontrato un programma d’ esame che mi abbia costretto a conoscerlo meglio, come ho invece fatto per Foppa o per Mantegna. Di lui mi resta in mente solo qualche ricucitura di trafiletti da manuale, sui quali ripassavo più volte per ripristinare, come nell’ hard-disk bacato di un PC obsoleto, il ricordo della sua biografia, vita, morte e opere, poco prima degli esami di storia dell’arte.

Al di là di queste poce cose, nient’ altro. Invano potrei provare a domare quelle brutte bestie di cataloghi e libri d’ arte che tengo in feroce cattività, uno addosso all’ altro, sugli scaffali del corridoio, fra la letteratura e la polvere, per cercare qualcosa da dirvi su Federico Barocci.
Qui in casa c’ è solo la buona Garzantina Arte, che docile pascola libera nella mia stanza, a venirmi in aiuto. Da lei prendo un po’ di cose che possono essere utili per mettere al suo posto, nel tempo e nello spazio, questo delizioso pittore. Ecco qua:

“Barocci Federico o F. Fiori detto il Baroccio (Urbino 1535-1612) pittore italiano. A Roma dal 1561 al 1563 partecipò al rinnovamento della tradizione raffaellesca che faceva capo ai marchigiani attivi nella capitale, in particolare a T. Zuccari, come dimostra la brillante decorazione del casino di Pio IV. A Urbino, dove si ritirò nel 1563, lasciò varie opere che (probabilmente in seguito a un viaggio a Parma tra il 1555 e il 1557) risentono della pittura del Correggio."

"Fra il 1568 e il 1569, a Perugia, avviò un manierismo fatto di effetti evanescenti, di colori sfumati e di composizioni affollate e movimentate, che per molti versi prelude al barocco e presenta analogie con la pittura riformata dei toscani. […] Di lì a poco eseguì la fondamentale «Madonna del Popolo»(1575-1579), già ad Arezzo e ora agli Uffizi…”

E la “Madonna del Popolo” quanto mi piace, mentre, allargando le braccia, si rivolge a Gesù per dirgli “Figlio mio, cosa faccio con tutta questa gente che vuol salire ?”.
“Massì, Madre mia, lasciali venir su… tanto c’è posto…” bonariamente bofonchia Gesù nel bel mezzo di tutto quel giallo canarino che cinguetta nel cielo.

Federico Barocci "La Madonna del Popolo"Firenze Uffizi

Al centro della sala XXVIII giacciono aperte, come vecchie sedie pieghevoli da star del cinema, alcune savonarole, dove spesso corro a sedermi, appena entrato, per ritrovarmi davanti al “Martirio di San Vitale”: e ogni volta, lì seduto, mi par di assistere, nel dipinto, a un’ eclissi lattea che screma sui tizzoni, ancora ardenti di rosso, di giallo e d'azzurro, dei colori. Improvvisamente non c’è più luce, non c’è più ombra, e nel dipinto restano, ormai sole, solo trasparenze e opacità. E come se fosse l’ ultimo orlo d’ acqua di un mare calmo che si spinge, fino a me, a inumidirmi i piedi, ogni volta che sono seduto lì, il mondo, chiuso fuori dalla sala, arriva appena a sfiorarmi.

La grande sala diventa un bozzolo ovattato di seta, e il dipinto di Barocci è una immobile crisalide, con le pallide ali ancora ripiegate, l’ una sull’ altra. Forse un giorno potrei entrare nella sala, e nel voltarmi, non trovarlo più : al suo posto ci potrebbe essere un cartellino spiegazzato, infilzato al muro con uno spillo, sul quale poter leggere “Il Martirio di San Vitale è in mostra”. E allora, sulla parete, al suo posto, resterà un rettangolo di parete chiara, dai bordi orlati di un alone nero, a ricordare la sua presenza, con al centro il piccolo cartellino bianco, spiegazzato, e forse scritto a penna : e io, in quel momento, saprò che di certo ritornerà, ma nonostante questo mi piacerà sedermi ancora sulla solita savonarola, chiudere gli occhi, e poter immaginare che una volta altrove, fuori dalle pareti di quella sala ovattata, il dipinto di Barocci avrà finalmente spalancato le sue ali, irrorandole di colore nella luce, per volare via, per non tornare mai più. Per non tornare e per non morire, nel pallore di quella sala, sulle crude pareti di Brera, come è accaduto a tanti altri capolavori.
(giovedì, 15 febbraio 2007)

Federico Barocci "Il Martirio di San Vitale",
Milano, Pinacoteca di Brera

Da Il blog di Oyrad

3 commenti:

Giuliano ha detto...

Eccoli qua, i cagnolini del Barocci! E io che oramai pensavo di essermeli sognati...
Questo vuol dire che è un'enormità di tempo che non vado a Brera: grazie a Oyrad, e grazie anche ad Habanera.

Solimano ha detto...

Oyrad, benvenuto fra noi, con questo braco che già conoscevo, ma che ho riletto volentieri.
Fra pochi giorni andrò a Brera, forse con Giuliano, e scriverò un brano per il Nonblog proprio su Il martirio di San Vitale del Barocci. Ci troverai qualche immagine che ti sorprenderà, e ne parleremo.

saludos
Solimano

Oyrad ha detto...

Ho ripensato proprio ieri al "Martirio di San Vitale" di Barocci: ho scoperto un piccolo particolare che ho ritrovato in una tela di Camillo Procaccini esposta alla mostra di Rancate - nel cui catalogo ci sono anche io, tra i "Ringraziamenti";-)

Il particolare è proprio la gambetta "a picciolo" dell' angioletto.

Eh... una volta innaffiavo di pause e virgole i miei post... ora (grazie a Dio!) mi sono dato una regolata!

Solimano, Giuliano, sono veramente curiosissimo di leggere il vostro post baroccesco... :-)

Grazie a tutti, e un abbraccio ad Habanera!