lunedì 7 giugno 2010

Il poeta ed il pittore

Solimano

Parma (foto di Franco Folini)


Ho vissuto a Parma per 26 anni, con dieci anni di intervallo fra la prima e la seconda metà: due tranches di tredici anni, quindi. Quando lo dico, spesso la reazione è: “Ah, Parma!” E' una reazione gradevole, ma sospetta, perché l'ammirazione nasce da motivi un po' ambigui: la gastronomia, ma il formaggio è più reggiano che parmigiano, però nessuno dice: “Ah, Reggio Emilia!”, Stendhal, ma la Parma della Chartreuse è in gran parte inventata, Correggio, che non fosse di Parma lo dice la parola stessa, la duchessa Maria Luigia, piccola donna che non amava Verdi, il quale, a sua volta non amava Parma, Antelami, che era della Val d'Intelvi, Alberto Bevilacqua, che dopo due bei libri come Una città in amore e La califfa (in parte) è diventato un autore di largo consumo adatto ai talk show.
C'è Bernardo Bertolucci, che merita ammirazione ed insofferenza; c'è suo fratello Giuseppe, piccolo maestro con almeno due film notevoli: Berlinguer ti voglio bene ed Amori in corso.
Insomma, i parmigiani ci sanno fare come marketing, aiutati, ed è una bella cosa, da grandi imprenditori che hanno il gusto del mecenatismo intelligente.
Si parla meno di due grandi artisti del '900, legatissimi a Parma: il poeta Attilio Bertolucci (il padre dei due registi) ed il pittore Carlo Mattioli.
Il poeta ha scritto libri che fra l'altro hanno dei titoli bellissimi, che già esprimono la sua poetica: Fuochi in novembre, La capanna indiana, Viaggio d'inverno, La camera da letto, Al fuoco calmo dei giorni. Il pittore riesce ad essere modernissimo continuando ad amare Correggio, Parmigianino e pure Stendhal.
Tutti e due, il poeta ed il pittore, hanno degli aspetti in comune: lo sperimentalismo non esibito ma autentico fino alla tarda età, l'ammirazione da parte dei grandi critici in Italia e fuori, l'assenza di una fama diffusa che altri artisti molto inferiori hanno, e credo che ciò sia dovuto all'atteggiamento schivo, non gridato, che entrambi hanno mantenuto per tutta la vita.

Ecco una poesia di Attilio Bertolucci (da Viaggio d'inverno) e l'immagine di una opera di Carlo Mattioli:


Portami con te nel mattino vivace
le reni rotte l'occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l'amore,
sono gli ultimi giorni dell'inverno
a bagnarci le mani e i camini
fumano più del necessario in una
stagione così tiepida,
ma lascia che vadano in malora
economia e sobrietà,
si consumino le scorte
della città e della nazione
se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,
sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.


Carlo Mattioli: Paesaggio d'Estate


P.S. Scritto da Solimano per Stile libero il 15 ottobre 2003
(Habanera)

domenica 23 maggio 2010

Il gioco degli scacchi

Derek Walcott

Sofonisba Anguissola: Il Gioco degli Scacchi, 1555
Museum Navrodwe Poznan, Poland


I pezzi sono immobili sulla scacchiera
come i guerrieri
in terracotta a grandezza naturale, il cui
giuramento
di fedeltà all’imperatore, con spada scudo
e briglia, fatto
da una voce a questo punto spenta,
aleggiava come fosse
una eco in quello scavo strabiliante.
Ogni soldato
un voto e ciascuno pronto a morire per
la causa,
per la nazione e per l’imperatore, e
tuttavia tuttora
immobile e diritto, senza respiro, come
un simulacro
di se stesso che dovrà essere il silenzio
a vagliare
collocandolo al suo posto. Se i nostri
giuramenti
fossero visibili, li vedremmo al pari di
questi pezzi
sulla scacchiera, immutabili e fermi
sotto la luce,
sudditi votati per sempre a una causa
che ti vede
regina, vigile la notte e vittima silenziosa
dell’amore
e di un incantesimo a cui non può porre
rimedio
il fragore di nessuna battaglia ma solo
la tranquillità degli scacchi, con gli alberi
che fuori,
sul prato, si muovono al ritmo del tempo,
i giuramenti
che vengono meno e che, morti, sono
ancora più forti
mentre un merlo, nero, fischia sui limoni.

Derek Walcott


Honoré Daumier: Les Joueurs d'échecs, 1863
Parigi, Museo du petit Palais


Poesia n. 247 Marzo 2010
Derek Walcott
Aironi bianchi
a cura di Luigi Sampietro
Crocetti Editore 2010


sabato 15 maggio 2010

Me ne sono accorto

Solimano


Decido di andare al supermercato. E' giorno di spesuccia, quindi vado a piedi. In tasca, la listarella dei nove acquisti, che poi diverranno undici, seguendo lo sfizio. C'è chi abbandona le liste nei carrelli, una volta ultimata la spesa, prima o poi ne farò una collezione: il tipo di foglio, le calligrafie, le sottolineature, l'ordine degli acquisti, le sgrammaticature, i Rovagnati ed i Salti in Padella, il gusto degli yogurt, Lines e Pampers, cibi per cani, gatti e criceti, balsamo e shampoo, zampironi ed air fresh, Amadori e Rana (i due furbacchioni), etc.

Appena uscito dal cancelletto sommerso dal glicine, prendo a destra, cinquanta metri di strada, quella di una macchina ogni cinque minuti, poi ancora a destra, altra strada, trafficatissima, una macchina ogni trenta secondi. A metà strada, c'è un campo.
Lo so da vent'anni, forse è il motivo inconscio che mi ha fatto comprar casa qui. Proprio un campo di più di un ettaro, non cintato - è importante, che non lo sia. Fanno la rotazione delle culture, un anno grano, un anno granturco, un anno altra roba (che sia avena? e chi lo sa...), un anno a maggese.
Questo è l'anno dell'altra roba, ed oggi me ne sono accorto, che tutto l'ettaro aveva un colore incredibilmente bello, roba da satori immediato.
Non lo si può definire, quel colore: giallo dorato è da snobberìa, giallo paglierino è da analisi clinica, giallo solare, ecco, forse giallo solare, ma un sole non arrogante, un sole potente, però ti carezza e non se la tira, un sole morbidone.

Me ne sono accorto, questo è il punto, il campo sono dieci giorni almeno che è così, e zàc, me ne sono accorto oggi.
Due mesi fa, mi sono accorto del fico enorme che ho di fronte agli occhi quando mi siedo in terrazza: è più alto della casa a due piani che gli sta a lato, senza avvertirmi ha continuato a crescere per vent'anni, e c'era sicuramente quando sono arrivato a Monza.
Della mimosa, mi sono accorto tre anni fa, dell'ailanto, un cespuglione alto venti metri, due anni fa. Non è che uno con questi accorgimenti ci gode perchè poi potrà scriverci un post.
Anche, ma cambiano la vita.

Avete mai visto un ailanto? Eppure l'avete davanti agli occhi, solo che non ve ne siete mai accorti. Un giorno lo vedrete: Ah!

(7 luglio 2004)



lunedì 3 maggio 2010

Et maintenant

Gilbert Bécaud

Frederic Bazille: L'abito rosa, 1864
Musee d'Orsay (Paris, France)


Et maintenant que vais-je faire
De tout ce temps que sera ma vie
De tous ces gens qui m'indiffèrent
Maintenant que tu es partie

Toutes ces nuits, pourquoi pour qui
Et ce matin qui revient pour rien
Ce cœur qui bat, pour qui, pourquoi
Qui bat trop fort, trop fort

Et maintenant que vais-je faire
Vers quel néant glissera ma vie
Tu m'as laissé la terre entière
Mais la terre sans toi c'est petit

Vous, mes amis, soyez gentils
Vous savez bien que l'on n'y peut rien
Même Paris crève d'ennui
Toutes ses rues me tuent

Et maintenant que vais-je faire
Je vais en rire pour ne plus pleurer
Je vais brûler des nuits entières
Au matin je te haïrai

Et puis un soir dans mon miroir
Je verrai bien la fin du chemin
Pas une fleur et pas de pleurs
Au moment de l'adieu

Je n'ai vraiment plus rien à faire
Je n'ai vraiment plus rien...



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E adesso cosa farò
Di tutto questo tempo cosa sarà la mia vita
Di tutte queste persone che mi sono indiffirenti
Adesso che tu sei andata via

Tutte queste notti, per cosa, per chi
E questo mattino che ritorna per niente
Questo cuore che batte, per chi, per cosa
Che batte troppo forte, troppo forte

E adesso cosa farò
Verso quale vuoto scivolerà la mia vita
Tu mi hai lasciato la terra intera
Ma la terra senza di te è troppo piccola

Voi, amici miei, siate gentili
Sapete bene che non possiamo farci niente
Anche Parigi muore di noia
Tutte le sue strade mi uccidono

E adesso cosa farò
Riderò per non piangere più
Brucerò notti intere
E al mattino ti odierò

E poi una sera nel mio specchio
Vedrò la fine del mio cammino
Non un fiore e nessuna lacrima
Al momento dell'addio

Non ho veramente più niente da fare
Non ho veramente più niente ...


venerdì 23 aprile 2010

Messaggi d'amore

Primo Casalini

Fragonard: L'altalena (part) 1767 - Wallace Collection, Londra

Una mia amica asseriva che le lettere d'amore si scrivono alla sera e si imbucano subito, perché se si aspetta la mattina e le si rilegge, ci si vergogna di quello che si è scritto e non le si spedisce più. Facendo male, fra l'altro, perché l'amata lontana non è interessata ad una analisi psico-linguistica, ma proprio a quelle frasette zoppicanti e scoppiettanti, come un legno verde in un camino di buon tiraggio.
Ma oggi, la disponibilità della rete permette delle indagini approfondite. Una delle fonti più importanti è la collazione dei messaggi dei Baci Perugina. Esistono diversi siti che contengono abstracts o addirittura l'opera omnia, con varianti, lectio facilior, nuove proposte ed il doveroso armamentario critico.
Per i miei scopi, è bastato estrarre alcune decine di questi messaggi, perché la ripetitività e la ridondanza sono notevoli, ma anche perché ho grigliato del tutto (o quasi) gli anonimi.
Mi viene infatti il sospetto che molti dei messaggi cosiddetti anonimi siano stati lì per lì inventati dal grafico o dall'imballatore in funzione della particolare situazione di quel loro giorno d'amore.
Io, almeno, avrei fatto così: una specie di messaggio nella bottiglia che da qualche parte comunque arriva, ed arriva a segno: è più probabile che venga letto il messaggio che mangiato il cioccolatino. Difatti, tutti li leggiamo.

Fragonard: La lettera d'amore (part)
1770 - Metropolitan, New York


Una prima categoria è quella del sublime generico:

Nulla è difficile per chi ama. (Cicerone)
Il tuo amore è per me come le stelle del mattino e della sera, tramonta dopo il sole e prima del sole risorge. (Goethe)
Un mondo senz'amore, che sarebbe per il nostro cuore? La stessa cosa che una lanterna magica senza luce. (Goethe)
Amore! Ecco un volume in una parola, un oceano in una lacrima, un turbine in un sospiro, un millennio in un secondo. (Tupper)
Ma vederla fu amarla, amare solo lei, e amare per sempre. (R.Burns)
Non esiste rimedio all'amore se non amare di più. (Henry D.Thoreau)
Coloro che vivono d'amore vivono d'eterno. (Emile Verhaeren)


Chi sia Tupper, non lo so, forse un finanziere della Nuova Scozia; certamente, dal tono, era uno che coi soldi aveva a che fare.
Il sublime generico trova però la sua migliore espressione in Victor Hugo, che, esule a Guernesey, scriveva tre lettere al giorno all'amata Juliette, che abitava al piano di sopra o, più probabilmente, al piano di sotto. Forse Juliette lo chiamava ogni tanto nella tromba delle scale, e Victor rispondeva: “Non posso! Ti sto scrivendo”. Ma le frasi di Hugo hanno un'ampiezza che si presta meglio alla scatola intera che al singolo cioccolatino.
Nei “Demoni” di Dostoevskij, c'è lo strano rapporto fra Varvara Petrovna e Stepàn Trofimovic in cui succede qualcosa di analogo, raccontato per molte pagine da Dostoevskij con la finezza umoristica (sì, proprio umoristica) di cui ci si è finalmente accorti, e che non manca neppure in “Delitto e Castigo” e nei “Fratelli Karamazow”. Solo che Stepàn scrive per timore: non osa affrontare Varvara, che “era una donna classica, una donna-mecenate, che agiva unicamente in vista di considerazioni superiori”. Succede anche negli affari, questo nascondersi dietro lo scritto per evitare l'orale. Il sublime generico è la scorciatoia verso l'assoluto, che sta dalle parti dell'eterno, del più e dell'alto, senza pagare dazio alla persona concreta ed alla quotidianità dei fatterelli. Non esistono giorni comuni: sono tutti anniversari. Questa categoria è largamente presente nella collazione dei baci: piace genericamente a tutti e non crea grattacapi.

Fragonard: L'amante incoronato (part)
1771 - Frick Collection, New York


Poi c'è la categoria che si potrebbe chiamare l'amour, mode d'emploi:

Amore è credula creatura. (Ovidio)
Amore e tosse non si possono nascondere. (Ovidio)
Che diano o che rifiutino, godono tuttavia d'esser richieste. (Ovidio)
Giove, dall'alto, ride dei falsi giuramenti degli amanti. (Ovidio)
Sii amabile, se vuoi essere amato. (Ovidio)
Amare è scegliere, baciare è la sigla della scelta. (Anonimo)
L'amore è un potere troppo forte perché lo si possa vincere altrimenti che con la fuga. (Cervantes)
Il colpo di fulmine è la cosa che fa guadagnare più tempo. (Arnoul)
La felicità in amore è come una palla che noi rincorriamo quando rotola, e che spingiamo via col piede quando si ferma. (Madame de Puissieux)
Bisogna scegliere tra amare le donne e conoscerle: non c'è via di mezzo. (Chamfort)
La luna e l'amore, quando non crescono calano. (Proverbio cinese)
Un bacio è come bere acqua salata: bevi e la tua sete aumenterà. (Proverbio cinese)
Noi mettiamo l'infinito nell'amore: le donne non fanno questo sbaglio. (Anatole France)
Un bacio legittimo non vale mai un bacio rubato. (Maupassant)


Ovidio, il suo mode d'emploi, l'ha pagato caro, ed anche Cervantes e Maupassant. Di Madame de Puissieux so che compare abbastanza in Google, sempre al seguito della sua geniale metafora calcistica. I cinesi confermano la praticità confuciana: sembra che parlino dell'andamento dei titoli in borsa. Anatole France dà voce aforistica ad un millenario luogo comune.

Fragonard: Il chiavistello (part) 1776-79, Louvre Parigi


Seguono i permissivi:

Ama e fai quel che vuoi. (Sant' Agostino)
Amate, amate, tutto il resto è nulla. (La Fontaine)
I ragazzi che si amano si baciano in piedi...nell'abbagliante chiarezza del loro primo amore. (Prevert)
Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l'ho scordato. (Walt Whitman)

Sono pochissimi, i permissivi, nei messaggi dei baci. E sia su Agostino che su Whitman si può osservare che è un permissivisimo che tende al sublime generico. Ma se riusciamo a stare coi piedi per terra senza involarci verso il di più, l'alto e l'eterno, il fai quello che vuoi ci soddisfa. Però devi amare, se no nisba. Perché così poca permissività, nei baci? Forse è l'occasione in cui vengono regalati che li rende così poco propensi ad una sia pur vaga istigazione a delinquere. Sono baci generalmente non adulterini, dati davanti a Dio ed alle donne.

Gli statistici:

Tutti gli amori dell'uomo, ancorchè diversi, hanno lo stesso motore. (Vittorio Alfieri)
Vorrei sapere quanti baci fur dati dal dì che i baci furono inventati. (Iginio Ugo Tarchetti)
"Che cosa sarebbe l'umanità, signore, senza la donna?" "Sarebbe scarsa, signore, terribilmente scarsa". (Mark Twain)
Non c'è amore sprecato. (Cervantes)

Vittorio Alfieri era piemontese, per chi l'avesse scordato. Mentre Tarchetti soffre di curiosità impropria. Me lo vedo, proprio sul più bello, uscirsene con una frase del genere. Cervantes, nella frase precedente tentava la fuga, ma evidentemente si faceva riacchiappare. Il catalogo di Don Giovanni che Leporello mostra alla affranta Donna Elvira è il risvolto contabile di questo approccio: 640 in Italia, 231 in Lamagna, 100 in Francia, 91 in Turchia, 1003 in Ispagna. Ma perché così poche in Francia? Rispetto anche alla Lamagna, ma persino rispetto alle 91 in Turchia, considerato il viaggio ed il rischio. Che si tratti del vasto harem di un pascià compiacente?

Fragonard: Il bacio rubato (part)
1787-89 Ermitage, San Pietroburgo


I narcisisti, anzi, il narcisista:

Amare se stessi è l'inizio di un idillio che dura una vita. (Oscar Wilde)
Oh... Tutti abbiamo bisogno di amici, alle volte. (Oscar Wilde)

Ma le frasi più stuzzicose di Wilde non ci sono, per il solito motivo. Occorrerebbe mutare brand: profumi al posto di cioccolatini, ad esempio.

Quelli delle gloriose cicatrici:

Amare è gioire, mentre crediamo di gioire solo se siamo amati. (Aristotele)
Il cuore non ha rughe. (Madame de Sevignè)
L'amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore. (M.Proust)
Lasciarsi, è tutto quanto sappiamo del paradiso, e quanto ci basta dell'inferno. (Emily Dickinson)
Amore, amore, che schiavitù l'amore. (La Fontaine)
Amore non è guardarsi a vicenda; è guardare insieme nella stessa direzione. (Antoine de Saint-Exupery)


A differenza di quelli del sublime generico, in questi si avverte che non dimenticano la persona, che la ritengono più importante dei loro pensamenti, che hanno accettato il rischio di essere feriti perché ne valeva la pena, comunque andasse. La Fontaine si tiene bene strette le catene della sua schiavitù, perché tutto il resto è nulla. Posso dirlo? Questi mi piacciono, e tanto. Anche Aristotele che si porta a spasso sulla schiena la trionfante e nuda Phyllis con briglia e pungolo, come in una xilografia di Hans Baldung Grien del 1513.

Fragonard: La lezione di musica (part) 1769 - Louvre, Parigi


I golosi:

Che faccenda maledettamente pazza è l'amore. (Schikaneder)
Vogliamo godere l'amore: senza di lui non possiamo vivere. (Schikaneder)
Con te conversando, dimentico ogni tempo e le stagioni e i loro mutamenti: tutte mi piacciono allo stesso modo. (Milton)

Schikaneder è l'impresario teatrale, autore del libretto del Flauto magico. Parla attraverso Papageno, che ha di fronte Papagena. Milton, anglosassone, è di una golosità più in punta di forchetta, ma che dura nel tempo. Pochini anche i golosi, come si vede. Qualche Cerbero li ha tenuti lontano. E continuerà a mancare, malgrado il diffondersi della conoscenza dell'inglese, la bandiera della golosità in amore , quella alzata all'inizio del '600 dal Reverendo John Donne:

Licence my roavings hands, and let them go,
Behind, before, above, between, below.


Fragonard: Ragazze al bagno (part) 1677 - Louvre, Parigi


Quelli della tranquilla passione:

Perché l'amavo? Perché era lei; perché ero io (Montaigne)
Molti uomini vivono felici senza saperlo. (Luc de Clapiers de Vauvenargues)
Il vero amore è come l'apparizione degli spiriti: tutti ne parlano, quasi nessuno li ha visti. (Rochefoucauld)
Si perdona finchè si ama. (Rochefoucauld)
Un uomo onesto può essere innamorato come un pazzo, ma non come uno sciocco. (Rochefoucauld)
Nulla rende così amabili come il credersi amati. (Pierre Marivaux)
L'amore è la saggezza dello sciocco e la follia del saggio. (Samuel Johnson)
Le persone felici in amore hanno l'aria profondamente intenta. (Stendhal)


Sono disattaccati, non distaccati. Hanno preso le loro contromisure. Sanno sorridere, perché conoscono la follia e la sciocchezza. Ci sono passati attraverso, e forse rimpiangono l'inconsapevolezza originaria, ma non al punto da ricadere negli stessi errori. Poi c'è uno, uno solo, che ammette di non capirci niente, con uno strano tono trionfante:

Amore, impossibile a definirsi!

E' Giacomo Casanova, veneziano.

Fragonard: La mosca cieca (part) 1760 - Toledo, Ohio


Conclusione
Una persona che conosco aveva un innamorato facondo che abitava in un'altra città. Quasi ogni giorno, quindi, perveniva una letterona. La persona aveva il suo daffare sul lavoro, e leggere quelle quattro facciate al giorno non aveva più il gusto della sorpresa e della novità. Però, l'amore era ricambiato, anche se con minore facondia. Ed allora, si metteva la lettera appena giunta e non ancora aperta in una tasca (esistono ancora, le tasche?).
Ogni tanto, muovendosi durante il suo lavoro, avvertiva fisicamente il lieve ingombro della letterona, e le veniva da sorridere dalla contentezza. Poi, la sera, adempiva al giusto dovere di un'attenta lettura. Ma per lei il mezzo era divenuto il vero messaggio, ed in quella petite perception trovava ogni giorno la conferma di essere amata. Come il Monsieur Jourdain di Molière scriveva in prosa senza saperlo, così quella persona condivideva i "Frammenti di un discorso amoroso" di Roland Barthes prima che fossero scritti. L'episodio che racconto è del 1966.

(30 maggio 2003)

Fragonard: Ragazza che gioca col cagnolino (part)
1765-72, Fondazione Cailleux, Parigi


P.S. Questo post è già stato pubblicato sul Nonblog, da Solimano, il 5 novembre 2007, con il titolo L'amore nei Baci Perugina.
Lo ripropongo nella versione che aveva voluto dargli ultimamente, appassionandosi a scegliere le immagini con una cura tutta particolare.

E' uno scritto a cui era molto affezionato; penso che gli farebbe piacere rivederlo, nella nuova veste, in questo blog che lui considerava un "piccolo tesoro della rete" e che tante soddisfazioni gli aveva dato e continuerà a dargli.
(Habanera)